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“Freak” di Lana del Rey e “gli scherzi della natura”: capiamo la deformità nel Medioevo

“Freak” di Lana del Rey e “gli scherzi della natura”: capiamo la deformità nel Medioevo

Il singolo di Lana del Rey esalta i “fenomeni da baraccone”. Vediamo quale fosse il loro valore nel Medioevo

Inserito in Honeymoon, terzo album della cantautrice, Freak rievoca atmosfere oniriche e suggestive, raccontando una storia di redenzione e accettazione tra due “mostri”.

DIVENTA COME ME: UNA DIFFICILE STORIA D’AMORE

Lana del Rey è solita raccontare storie d’amore controverse. Nelle sue canzoni ricorrono relazioni limite, tossiche, imbevute di violenza e passionalità.

Tra di esse spicca Freak, brano in cui si racconta la passione tra una ragazza tra due freak per l’appunto. Come è noto, tale termine indica in modo dispregiativo gli uomini e gli animali evidentemente deformi o con anomalie genetiche bizzarre. In particolare, i freaks erano gli individui che trovavano spazio come attrazione popolare nell’ambito circense. Da qui, la dicitura italiana: fenomeno da baraccone.

Tale figura, diventata parte del bagaglio culturale dell’Occidente e rappresentata nei modi più disparati, prende vita nel singolo e nel videoclip della cantante statunitense. Nelle immagini confusamente oniriche che accompagnano la musica, il freak assume sembianze opposte a quelle canoniche. I due protagonisti appaiono trasfigurati, bellissimi. La deformità che accompagna la loro categoria è annullata dall’amore reciproco, così come recita la strofa:

Baby, if you wanna leave, come to California. Be a freak like me, too. Crew your anonymity, loving me is all you need. To feel like I do.

I due freak protagonisti del brano di Lana del Rey si interrogano sulla propria condizione umana e trovano nell’amore e nella libertà il loro riscatto.

Ma esattamente, da dove nasce questa particolare categoria? Da quando la società occidentale ha sentito la necessità di distinguere questo particolare tipo di mostruosità?

La risposta è da rintracciare nel Medioevo. Ma non, come si può pensare, in ambito superstizioso, bensì dalla ricerca scientifica.

LO SCHERZO DI NATURA È FIGLIO DEL MEDIOEVO

Occorre fare due premesse.

La prima ci ricorda come il Medioevo sia ricchissimo di mostruosità.

Gli uomini medievali erano circondati da creature mostruose, dalle origini più disparate: demoni biblici, creature mutuate dalla mitologia classica, animali sconosciuti provenienti dai resoconti di viaggio nelle cosiddette “terre esotiche”.

C’è tuttavia un tipo di mostruosità diversa, più vicina alla realtà di tutti i giorni, che inquietava moltissimo gli uomini ma soprattutto gli scienziati del Medioevo. Tale mostruosità è proprio quella dei freak. Preternaturalia, per chiamarli con la definizione medievale. Cosa fosse questa mostruosità che tanto spaventava? È facilmente comprensibile se si utilizza la terminologia italiana, oggi fortunatamente caduta in disuso: scherzo della natura. I Preternaturalia sono esattamente questo, individui che si discostano dal consueto andamento della natura e, in quanto tali,  percepiti come mostri da parte di un popolo digiuno di conoscenze sulla genetica. Gemelli siamesi, labbra leporine, polidattilia, arti mancanti, la lista di mostri potrebbe essere pressoché infinita.

La seconda premessa ci invita a non dimenticare un aspetto fondamentale della vita nel Medioevo: la fede cristiana. Ciò non significa, come tradizione vuole, che gli uomini del Medioevo vivessero nel terrore del Giudizio finale, ma è innegabile che tutto l’universo dell’Età di Mezzo fosse filtrato attraverso gli occhi della fede. In particolare due erano i pilastri, mutuati entrambi dalle Scritture. Il primo da San Paolo:

Ora vediamo come in uno specchio, in maniera confusa; ma allora vedremo a faccia a faccia.

