Il Superuovo

L’eterna lotta tra parole e immagini si esaspera nella società di oggi: ecco come conciliarle

L’eterna lotta tra parole e immagini si esaspera nella società di oggi: ecco come conciliarle

Ha ancora senso far gareggiare le arti tra di loro per una supremazia? E poi, come si diventa arte?

 

Nel mondo contemporaneo siamo bombardati di informazioni, siano esse sotto forma di lettere siano invece immagini o forse sarebbe meglio parlare di simboli. Come dice Baudelaire, e lo riprende ampliandone il concetto Barthes, l’uomo è immerso in una foresta di simboli e questo non vale solamente per la tanto conclamata umanità contemporanea bensì per ogni epoca, basti pensare all’allegoria che appunto poteva essere letteraria e pittorica. Metafore di immagini, metafore di parole.

Il labile confine tra “ars” e artigianato

La vera domanda forse sorge nel momento in cui si comprende che un’immagine non appartiene soltanto alla pittura, alla fotografia, bensì fa capo ad un processo mentale, che appunto costruisce un’immagine a partire da sensazioni.

Durante l’epoca antica si è sempre fortemente sostenuta una continuità tra le arti, tanto da denominare la poesia stessa “ars poetica”, ma anche, facendo riferimento nuovamente all’arte letteraria la poesia stessa viene dal verbo fare, dunque il poeta è come un fabbro, un gioielliere se usa parole sopraffini. 

La distinzione tra arte e artigianato appare dunque come una questione complessa, con molti nodi da sciogliere, e può essere applicato in ogni campo, non c’è sempre bisogno di chiamare in causa nomi grandi per comprendere questioni grandi. 

Qual è la differenza tra un manuale ed un’opera letteraria, quale tra una fotografia ed un’opera d’arte, quale, se ci fosse, tra un jingle musicale ed una sinfonia? Al di là dell’impegno, al di là della bellezza, un tema può essere considerato letteratura? 

La distinzione è labile ma bisogna ragionare sulla funzione, a tal proposito però richiamo le illustrazioni che corredavano le enciclopedie dell’illuminismo -non sono arte anche’esse?-, o ancora quelle nei libri di anatomia e le mostre che si sono susseguite “Human bodies” in cui i corpi umani venivano spiegati, corredati di didascalie: le disposizioni dei corpi permettevano un senso diverso. La forma aveva dunque una funzione narrativa. 

In ogni caso sembrava evidente che per le arti visuali fosse necessaria una spiegazione in parole, che ne ampliasse e ne spiegasse il significato, come se la fotografia, i quadri, le statue non potessero essere complete. La totalità del senso si aveva solo con un’unione tra le diverse arti. La continuità era dunque il fil Rouge che permetteva la corretta comprensione dell’opera, come dice Orazio “ut pittura, poesis”, mantra della visione artistica. La musica permetteva la poesia, dettandone i nomi, sonetto, canzone, ballata, fino a quando tutte queste arti affini non hanno iniziato a separarsi, lentamente, non hanno o iniziato. combattersi.

La presunta superiorità delle lettere e della letteratura

Si è iniziato quindi a chiedersi quale delle arti fosse la migliore per esprimere la totalità delle emozioni e si è creduto che la letteratura potesse legare in sé tutti gli attributi necessari. Le parole possono creare immagini che nella realtà non potrebbero mai esistere, ma l’immagine non vive nella realtà ed è spesso frutto di un’emozione, che travolge lo spettatore e permette la creazione di nuove immagini, nuove sensazioni. Nella letteratura, che può essere anche privata, prevale il motto di Tasso: “s’ei piace, ei lice”, non c’è paura nel descrivere la paura perché la renderemo noi meno inquietante, tramite la creazione di immagini più adatte, cosa che le arti visuali non riescono a fare fino in fondo. 

I libri sembrano non avere confini, liberi da costrizioni materiali permettono l’immaginazione più pura. Solo attraverso le lettere è possibile spiegare la materia che ci circonda ma esse hanno bisogno di una traduzione, di una capacità di lettura che non tutti hanno. Pensiamo ai graffiti delle grotte di Lascaux, possiamo comprenderci utilizzando solo immagini, solo gesti, non è lo stesso per le parole. La loro bellezza risiede nella complessità, nell’insieme di emozioni che racchiudono nelle loro linee, nei loro segni. Fino ad arrivare ai pittogrammi cinesi, che, in maniera stilizzata, partono da una radice di immagine. Lettere che divengono arte silenziosa.

Le parole sembrerebbero vincere a mani basse, ma qui le arti visuali giocano la loro carta: il simbolo, l’immediatezza, il colore, la matericità.

La svolta e la rinvincita della fotografia

Entra in campo un nuovo pretendente: la fotografia. Prima strumento della pittura, poi strumento del giornalismo, poi diviene giornalismo essa stessa. 

Al giorno d’oggi appare evidente che l’immagine in quanto fotografia abbia superato la parola in quanto tale. Ne è indice il dilagare della cultura visuale su internet così come l’aumentare delle mostre, talvolta anche sotto forma di fotografie di opere, dunque meta-opere. Il cinema sembra riassumere in sé tutte le qualità richieste per avere una risposta immediata dal pubblico, ma deve essere il pubblico a decidere o l’autore? 

L’impressione dello sguardo dovrebbe essere innanzitutto di colui che pensa l’immagine, il simbolo e non il contrario. Un’inquadratura dovrà necessariamente escludere una parte del tutto che la letteratura potrebbe esprimere ma non riesce per via della sua poca immediatezza. Nella società della rapidità non sempre la profondità viene premiata anzi. I social network sembrano riscoprire la loro forza nella brevitas e non nella complessità nodale del messaggio che si vuole veicolare.

 

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