Estate in montagna: per Gautier una bellezza inutile, per gli Avengers e Heidi un’utilità bella

Estate è sinonimo di vacanze. Si possono cercare in campagna, al mare, in montagna o nelle città. Cosa hanno da dire la cultura alta e quella pop su questi luoghi?

Perché non considerare anche la montagna tra le mete preferite della nostra estate?

Estate, estate, estate ed ancora estate. Ormai non si sente parlare d’altro. Sarà perché ormai anche agosto è arrivato, o sarà per il caldo torrido che opprime il Paese intero, ma questa parola compare su ogni media e si ritrova quasi quotidianamente nelle conversazioni comuni. La maggior parte delle volte, però, il termine non è fine a se stesso. Viene infatti spesso accompagnato anche dalla parola magica che fa illuminare gli occhi a chiunque: vacanza.

Certo, non esistono solo le vacanze estive. Eppure queste hanno una qualche aurea speciale che le fa sembrare più vacanze delle altre. Forse perché da quando siamo piccoli le associamo alla tanto agognata libertà dopo nove mesi sui libri? Quale sia la ragione, esistono poche persone al mondo che non le amano con tutto il cuore. Ma come ogni cosa bella, anche le vacanze estive celano un problema: dove si va? Tra le destinazioni più papabili ci sono da sempre il mare, la campagna e la città, ma come dimenticare la montagna?

I monti sono da sempre protagonisti di opere di tutti i generi, che ne elogiano la bellezza. Ma se per Gautier questa bellezza è data proprio dalla loro inutilità, per gli Avengers o Heidi essi vengono descritti come un rifugio sicuro, per natura utile agli esseri umani.

 

‘Dans la Sierra’: l’inutilità come unica garanzia di bellezza

Io amo di un amore folle i monti fieri e sublimi

[…]

Non portano niente, non sono utili,

non hanno che la loro bellezza, che so essere ben poco,

ma io li preferisco ai campi grassi e fertili,

che sono così lontani dal cielo e che non vi vedono mai Dio.

Questi sono pochi versi della poesia ‘Dans la Sierra’ di Théophile Gautier. Il poeta, padre del movimento Parnassiano, faceva suo il motto ‘l’arte per l’arte’. Questa breve frase stava ad indicare il fatto che l’arte, quindi anche la letteratura, dovesse essere utile solo a se stessa. Niente impegno politico, niente coinvolgimento personale, solo arte che per la sua bellezza sterile poteva portare a Dio. Questo pensiero un po’ ricorda quello del maggiore esponente del decadentismo inglese (e il più celebre dandy) Oscar Wilde.

Ma non solo l’arte doveva per lui essere fine a se stessa. Anche la bellezza, per potersi considerare autentica e modo per arrivare a Dio, doveva esserlo. Per questo Gautier elogia i monti, e non i campi. Perché le montagne, con la loro natura rocciosa, le cime alte ed il clima rigido non si situano nella descrizione ‘adatte al benessere dell’uomo’. Al contrario, sono all’essere umano completamente inutili, buone solo a rompere la punta dell’aratro.

Ma proprio per questo sono belle. Non servono a nulla, sono belle così come sono. Un’estate tra i monti probabilmente per Gautier andrebbe anche bene, proprio perché gli garantirebbero un modo perfetto per vedere Dio nel cielo. Quei picchi sono amati dal francese per la loro sublime inutilità. Dovremmo dunque amarli anche noi per lo stesso motivo?

Théophile Gautier

 

La montagna come rifugio sicuro 

Liberissimi di farlo. Ma prima di dare per certa una posizione, bisognerebbe anche considerare gli altri punti di vista. Le montagne sono sì scomode all’uomo come dice Gautier, ma in certi casi possono anche essere considerate come un rifugio dalla caotica città. Un ottimo modo, insomma, per assicurarsi pace e tranquillità, quali che siano i nostri scopi.

Si pensi, per esempio, alla Valle d’Aosta. Una regione incastonata tra quegli inutili monti di cui parla Gautier e ricca di castelli sulle loro cime. Castelli costruiti sui picchi, perché? Perché assicuravano protezione. Era più difficile per gli eventuali conquistatori attaccare la fortezza se era a decine o centinaia di metri di altezza. Un rifugio sicuro per l’uomo che li abitava, o per ciò che rimane di un’antica organizzazione terroristica che ci conduceva esperimenti sugli esseri umani. Non si parla di criminali reali, almeno non questa volta, ma solo cinematografici. Nel film ‘The Avengers: Age of Ultron’ infatti i membri dell’HYDRA che vengono combattuti all’inizio della pellicola situano i loro laboratori proprio nel Forte di Bard, una delle tante roccaforti che svettano in Valle d’Aosta. La scelta di situare un laboratorio segreto in un luogo simile non può che testimoniare il fatto che le montagne possono assicurare una privacy ed una calma che pochi altri luoghi garantiscono.

‘The Avengers: Age of Ultron’ si apre con una veduta sul Forte di Bard, dove l’HYDRA ha la sua base segreta

Ma per usare esempi più piacevoli, si pensi ad Heidi. La bimba dai capelli corvini che ha accompagnato l’infanzia di molti di noi è un’altra prova di come la montagna possa essere bella, piacevole, accogliente ma anche utile allo stesso tempo. I monti svizzeri incorniciano le avventure di questa piccola protagonista, che fa risaltare la piacevolezza di abbandonarsi alla pura natura della montagna. Pace, tranquillità e soprattutto paesaggi mozzafiato descrivono un ambiente che tutto può sembrare tranne che inutile. Al contrario, l’uomo può trovarci un benessere psicologico ma anche fisico, elevando i monti a luogo utile per eccellenza. Utile che vuol dire anche bello in questo caso, perché in grado di regalare viste che non hanno nulla da invidiare ad altri luoghi del mondo.

Quindi per come si voglia considerare la montagna, se bella perché inutile o utile perché bella, non si può in alcun caso dire che essa non sia a tutti gli effetti uno dei luoghi migliori dove spendere le proprie vacanze estive. E che magari non si incontri per le passeggiate un gruppo di supereroi che combattono mentre un poeta ne descrive le gesta, tenendo al sicuro una piccola bimba con un vestito rosso?

Heidi vive le sue avventure proprio tra i monti

Sabrina Ciamarra

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