Il Superuovo

Franco Battiato e il Simposio – stretti nell’eternità – sono “La cura” del mondo

Franco Battiato e il Simposio – stretti nell’eternità – sono “La cura” del mondo

L’amore è semplicemente inspiegabile, le parole sfuggono, non riescono a coglierlo mai completamente; è questo che crea il fascino smisurato che lo avvolge.

Platone e Franco Battiato a vite di differenza hanno avuto la grandiosità di dare una voce a questo sentimento di cui nessuno sa spiegare i tratti; leggendo i loro testi, attraversandoli fino al midollo ne vediamo i confini, vediamo il perimetro di questo essere amorfo comunemente chiamato amore.

Franco Battiato

Il 18 maggio 2021, si è spenta una luce, così in molti hanno descritto la dipartita di Franco Battiato, parole che non riesco a fare mie, Battiato come tutti i veri grandi, prendiamo Socrate ad esempio, depone nella morte l’apice della sua grandezza.

Una realtà tanto inconcepibile da essere spesse volte impossibile da accettare, esattamente come Simmia e Cebete nel Fedone platonico tentano di convincere Socrate a scappare dalla galera, a non andare al processo che sancirà la sua morte – solo fisica – allo stesso modo speriamo che queste voci possano risuonare vive in eterno, che il tempo per loro non passi. 

È un paradosso eppure il successo che un grande cantautore come Franco Battiato ha avuto durante il suo passaggio sulla terra non sarà mai equiparabile a quello che le sue parole e le sue note hanno acquistato adesso, rendendolo eterno, immortale.

Una vita vissuta e una morte che inspiegabilmente vive ancora di più, con maggior ardore, colore, poesia.

La cura

La cura è uno dei brani più celebri di Franco Battiato, di una dolcezza sconvolgente, a tratti talmente pura da temere di rovinarla contandoci sopra e così lasci che faccia da sola il suo lavoro riempiendo  polmoni, stomaco, risalendo poi per raggiungere il cuore.
Una canzone che parla dell’amore nella sua accezione più ampia possibile, in modo che ciascuno ascoltandola ci possa ritrovare la storia di cui ha bisogno, le parole che mancano e che appena sentite sembrano essere state scritte proprio per noi.

Si pensa che Battiato l’abbia scritta per la madre che soffriva di Alzheimer, ma è anche stata letta come un dialogo a parti invertite tra Dio e l’uomo: il creatore che parla alla sua creatura più bella, di cui si prenderà per sempre Cura.

L’amore porta l’animo ad essere travagliato, rendendolo inquieto e nomade, questo è ciò che spaventa rendendoci talvolta vittime di un qualcosa tanto grande quanto indomabile, ma in fondo ci fa sentire profondamente vivi e non c’è cosa più potente del cessare una mera esistenza per danzare al ritmo della vita.

“[…] Vagavo per i campi del Tennessee
Come vi ero arrivato, chissà
Non hai fiori bianchi per me?
Più veloci di aquile i miei sogni
Attraversano il mare

Ti porterò soprattutto il silenzio e la pazienza
Percorreremo assieme le vie che portano all’essenza

I profumi d’amore inebrieranno i nostri corpi
La bonaccia d’agosto non calmerà i nostri sensi

Tesserò i tuoi capelli come trame di un canto
Conosco le leggi del mondo, e te ne farò dono

Supererò le correnti gravitazionali
Lo spazio e la luce per non farti invecchiare

Ti salverò da ogni malinconia
Perché sei un essere speciale
Ed io avrò cura di te […]”

 

Il Simposio 

Il Simposio è il dialogo sull’Eros, sull’amore, che nell’accezione platonica è la spinta verso la conoscenza.

L’amore di cui scrive Platone è completamente scevro di pathos in quanto passione carnale, spinta, istinto, è un amore più alto, così è stato definito nella storia.
D’altronde Platone è discepolo di Socrate, quest’ultimo è un uomo teoretico-alessandrino, così lo definirà Nietzsche, padre di una realtà nuova quella della ragione che domina tutte le passionalità sfrenate che prima del suo avvento avevano caratterizzato la realtà ellenica.
Un amore diverso rispetto a quello a cui poi le canzoni ci hanno abituato, ma non per questo meno vivo, ne è prova il mito degli androgeni presente all’interno del Simposio dove abbiamo un symbolon, simbolo di due parti unite che anche nella loro divisione rimandano sempre l’una all’altra.

L’amore presente nel Simposio non va interpretato come se fosse a-patico, certo Socrate trattiene il proprio impulso e non si unisce ad Alcibiade come avrebbe, forse, istintivamente voluto ma solo perché spinto da un bruciore ardente differente: la conoscenza; senza alcuna pulsione desiderante non c’è alcun sapere.

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