“Essere o non essere” nel terzo millennio. Da Black Mirror alla corsa per il like: la necessaria approvazione dell’altro.

Quanto siamo disposti a fare pur di ottenere l’approvazione altrui? E quanta rilevanza ha l’apparenza sulle nostre vite?

Black Mirror e Martin Heidegger: Lacie Pound e la vita inautentica

Lacie Pound, protagonista dell’episodio 3×01 della serie tv Black Mirror (“Caduta libera”), è una giovane donna ossessionata dall’aspirazione alla popolarità.

La realtà in cui vive, che è, peraltro, la realtà di un futuro prossimo che contraddistingue l’intera serie tv, permette agli individui di votare la popolarità degli altri e, di conseguenza, di essere votati; ciò è reso possibile grazie a dispositivi intelligenti che consentono a tutti di visualizzare, tramite delle speciali lenti, il proprio punteggio, il cui massimo è 5.  Il 5 simboleggia, in questa specifica realtà, l’ideale di vita perfetta, significa poter ottenere tutto ciò che si desidera. Lacie, che ha un punteggio di 4,2, scopre che per poter avere uno sconto sull’acquisto di una nuova casa, deve ottenere un punteggio di almeno 4,5. Così inizia a far di tutto affinchè questo avvenga. Da questo momento in poi si innescheranno una serie di circostanze che la porteranno alle azioni più folli pur di ottenere quel 5. Ma non saranno valse a nulla, dato che, alla fine, perderà tutto, e paradossalmente, nella perdita di tutto, sarà felice.

Potremmo considerare questo episodio di Black Mirror come una parabola del mondo contemporaneo. Un mondo in cui ciascuno di noi necessita prioritariamente dell’approvazione e del consenso dell’altro. Sembra di trovarsi, infatti, all’interno di quello che il filosofo esistenzialista Martin Heidegger definirebbe il dominio del “si”, ovvero l’inconsistente dominio del “si pensa” e del “si fa”: l’uomo vive e si nutre costantemente dell’altrui opinione e del futile chiacchiericcio di sottofondo, incrementato dalla curiosità. Non possiede una propria visione del mondo, nè riesce, più banalmente, a compiere una scelta, rimanendo costantemente arenato ad un bivio. Piuttosto che vivere, si lascia vivere dall’altro, quasi reificato, ridotto, cioè, a cosa tra le cose, in una dimensione di assoluta inautenticità. Da questa deleteria dimensione è necessario fuggire, per riconquistare a pieno titolo il dominio del “se”, ovvero la condizione di assoluta autenticità, nella quale l’individuo vive assumendo come scopo prioritario se stesso e non gli altri, in cui si dimostra capace di scegliere e di vivere secondo le proprie opinioni, rinsavendo, così, da quella condizione pietrificata propria della vita inautentica.

La pericolosa approvazione dell’altro

Ma perchè è così importante per noi l’approvazione dell’altro? La risposta ce la fornisce la psicologia. Bisogna premettere che questa necessità risulta profondamente radicata nella natura umana, dal momento che, come affermava Aristotele, l’uomo si configura come un animale sociale, e non potrebbe fare a meno della dimensione pubblica, del contatto con l’altro, che lo contraddistingue in toto. Tuttavia, vi è un forte divario tra la persona soddisfatta per il consenso ricevuto e quella che fa dipendere la propria vita dal consenso dell’altro. Il profilo di quest’ultima è molto comune: debole, insicura, priva di autostima; colei che, insomma, affronta la vita camminando a testa bassa. A contraddistinguerla, inoltre, è l’assoluta mancanza di assertività, che non la porta mai a rispondere con un secco “no”. Tutto ciò, probabilmente, a causa di un percorso di vita che l’ha portata a credere di non valere affatto, non permettendole, dunque, la costruzione di una definita identità. Così, del tutto estranea a se stessa e a ciò che realmente vuole, trascorre la vita a cullarsi sul giudizio e sul compiacimento dell’altro, a vivere sempre in seconda persona. Non contempla il fatto che questo atteggiamento sia estremamente dannoso, dal momento che non la condurrà mai al conseguimento di un’interiore serenità.

