La cattura di Matteo Messina Denaro ci ricorda il regime carcerario del 41 bis

La notizia che aspettavamo da più di 30 anni è finalmente arrivata: Matteo Messina Denaro è stato arrestato e condannato al regime carcerario 41 bis.E’ il 16 gennaio 2023, di mattina presto. Tutte le trasmissioni televisive e radiofoniche vengono interrotte per annunciare una notizia che quasi nessuno, ormai, credeva di poter sentire: Matteo Messina Denaro è stato arrestato. Il super latitante, infatti, era introvabile da ben 30 anni, dalle tristemente note stragi di mafia che lui stesso aiutò a progettare ed eseguire. Come a molti piace ricordare, a tre decadi da quei fatti di sangue, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino hanno avuto la loro vittoria, tanto tardiva, quanto meritata.

La cattura di Matteo Messina Denaro

E’ la mattina del 16 gennaio 2023. Una mattina come tante, evidentemente. Senonché avviene un blitz di Carabinieri e polizia giudiziaria nel quartiere San Lorenzo di Palermo. Il luogo x pare essere la clinica privata La Maddalena, il bersaglio un uomo anziano e abbastanza malmesso. Nessuno, da fuori, si sarebbe aspettato la sua identità. Sotto il nome fasullo di Andrea Bonafede, infatti, sta quello, molto meno anonimo, di Matteo Messina Denaro. Proprio lui, il super latitante che dal 1993 sfugge alle autorità di tutto il mondo. Catturato dalle forze dell’ordine, l’uomo non oppone resistenza, tanto da non essere nemmeno ammanettato, e confessa subito e spontaneamente la sua vera identità. Portato via dai Carabinieri, gli attoniti passanti scoppiano in applausi e lacrime di gioia. Se l’incubo non è finito, almeno un capitolo di sangue, quello dello stragismo mafioso, viene chiuso per sempre.

Il grande super latitante

Tante domande si susseguono nelle menti di tutti: come ha fatto a nascondersi per così tanto? Come mai non è mai stato trovato? Dov’è stato tutto questo tempo? Che uomo è diventato? Chi lo ha aiutato? A qualcuno di questi interrogativi si sta cercando di dare risposta ora e, si spera, anche successivamente. Non a caso, ci si augura che Matteo Messina Denaro decida di fare il collaboratore di giustizia e di confessare molte informazioni su di lui, ma anche sulla sua rete di aiuto e supporto e sul sistema mafioso passato e attuale. Compito non semplice quello di convincerlo, certo, ma non esattamente impossibile. Quello che si sa su di lui, in questo momento, è che ha contratto un tumore maligno al colon, per cui era in cura da quasi tre anni. La mattina dell’arresto, infatti, andava in clinica proprio per sottoporsi a una seduta di chemioterapia. L’identità rubata è quella di Andrea Bonafede, suo amico storico, che gliel’ha ceduta in cambio di soldi, di una casa e di altri benefici materiali. Si è scoperto inoltre il suo primo covo, presso Trapani, ma i magistrati si aspettano di trovarne un secondo.

Il regime carcerario del 41 bis

Dopo essere stato arrestato, il ministro della Giustizia Nordio ha confermato il regime carcerario 41 bis per Matteo Messina Denaro. Perciò è stato trasferito con un volo militare presso l’aeroporto di Pescara e da lì alla casa circondariale dell’Aquila, struttura predisposta per il 41 bis e per cure oncologiche all’interno della stessa. Ma, a questo punto, cos’è il 41 bis? E’ un articolo del codice penale italiano che, con la legge 356 del 1992, assume un valore e una forza particolari: simboleggia il carcere duro, utilizzato per terroristi o esponenti della criminalità organizzata. La ratio è di impedire a queste persone, ancora socialmente pericolose, di comunicare fra loro e con l’esterno. Questo regime impone molte più limitazioni rispetto al normale carcere. Innanzitutto, vi è l’isolamento totale del detenuto, che viene sorvegliato 24 ore su 24, in cella singola. Vengono ammesse due ore d’aria al mese in un cortile interno al carcere, si è sottoposti al visto della posta e viene ammesso un colloquio al mese con i familiari (separati da un vetro) e una telefonata al mese ai familiari, videoregistrata. Inoltre, non è ammessa nessuna attività trattamentale psicologica, solo medica.

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