Secondo le ultime dichiarazioni rilasciate in merito, il nuovo Ministro della famiglia e della disabilità Lorenzo Fontana avrebbe espresso l’intenzione di assumere l’incarico della lotta alla droga e alla tossicodipendenza nel nostro paese, dichiarando di voler adottare “tolleranza zero” verso questa problematica, e ricevendo così attacchi da diversi lati, tra i quali anche dal senatore Marco Perduca, che ha rilasciato delle dichiarazioni in esclusiva alla redazione de ilsuperuovo.it.

Il neoministro della famiglia e della disabilità Lorenzo Fontana notoriamente non è nuovo a polemiche e prese di posizione controverse rispetto all’opinione pubblica, come accaduto per le dichiarazioni rilasciate in merito alla questione delle famiglie omosessuali, che lo hanno rapidamente fatto scivolare nell’occhio del ciclone.

Ancora una volta Fontana non fa passi indietro rispetto al suo tradizionalismo, e torna al centro del dibattito pubblico e delle polemiche, attirando su di sé critiche e scetticismi riguardo la sua competenza in determinati ambiti di azione, come quello del mondo della droga.

Una lotta serrata, una vera e propria crociata contro lo spaccio, il traffico internazionale e la tossicodipendenza: questo sembra essere il programma del criticato ministro, che afferma, come riportato da Il Fatto Quotidiano, di aver già incontrato i funzionari del Dipartimento per le Politiche antidroga, e di essere quindi a un passo da ottenere la delega per la lotta alla tossicodipendenza.

Tali dichiarazioni hanno un forte impatto sociale, e vanno a colpire nel particolare quella vasta parte della popolazione italiana, composta per la maggior parte da giovani, che fa uso, saltuariamente o abitualmente, di droghe cosiddette “leggere” quale la cannabis.

A livello internazionale, soprattutto presso la gioventù, che maggiormente ne fa uso, la cannabis si trova nel centro di un crescente processo di rivalutazione, favorito anche dalle varie ricerche svolte sulla tanto discussa sostanza, riguardo soprattutto ai suoi effetti terapeutici.

Fonte: wired.it

La tendenza, per una rapida valutazione, appare proprio quella di una progressiva accettazione, da parte della coscienza comune, dell’uso ricreativo, senza eccessi, di cannabis. Paese pioniere sia nella sua proibizione che nell’apertura al suo utilizzo furono gli Stati Uniti, in particolare la California, che nel 1996  si rese protagonista di questa vicenda, legalizzando per prima la cannabis ad uso terapeutico. Arrivando poi fino alle più recenti svolte, protagonisti indiscussi di un tale processo di accettazione sono stati l’Uruguay, primo paese al mondo a dichiarare legale la vendita della cannabis e a renderla monopolio di stato, e il Canada, che proprio in quest’ultimo mese è diventato il primo paese appartenente al G7 a consentire l’uso ricreativo della droga leggera in questione.

La chiusura totale del ministro Fontana a tale proposito diventa quindi una pessima notizia per tutti coloro che, sull’onda dei recenti progressi in ambito internazionale sulla questione cannabis, ne auspicano la legalizzazione ad uso ricreativo anche sul suolo italiano, possibilità che ora pare non lasciare più alcuno spiraglio.

Le dichiarazioni di Fontana appaiono, tuttavia, prive di quella profonda coscienza che una questione sociale, e culturale, così complessa come quella del consumo di cannabinoidi richiederebbe. Il ministro avrebbe infatti dichiarato di essersi “messo nei panni di un padre o di una madre”, che di certo non approverebbero l’uso di droghe leggere per i propri figli. Da una simile affermazione traspare innanzitutto una certa mancanza di analisi critica verso l’equazione moralista droga=male, e quindi un mancato superamento dei moralismi tipici di un tradizionalismo di cui già in passato lo stesso ministro si è reso portatore.

Un tale atteggiamento ha attirato i commenti, tra gli altri, anche del politico italiano Marco Perduca, 51 anni, eletto in Toscana senatore della Repubblica italiana per il Partito Democratico durante la XVI legislatura, e da diversi anni attivo sul campo, dirigendo dal 2015 le attività di “Legalizziamo”, progetto in collaborazione con l’Associazione Luca Coscioni in favore della regolamentazione legale della produzione, del consumo e della vendita di cannabis, e avendo partecipato per due anni, dal 2002, alla direzione delle attività della Lega Internazionale Antiproibizionista.
In merito alla questione cannabis e alle dichiarazioni del ministro Fontana, Perduca ha risposto in esclusiva alle domande della redazione de ilsuperuovo.it:

Marco Perduca
Fonte: associazionelucacoscioni.it

Considerata la tradizione italiana, innervata dalla religione e dai moralismi ad essa legati, come deve agire il nostro paese rispetto a un fenomeno così radicato, soprattutto nei giovani, come quello dell’uso di cannabis? Ritiene forse necessario che l’Italia si adegui ai progressi di molti paesi esteri nella legalizzazione di questa sostanza (come recentemente in Canada)?

