Fede e scienza a braccetto. Galileo, Gassendi e Coyne affrontano il dibattito

Si è spento all’età di 87 anni, l’11 febbraio scorso, George Coyne, il gesuita e astronomo statunitense, direttore della Specola Vaticana, mediatore tra scienza e teologia che riabilitò Galileo. 

Uno dei più grandi e irrisolti interrogativi del genere umano è se fede e scienza possano andare d’accordo. George Coyne nell’arco della sua carriera trentennale ha promosso al massimo livello questo tipo di dialogo. Qualche secolo fa lo fecero anche Galileo Galilei e Pierre Gassendi.

Galileo e la difesa teologica del sistema copernicano

Lo scienziato Galileo Galilei in due lavori stesi tra il 1613 e il 1615, la Lettera a Castelli e la Lettera a Cristina di Lorena, si impegna a difendere l’accettabilità del nuovo sistema copernicano dal punto di vista teologico. L’osservazione dei cieli col telescopio, strumento ottico non inventato dallo stesso, lo portò ad abbracciare la cosmologia eliocentrica copernicana, a discapito di quella geocentrica che la Chiesa difendeva con orgoglio, e a pubblicare nel 1610 il Sidereus Nuncius. Nell’ottica galileiana estrapolata dalle lettere, Dio ha parlato agli uomini con le parole, attraverso la Scrittura, e con le opere, mediante la natura. Le due espressioni del Verbo divino si differenziano per la finalità e per il codice comunicativo utilizzato. La scrittura mira a istruire gli uomini sui loro doveri etici e religiosi, e affida il suo insegnamento a un linguaggio verbale che necessita di un’accorta interpretazione.  Il linguaggio verbale non va sempre preso alla lettera, va interpretato. Quando si trova qualche contrasto si deve procedere a reinterpretarlo. Per contro, l’altra manifestazione del Verbo divino, la natura, in quanto retta da leggi, segue il suo corso e non si cura dell’incomprensione umana, esclude ogni possibile interpretazione e soprattutto non contempla elementi ermeneutici. Galileo, seppur mosso da buone intenzioni, in quanto cristiano, sanciva una separazione di ambiti tra scienza e religione.

“I sacri testi ci indicano come si vadia al cielo, non come vada, come sia fatto, il cielo”.

La goccia che fece traboccare il vaso fu la pubblicazione del Dialogo sopra i due massimi sistemi nel 1632. Incompreso dalla Chiesa fu condannato nel 1633 di eresia, secondo un criterio più religioso che scientifico, tanto da mortificare la stessa scienza. Ma è vero che alcuni passi biblici affermano che la Terra è immobile al centro del mondo e che il Sole si muove?

La risposta della Bibbia

Benché non sia un testo scientifico, la Bibbia è accurata quando menziona aspetti relativi alla scienza. La Bibbia non è in contrasto con la scienza e contiene concetti scientifici ben diversi dalle credenze di molti che vissero all’epoca in cui fu scritta. Un esame ragionevole della Bibbia mostra che la Bibbia non contiene errori dal punto di vista scientifico. Un idea errata è quella che la Bibbia dice che il sole ruota intorno alla terra. La realtà è che la Bibbia dice: “Il sole sorge, il sole tramonta e si affretta a tornare là dove rinasce” (Qoèlet [Ecclesiaste] 1:5, CEI). Tale dichiarazione, tuttavia, descrive semplicemente il moto apparente del sole così come viene percepito dalla terra. Ancora oggi si usa dire che il sole “sorge” e “tramonta”, pur sapendo che è la terra a ruotare intorno al sole. Si può gridare al fatto ignoranza della Chiesa piuttosto che all’inaccuratezza biblica.

 

Gassendi e la conciliazione di atomismo e dottrina cristiana

Pierre Gassendi, prete cattolico francese, riprende il concetto di atomismo nato con Democrito e confermato soltanto un secolo fa da Albert Einstein, tentando di coniugarlo alla teologia. Secondo Gassendi l’atomo non costituiva un ostacolo per la fede, anzi agevolava nello studio del creato divino. Gli atomi però non sono infiniti ed eterni perché essendo Dio il suo creatore li governa verso un fine e ha il potere di distruggerli. Gassendi si salva perché parla di supposizioni senza la pretesa di verità, contrariamente da Galileo che però alla fine abiurerà.

 

George Coyne mediatore moderno

Scienziato di fiducia di Giovanni Paolo II per quasi 30 anni, negli anni Novanta ha organizzato una serie di conferenze sull’azione di Dio nell’Universo presso il quartier generale della Specola Vaticana a Castel Gandolfo, in Italia, in collaborazione con il Center for Theology and the Natural Sciences di Berkerley, in California. La lettera indirizzata da Giovanni Paolo II a padre George Coyne in occasione del trecentesimo anniversario dei Principia di Newton è stata una delle più dettagliate dichiarazioni di teologia cattolica sulla relazione esistente tra scienza e fede. Fu proprio su consiglio di Coyne che durante il pontificato di Giovanni Paolo II si aprì in maniera decisa il confronto tra fede e scienza, che poi portò alla riabilitazione da parte della Santa Sede di Galileo Galilei, costretto all’abiura delle sue idee scientifiche dal Sant’Uffizio. Padre Coyne ha fatto parte della Commissione di Studio del Caso Galileo istituita da Giovanni Paolo II nel 1981, dirigendone il gruppo di lavoro scientifico-epistemologico. La Commissione ha presentato le conclusioni sul caso nel 1992, arrivando alla completa riabilitazione di Galileo, con le indicazioni fatte proprie dall’allora cardinale Joseph Ratzinger.
E’ così che abbiamo voluto ricordare il tentativo più moderno di conciliazione tra fede e scienza.

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