L’uscita da questa condizione richiede un lungo e faticoso lavoro su se stessi, finalizzato all’accrescimento dell’autostima, che parte, innanzitutto, dall’accettazione dei propri limiti: trasformare, cioè, le proprie imperfezioni in punti di forza e capire che quella ruga in più, ad esempio, ci rende più affascinanti. Bisogna, inoltre, cercare di comprendere le proprie esigenze e necessità, ponendosi in cima alla lista e scegliendo se stessi giorno dopo giorno. Utilizzare un po’ di sano egoismo non è mai sbagliato. Sviluppare una propria Weltanschauung, una propria visione del mondo, pur contro corrente che sia, ci porterà a comprendere cosa vogliamo davvero e a saper discernere le persone con cui condividere il nostro cammino, da quelle che ci utilizzano come cose tra le cose.

I social network e la corsa per il like: la spettacolarizzazione del sè.

I social sono l’esempio negativo delle conseguenze del consenso che vogliamo ottenere a tutti i costi dall’altro. Basti pensare alla tanto famigerata corsa per il “like”. Pubblichiamo una foto, prestando molta attenzione a modificarla con i filtri più originali, scriviamo un pensiero, con il nostro italiano più forbito. E poi passiamo il resto della giornata ad aprire compulsivamente il social in questione, per vedere un riscontro, tramite il like. Se riceviamo molti like ci sentiamo appagati; se, al contrario, ne riceviamo pochi, proviamo un senso di vulnerabilità che condiziona le nostre ore successive. Ci mettiamo in discussione, iniziamo a chiederci cosa c’è che non va in noi e, nel dubbio, ci colpevolizziamo. Questo meccanismo contraddistingue, implicitamente ed esplicitamente, tutti coloro che sono iscritti ad un social network, in particolare gli adolescenti, più facilmente vulnerabili. Sono stati condotti diversi studi in merito, che rendono ragione di allarmanti fenomeni che potrebbero minare, in futuro, la stabilità dell’adolescente di oggi.  Stiamo parlando, ad esempio, del Vamping, ovvero della tendenza da parte dei ragazzi ad essere connessi h24, fenomeno, questo, che li porta a rimanere svegli anche nelle ore notturne e ad influenzare, dunque, quelle diurne rendendoli, inoltre, iperattivi. La vita degli uomini del domani è, dunque, scandita dal virtuale ed influenza profondamente il corso delle loro giornate, rendendoli apatici, anonimi e, purtroppo, anche emotivamente e fisicamente disturbati. Alla base di disturbi come l’anoressia e la bulimia vi è, spesso, il disperato bisogno di voler arrivare a tutti i costi ad un  determinato numero di like; questo perchè vi è la necessità primaria di omologarsi alla massa, per sentirsi importanti e sicuri di sè. Poco importa se a risentirne sarà la loro salute, poco importa se gli atteggiamenti che si vogliono imitare sono moralmente e concretamente sbagliati. Vi è una spaventosa determinazione in questo, che dovrebbe essere incanalata, al contrario, verso il totale opposto. Adolescenti a parte, il mondo dei social è la riprova del fatto che senza l’approvazione dell’altro ci sentiamo alquanto inconsistenti. Di conseguenza, pur di ottenere consensi, ci omologhiamo al gregge, perdendo di vista noi stessi: nell’eterna lotta tra essere ed apparire, è sempre il secondo a vincere.

Ciò si nota ancor più nella spettacolarizzazione delle nostre vite sui social. Il concetto di privacy sembra non esistere più. Le nostre vite sono, ormai, di dominio pubblico, provando, noi una sorta di appagamento nel mostrare agli altri le varie attività che contraddistinguono la nostra giornata. Che si tratti di cucina, di tatuaggi, di figli, di vacanze, stiamo diventando sempre più il Grande Fratello di noi stessi.

Tomasi Lorenza

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