Faceapp: l’applicazione che mostra come saremo da vecchi è l’apoteosi della nostra paura del tempo

Faceapp è l’ultima moda ad impazzare sul web, un’applicazione in grado di mostrare quale potrebbe essere il nostro aspetto da vecchi e il cui successo ha molto da dirci sulla nostra paura della morte.

Faceapp

Temiamo la morte e per questo siamo terrorizzati dal Tempo. Abbiamo paura di ciò che saremo e soprattutto di ciò che non saremo più. Ci spaventa l’idea di andare in contro al decadimento, come tutti gli esseri che ci circondano, ma è proprio per questo che vogliamo conoscere il futuro, il nostro. Faceapp è l’apoteosi di questi innati timori e per questo è diventata in pochissimo tempo un fenomeno globale. L’app in grado di invecchiarci è la risposta più frivola alla paura più profonda.

Vedersi vecchi per riconoscersi giovani

Il divenire è ciò che mantiene vivo l’Universo. Per dirla al modo di Eraclito, potremmo affermare che il divenire sia l’unica cosa immutabile nel cosmo. Ogni cosa si origina e decade, tranne la legge che fa sì che questo accada. Proprio Eraclito è stato il primo filosofo a sostenere la mutabilità costante del reale, in contrasto con i suoi predecessori. Secondo Talete, ad esempio, il principio alla base della realtà sarebbe stata l’acqua. Una sostanza immutabile, costitutiva del tutto. Il grande interrogativo dei filosofi successivi è stato perciò quello di coniugare l’idea di un elemento originario immutabile, con l’effettiva molteplicità delle cose che compongono il mondo. Eraclito risolve la questione con relativa semplicità: l’origine di tutto è un fuoco cosmico, che distrugge e ricrea continuamente la realtà. Suppone quindi un funzionamento dialettico del cosmo.

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L’uomo è parte di questo processo, come ci è manifesto e costantemente ricordato dal mondo intorno a noi. I nostri corpi e le nostre menti sono in continua evoluzione, in crescita perenne. Ogni giorno migliaia di cellule nel nostro organismo nascono e muoiono. Questo processo continua per decenni, finché l’azione del tempo sul nostro DNA non riduce progressivamente la capacità delle nostre cellule di rigenerarsi. Ecco che invecchiamo ed infine moriamo. Se il tempo è allora il nostro peggior nemico, perché folle entusiaste condividono i propri volti raggrinziti? Semplice. Vederci vecchi è il modo migliore per allontanare la vecchiaia da noi. Allo stesso modo in cui, nel pieno di una scena splatter in un film horror, chiudiamo solo mezzo occhio, così facciamo con la caducità del nostro corpo. Osserviamo il nostro viso invecchiare, ma solo attraverso un’app, come in un vedo e non vedo. Faceapp ci permette di proiettare il pesantissimo fardello della morte in una dimensione fittizia, divertente, scherzosa, come se quei volti osservati non fossero i nostri. Ci guardiamo, con una certa morbosità, vecchi, per gioire della nostra giovinezza. Faceapp ci mostra degli individui che incosciamente crediamo non siano noi, che pensiamo di non raggiungere mai.

Faceapp

Davanti all’ennesima mania social non ci resta che chiederci se un giorno l’uomo sarà in grado di vincere la morte. Se quello che viene fatto oggi tramite un filtro fotografico, possa essere fatto un giorno, all’inverso, con una qualche tecnologia medica. Cogliamo però nel frattempo l’impeto superomistico di Nietzsche e non arrendiamoci al Tempo e alla vecchiaia, ma guardiamo il nostro volto rinsecchito da Faceapp e diciamogli: “Quando tu sarai così, io sarò ancora giovane.” E chi vuole intendere, intenda pure.

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