“Il fenomeno, da anni, appartiene a tutti indipendentemente dall’età. Il governo dice che sono sei i milioni di italiani che incontrano le sostanze in un anno e almeno il 30% le ha provate nel corso della propria vita, è quindi parte della cultura del nostro paese. Sicuramente ci sono rischi e danni se la qualità non è controllata e le quantità o il policonsumo avvengono in contesti di sé disagiati.
La legalizzazione consentirebbe l’etichettatura dei prodotti, la trasparenza nelle transazioni e la fine della vergogna nel caso in cui si presenti un problema di salute.
Moralismi, ideologie e dogmi dopo tutti questi anni non possono più aver appiglio se non sugli “ignoranti” (nel senso tecnico del termine, intendendo gente che non conosce la materia ma pensa di potersene occupare).”

Considerando le recenti dichiarazioni del ministro Fontana, non ritiene forse necessaria un’analisi più approfondita del fenomeno della droga, che sorpassi la semplice equazione moralista droga=male?

“Assolutamente, anche perché mi par difficile prevedere la tolleranza zero nei confronti di un fenomeno così diffuso (e fortunatamente molto meno dannoso di quanto si pensi), oppure prevedere i “lavori socialmente utili” per chi usa per svago una sostanza proibita. Tutta questa gente, magari impiegata e con compiti importanti, che va a tosare l’erba delle aiuole per uno spinello?”

Secondo i dati forniti dall’Osservatorio europeo delle droghe e delle tossicodipendenze (OEDT) nel suo ultimo Rapporto 2018, nel nostro paese è indicato un aumento della prevalenza di cannabis (l’Italia è seconda solo alla Francia), il cui uso è concentrato tra i giovani di età compresa fra 15 e 34 anni. Dove ritiene si possano trovare le cause di questo aumento del consumo di cannabinoidi tra i giovani?

“Da una parte è una moda, dall’altra le pene per il consumo sono diminuite, e il dibattito pubblico ormai ha sdoganato la cannabis, non facendola più percepire neanche come droga, quando una volta veniva chiamata “droga leggera”.
Va comunque ricordato che a fronte di questo aumento, che non è chiaro se includa anche la cosiddetta cannabis light, i passaggi dal sistema socio-sanitario son pochi. Si consuma, ma si consuma “con giudizio” verrebbe da dire.

Ritiene che il consumo di droga nei giovani, nel delicato periodo dell’adolescenza, sia anche da ricercarsi in un’odierna frammentazione del nucleo familiare, che porta quindi ad insicurezza e ad una assenza di “radici” solide?

“Ritengo che in Italia non ci siano studi sufficienti per poterlo affermare in modo deciso. Sicuramente chi incontra le sostanze e ha problemi familiari o economici vive molto peggio l’incontro e il consumo protratto, ma, proprio in quanto stiamo parlando di centinaia di migliaia di persone, la relazione di causa-effetto mi pare un po’ troppo generalizzata.”

Le diverse visioni di Perduca e Fontana sembrano quindi scontrarsi sul tema particolare della cannabis, con il primo che già aveva manifestato il suo dissenso, dichiarando di non rintracciare alcun interesse, né competenza, all’interno del curriculum di Fontana in merito al fenomeno della droga.

La questione delle cause di un aumento nell’uso delle droghe leggere rimane tuttavia misteriosa. Ma cosa si può aggiungere a riguardo?

Una nuova ricerca pubblicata sulla rivista “Psychology of Addictive Behaviors”, unita agli studi dell’Istituto Watson sulla Psicologia e Psicoterapia Cognitivo Comportamentale, analizza l’aumento del consumo di cannabis come una conseguenza di un sempre più diffuso e comune poli-abuso, ovvero un abuso di più sostanze, come alcool e droga, soprattutto tra gli adolescenti.

Le ricerche esaminano il ruolo che il disagio psicologico gioca nel consumo di droga all’interno di un ampio campione di adolescenti australiani.

Fonte: newsrimini.it

A proposito, per quanto il fattore psicologico svolga una parte importante in questo frangente, esso non si configura come unico fattore che incentiva al consumo. I dati raccolti mostrano infatti come i giovani comincino a fare uso di tali sostanze in virtù di motivazioni relativamente più semplici, quali lo sperimentare nuove sensazioni o il sentirsi a proprio agio con i proprio coetanei.

Per quanto il senatore Perduca abbia, ragionevolmente, voluto sottolineare come l’utilizzo di droga non sia limitato solamente alle fasce più giovani, bisogna appuntare come tali fasce sono quelle più a rischio. Il periodo adolescenziale è infatti fonte di grande stress, soprattutto se associata a problemi emotivi, alla pressione esercitata dai pari e alla facile reperibilità di sostanze stupefacenti.

In conclusione, tornando al nodo centrale della questione, un atteggiamento tradizionalista, proibizionista e di assoluta intransigenza nei confronti della questione “droghe leggere” appare inadeguato. Un tale approccio potrebbe negare la possibilità di un controllo della qualità di una determinata sostanza, e arriverebbe a mettere a rischio una possibile armonia nella gestione della società, con tutti i suoi fenomeni e riti.

Giovanni Ciceri, Marta Armigliato