Fake News, come influiscono sulla nostra vita e quali sono le possibili soluzioni

L’uso di notizie false al servizio di una precisa agenda politica, è un fenomeno i costante crescita dall’avvento dei social, ma sembra finalmente che i social inizino a difendersi.

Negli ultimi anni gli scandali riguardanti le fake news sono stati talmente tanti che risulta impossibile elencarli tutti, si passa da i grandi classici sulle scie chimiche e i vaccini, a bugie con un preciso piano politico: dietro gli scandali dietro le elezioni americane del 2016, o le più recenti accuse mosse contro i manifestanti di Hong Kong, e tutte queste notizie hanno sempre avuto campo fertile per poter crescere nelle sterminate valli dei social dove con un costante flusso di informazioni è sempre più difficile verificarne la fonte che comunque spesso e volentieri o non esiste o è fraintesa o malevolmente usata per i propri scopi. Ma sembra che finalmente ci sia possibilità di riscatto per tutte quelle piattaforme che fino ad ora nutrivano questa crescente industria.

La goccia che ha fatto traboccare il vaso:

Sembra che dopo mesi di stallo le major del settore Social abbiano iniziato ad agire contro gruppi cinesi organizzati che le sfruttavano  per diffondere disinformazione sulla situazione di Hong KongYouTube tramite un post sul blog ufficiale, ha fatto sapere di aver proceduto alla chiusura di oltre 200 canali che facevano di propaganda e disinformazione la propria attività principale. La decisione segue non soltanto quella di altri colossi dei social network, ma anche le perplessità sollevate dal mondo politico circa la capacità della piattaforma di arginare le fonti di disinformazione che impazzano sui propri canali, specialmente in vista delle elezioni presidenziali USA del 2020. Nel suo messaggio, Google non ha esplicitamente accusato il governo cinese di essere dietro alle fake news diffuse tramite YouTube, limitandosi a rilasciare la seguente dichiarazione ‎”All’inizio di questa settimana, come parte dei nostri sforzi per combattere l’influenza delle operazioni coordinate, abbiamo disattivato 210 canali su YouTube, dopo aver scoperto che il loro comportamento era coordinato all’interno di una vera e propria rete nel caricare video relativi alle proteste in atto ad Hong Kong”‎‎.‎

L’accusa infatti in questo caso è che tutti questi canali agissero in maniera sincronizzata e usando gli stessi stratagemmi, come l’impiego di VPN e altri metodi per nascondere l’origine degli account coinvolti, tipici di operazioni coordinate, volte a influenzare l’opinione pubblica tramite la diffusione di fake news.

Reazione a Catena

Subito dopo sia Twitter che Facebook hanno preso provvedimenti per limitare la diffusione di fake news sulla situazione a Hong Kong, cancellando centinaia di pagine e account provenienti dalla Cina e, nel caso di Twitter, annunciando anche il blocco a pubblicità provenienti da media controllati dallo Stato. Twitter avrebbe sospeso ben 936 account che sarebbero stati legati alla campagna di disinformazione cinese contro i manifestanti di Hong Kong, mentre Facebook, dietro suggerimento della stessa Twitter, dopo aver effettuato dei controlli ha ‎annunciato di aver rimosso sette pagine e aver sospeso tre gruppi e cinque account, tutti coinvolti in attività di disinformazione e parte di una rete di piccole dimensioni che svolgeva attività coordinate di spam e diffusione di fake news focalizzate su Hong Kong. Instagram invece  ha di recente aggiunto un nuovo passaggio dei propri post che mira a proteggere l’utenza ma che ha già causato molte lamentele

Instagram

Da qualche settimana, i post sono sottoposti al fact checking questo strumento dovesse trovare parole o immagini che contribuiscono potenzialmente alla disinformazione, si attiverà per ridurre la distribuzione e inserire un’etichetta che identica i contenuti falsi. Instagram ha integrato una funzionalità che contribuirà a diminuire la disinformazione, ma gli artisti potrebbero essere seriamente danneggiati da questo strumento. La società, dopo aver analizzato ogni post, deciderà se inserire o meno un’avvertenza visibile agli utenti. Un’artista ha però dichiarato che anche lui e i suoi “colleghi” potrebbero essere svantaggiati.

Un’idea molto interessante che contribuirà a ridurre la quantità di fake news, ma c’è un grosso problema. Anche gli artisti digitali, che utilizzano sempre più la piattaforma, potrebbero essere oscurati dal fact checking. A diffondere questa notizia è stata Toby Harriman, che ha trovato l’etichetta in una foto in cui è presente una collina multicolore. Subito dopo, l’oscuramento è stato rimosso, ma è chiaro che questo potrebbe ugualmente danneggiare i numerosi creativi.

Twitter

Twitter ha avuto la reazione più dura.“Essendo Twitter bloccato in Cina, ‎molti di questi account utilizzavano connessioni VPN per postare su Twitter”, si legge sul blog ufficiale del social network. “Tuttavia, alcuni account hanno effettuato l’accesso tramite specifici indirizzi IP non bloccati situati nella Cina continentale” Secondo Twitter, i quasi mille account bloccati costituivano la gran parte della rete attiva in questo tipo di attività, ma una rete assai più vasta, di circa 200mila account, sarebbe stata sospesa proattivamente, prima ancora di essere entrata in funzione sul servizio. Inoltre, in risposta ad alcune critiche mosse nei giorni scorsi, secondo cui la Cina stava usando Twitter per diffondere post dai media statali che screditavano le proteste, ha preso la drastica decisione di non ospitare più pubblicità provenienti da media controllati dallo Stato. La decisione sarà applicata a tutti i media, e Twitter è stata assai attenta in questo caso a parlare genericamente, senza mai nominare direttamente la Cina.

‎”Notificheremo direttamente alle entità interessate la nostra decisione nei prossimi giorni, dopodiché i diretti interessati avranno 30 giorni per interrompere la distribuzione dei propri contenuti pubblicitari, dopodiché applicheremo unilateralmente le nostre nuove policy”, si legge sul blog Twitter. “Nel frattempo, non saranno consentite nuove campagne e applicheremo rigorosamente le nuove policy. I media interessati saranno comunque liberi di continuare a utilizzare il proprio account Twitter per partecipare organicamente alla conversazione pubblica, fin quando saranno conformi alle nostre regole”.

 

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