Fino a dove può portare la manipolazione? Scopriamolo con il caso di Gypsy Rose Blanchard

“Gypsy Rose Blanchard” è il nome di una ragazza la cui storia è così singolare al punto da aver ispirato una serie tv. La sua è la storia sofferente di una figlia manipolata dalla madre tramite l’inganno per così tanti anni fino a che, la situazione creatasi non l’ha portata a compiere il gesto estremo”.

fonte: ABC news

Claudine o meglio soprannominata “Dee Dee” è la madre di Gypsy Rose. Affetta dalla “Sindrome di Munchuausen per procura”, tale disturbo la portava ad attribuire malattie e disfunzioni alla figlia al fine di ottenere riconoscimenti da parte della comunità. Lo possiamo definire come un vero e proprio caso di manipolazione ovvero di influenzamento tramite l’inganno.

Gypsy Rose Blanchard: la storia di un’“eterna bambina”

Dopo il divorzio con il marito Ron, Dee Dee inizia a crescere la figlia da sola occupandosi delle sue numerose “malattie”. Cosciente del fatto che la figlia fosse nata nel 1991, la donna mentiva sull’età di Gypsy per far credere che fosse una bambina e giustificandosi dicendo che l’uragano Katrine aveva causato lo smarrimento di tutti i documenti anagrafici.
Trasferitesi nel Missouri, Gypsy e Dee Dee traslocano in una casa offerta dall’associazione “Habitat for Humanity” e, da quel periodo inizia la tortura per la “bambina”.
Le due iniziarono a costruirsi una sorta di fama basata sulle varie malattie di cui Dee Dee sosteneva che la figlia soffrisse, sottoponendola talvolta a delle vere e proprie torture fisiche: le radeva periodicamente la testa per dimostrare che Gypsy stesse facendo la chemioterapia, le fece esportare le papille gustative, le iniettava nelle gengive degli anestetici affinché sbavasse a causa dell’intervento alle papille ma ciò le provocò la caduta dei denti. Per non parlare delle malattie di cui “era costretta” a soffrire la figlia: apnea notturna che la portava ad utilizzare un respiratore, un disturbo cromosomico, ragion per cui camminava sulla sedia a rotelle, leucemia, distrofia muscolare, problemi alla vista, diabete, allergia allo zucchero, utilizzava persino un sondino per alimentarsi.
Questo teatrino, di cui Dee Dee ne era la regista, non fece altro che accrescere positivamente la sua figura: giornalisti e associazioni benefiche la consideravano come una sorta di eroina che si dedicava alla figlia giorno e notte.
Gypsy Rose non aveva modo né di chiedere aiuto, né di ribellarsi. La madre era sempre con lei e lei sempre con la madre. Il suo unico tentativo di fuga fu’ vano e la costrinse ad essere ammanettata al letto dalla madre.

fonte: USA today

La manipolazione, l’influenzare tramite inganno: l’“arma” di Dee Dee

Si definisce “influenzamento” quando un soggetto A aumenta o diminuisce la probabilità che un soggetto B persegua determinati scopi. Tale processo può essere: egoistico quando lo scopo che si cerca di far perseguire all’altro è solo il proprio o altruistico se lo scopo in questione tutela gli interessi di colui che si vuole influenzare.
In tal caso l’influenzamento provocato da Dee Dee è una sorta di mix tra i due tipi: egoistico perché il suo scopo è ottenere riconoscimenti ed apprezzamenti dalle associazioni e dalla comunità ma anche altruistico perché la donna, affetta dalla sindrome di Munchuausen, molto probabilmente era convinta che tutto ciò che faceva per la figlia, era destinato al suo bene.
L’”arma” utilizzata dalla donna era proprio l’inganno: presentava alla società ma soprattutto alla vittima, Gypsy, informazioni false per farla dubitare della sua conoscenza e memoria al fine di indurla a mantenere e “recitare” la sua parte influenzandola.
La domanda che sicuramente verrebbe spontanea riguarda la durata di questa messinscena. Nessuno si era mai accorto di niente? Tutte le persone da loro incontrate erano catturate ed ingannate dal loro apparente rapporto perfetto madre-figlia?
Ovviamente no. Era consuetudine chela bambina veniva spesso sottoposta a numerose visite mediche che però smentivano le tesi della madre e sostenevano che Gypsy fosse perfettamente sana. La plausibile reazione della madre era di rabbia e sdegno nei confronti dei medici che contrastavano i referti da lei consegnati. Ciò portava Dee Dee a cambiare dottore fino a trovare colui che le dava ragione.

fonte: Female first

La fine dell’inganno ma a che prezzo?

Gypsy, tra i numerosi divieti con cui era costretta a convivere, vigeva anche quello di non poter navigare su Internet ma esso veniva violato quando la madre dormiva. È proprio online che la ragazza, in realtà donna da un po’ di tempo, conosce il suo fidanzato, Nicholas Godejhon, ragazzo affetto da disturbi psichiatrici e con precedenti per esibizionismo.
Il loro amore platonico ostacolato dalla presenza della madre portò i due ad architettare un piano per ucciderla. L’omicidio avvenne nel 2015 per mano di Nicholas ed, in seguito a ciò i due innamorati scapparono a casa dei genitori di lui.
L’indizio che portò al loro arresto fu’ il post su Facebook scritto da Gipsy “That bitch is dead!” da cui poi la polizia trovò l’IP utilizzato per collegarsi. In seguito agli interrogatori e allo smascheramento della vicenda di cui Gypsy ne fu’ la vittima, nel 2017 accettò un patteggiamento di 10 anni per omicidio di secondo grado. Una sorte diversa fu destinata a Nicholas Godejhon, giudicato colpevole di omicidio di primo grado e condannato all’ergastolo.
Gypsy alla fine, ha ottenuto un briciolo della libertà che tanto sognava però avrebbe potuto scegliere una strada differente? Nicholas è stato anche lui manipolato o sognava l’amore eterno con Gypsy? La storia sarebbe potuta finire in modo diverso? Domande a cui probabilmente una risposta non si arriverà mai.

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