In costante crescita il numero di utenti infettati dai virus miner, dei malware in grado di minare Bitcoin usando i dispositivi degli ignari malcapitati e di trasferirli agli hacker.

L’allarme è stato dato dai ricercatori di Kaspersky Lab e di MacAfee, due fra le più note aziende di cybersecurity al mondo, analizzando i dati rilevati dagli loro antivirus e notando come il fenomeno cresca di pari passo all’aumento dell’apprezzamento di questo tipo di valute digitali.

“Il numero di utenti che ha subito un attacco da parte di software malevoli per la produzione (mining, ndr) di criptovalute è cresciuto, passando da 1,9 a 2,7 milioni in un solo anno (+44,5%). Le statistiche degli ultimi 24 mesi mostrano che è sempre più concentrato su paesi con mercati emergenti”, sostiene Kaspersky Lab con preoccupazione. Il fenomeno è infatti diventato di portata globale e minaccia anche l’andamento del Bitcoin stesso sul mercato, già di per sé caratterizzato da un’altissima volatilità e, oggi, a nuovi minimi. Il suo valore è infatti passato dagli oltre 16.000 euro di valore unitario all’attuale poco più di 5.000.

La portata di questo fenomeno è cresciuta enormemente durante il 2017 e questo tipo di virus ha addirittura superato per diffusione, secondo le analisi di Kaspersky Lab, i temutissimi ramsonware, ovvero quel tipo di malware che bloccano il dispositivo di un utente (generalmente criptando l’hard disk) e poi lo reindirizzano su una pagina dove viene richiesto il versamento di una somma di denaro per ottenere nuovamente l’accesso ai propri dati, risultando però un metodo più rischioso e difficile da applicare rispetto ai virus miner.

Bitcoin
Bitcoin, fonte: www.ilgiorno.it

Cos’è il Bitcoin e perché è così controverso

Il Bitcoin è una criptovaluta creata nel 2009 da un anonimo o, più probabilmente, da un gruppo di informatici. Nonostante la diffusione mondiale e il fatto che venga accettato come pagamento da alcune catene commerciali online e non, non è considerata dagli esperti di finanza come moneta o valuta vera e propria, ma solo come un rischioso mezzo di scambio estremamente volubile. Il Bitcoin, infatti, non ha una un’ente centrale che lo controlla e si basa unicamente su enormi database e chiavi di crittografia che identificano il possessore (o i possessori) di ogni unità.

Recentemente il suo valore, dopo essere cresciuto ininterrottamente negli ultimi anni, ha conosciuto un vero e proprio crollo, che ha procurato numerose perdite agli investitori. Queste perdite sono state causate anche dello scetticismo di alcuni governi, in particolare quello cinese, che hanno criticato il Bitcoin e ipotizzato una legge per metterlo al bando, portando molti utenti a vendere le proprie quote.

Le piattaforme che semplificano l’acquisto e la vendita delle criptovalute (oltre al Bitcoin troviamo anche Ethereum, Litecoin o Ripple), nonostante tutti i suddetti problemi, riscuotono sempre più successo e guadagnano milioni ogni giorno tramite commissioni molto elevate delle transazioni. L’esempio più eclatante è Coinbase, un’applicazione facilmente scaricabile sia da iOS che da Android che permette, tramite un velocissimo form di registrazione, di comprare anche una minuscola frazione di Bitcoin, Ethereum o Ripple, coinvolgendo anche investitori improvvisi e sprovveduti, pronti ad acquistare o vendere alla minima variazione di prezzo ma che, dato il loro elevato numero, causano a loro volta ripercussioni molto importanti sul valore delle criptovalute stesse. Qualche mese fa Coinbase è stata infatti costretta a bloccare l’acquisto di Bitcoin Cash, una valuta virtuale parallela al Bitcoin classico che in poche ore ha fatto registrare un’impennata di circa un migliaio di punti percentuali e mandando in crash l’intera piattaforma.

Hacker
Hacker, Fonte: BBC.com

A questo punto non ci resta che chiederci se continuare a lasciare questo tipo di mercato, di portata globale e che riesce a muovere l’equivalente di miliardi di euro ogni girono, oppure se converrebbe regolamentare le transazioni rendendole non più del tutto anonime e, invece che mettere al bando le monete virtuali, istituire un ente centrale che possa gestire le transazioni, per evitare il loro uso, purtroppo già diffuso, per l’acquisto di sostanze illecite o armi sul Dark Web.