Il secondo direttamente dalla Genesi, quando al termine della Creazione, Dio contempla il suo lavoro:

e vide che era cosa buona.

Leggere insieme queste due asserzioni permette di comprendere perché la deformità creasse tanto scandalo e preoccupazione. Il giudizio di Dio sulla Creazione come cosa buona è alla base della concezione secondo cui nulla nella realtà è vano. Da una causa perfetta non può derivare un effetto imperfetto. Tutto ha uno scopo in quanto creato.

L’affermazione di San Paolo, invece, è l’elemento chiave della mentalità del Cristianesimo in generale. Perché dire che la realtà non è altro che uno specchio del divino, significa cercare in tutto il riflesso di Dio. Ogni creatura ne contiene l’immagine, l’impronta. Da questo deriva la sua perfezione.

Ma dunque, quale può essere lo spazio per la deformità in questo scenario? Come giustificare l’esistenza di individui menomati e imperfetti? Quale immagine di Dio ne può derivare?

Il freak, effetto imperfetto di una causa perfetta, sconvolge il mondo medievale e impone una rilettura del disegno divino.

IL MOSTRO DIVENTA INDIVIDUO: UN LUNGO PROCESSO DI RICERCA

Riassumere mille anni di storia del pensiero e di ricerche scientifiche sulla materia in poche righe è impossibile e fuorviante.

Per questo, si cercherà di definire alcuni punti chiave che chiariscano il processo grazie a cui il deforme passa dall’essere considerato mostruoso a ottenere dignità individuale come persona.

Durante tutto l’Alto Medioevo, il deforme era considerato alla stregua delle altre creature mostruose dell’immaginario collettivo: un segno divino. La nascita di un bambino con sei dita era interpretata come un malaugurio o una punizione. La deformità imponeva una riflessione sul Creato. Saranno Agostino e Dionigi Aeropagita a offrire la chiave di lettura che accompagnerà la riflessione successiva. Il deforme ha il ruolo di pietra di inciampo. Dio si rivela nella mostruosità per svegliare l’intelletto umano e spronarlo alla ricerca. Perché attraverso lo studio della realtà possa giungere alla comprensione del divino. Il deforme viene concepito come qualcosa di oltre, quando non contro, natura.

La situazione muta a partire dal XIII secolo. Infatti in Europa giungono le opere naturali di Aristotele. Grazie a esse, i pensatori medievali rivedranno la propria tradizione.

Saranno soprattutto Tommaso d’Aquino e Ruggero Bacone a offrire il maggior contributo.

Infatti, unendo la teoria aristotelica di forma e materia con la teologia cristiana, essi giungono in maniera autonoma a conclusioni simili.

Partendo dal presupposto che non ci possono essere errori nel Creato, bisogna accettare che anche i freak hanno la propria dignità come individui e che siano perfettamente secondo natura. Il problema, infatti, non è nella loro esistenza in sé ma in un cattivo rapporto tra forma e materia. Semplificando estremamente, il deforme non è altro che un individuo la cui forma-uomo si scontra con una materia-uomo sovrabbondante o riottosa a essere modellata. È come avere in mente l’idea di una statua ma doverla realizzare con una creta troppo dura, o di quantità sbagliata. Non potrà venire come si è immaginata, ma si dovrà cercare di renderla il più possibile simile a come dovrebbe.

Ecco, questa è la deformità alla fine del Medioevo. Un corpo che si avvicina il più possibile a quello che deve essere, ma non è. Tuttavia, proprio perché il problema risiede prettamente nella materia, l’individuo non è leso nella sua dignità né nel suo essere immagine di Dio. Nessuno studioso medievale avrebbe pensato di esibire una donna barbuta.

Se dunque gli scherzi di natura nascono nel Medioevo, i Freaks sono un nostro prodotto.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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