La direzione del tempo. Strutture narrative in Gabriel Garcìa Màrquez e How I met your mother

Nei romanzi di Gabriel Garcìa Màrquez la tecnica narrativa adottata è la stessa di How I met your mother, ma con fini e significati completamente diversi.

Non è un caso che il romanzo preferito di Ted Mosby sia L’amore ai tempi del colera di Gabriel Garcìa Màrquez. Certo la perseveranza in amore caratterizza tanto il protagonista della serie americana quanto quello del romanzo di Màrquez, ma c’è di più: nel raccontare ai suoi figli la storia di come ha incontrato la loro madre, Ted utilizza la stessa struttura narrativa che ritroviamo nei romanzi che rientrano sotto il genere del realismo magico dello scrittore colombiano. Significa leggere la propria vita al servizio di quella logica che si pensa abbia o che comunque le si è voluto dare, come se gli eventi fossero già teleologicamente indirizzati ad un certo fine. Ed è esattamente quello che fa Ted Mosby nel raccontare ai figli la sua storia, il cui fine sarebbe stato quello di diventare la persona che doveva diventare per poter incontrare la donna della sua vita.

Gabriel Garcìa Màrquez e il tempo ciclico

Nei romanzi magico-realisti di Gabriel Garcìa Màrquez i capitoli seguono una struttura ricorrente. All’inizio viene menzionato un fatto che sarà fondamentale per la vicenda narrata in quel dato capitolo, che sarà anche l’ultimo in ordine cronologico di cui si parlerà e che viene quindi momentaneamente sottratto all’ordine degli eventi, messo in evidenza con una prolessi. Ogni capitolo comincia cioè con un salto nel futuro, per proseguire poi con un unico flashback, da cui la narrazione prosegue lineare verso il fatto raccontato all’inizio. Le continue prolessi e analessi, il passaggio da un momento cruciale dell’esistenza di un personaggio e il ricordo di tutto ciò che ha portato ad esso, sono insieme elementi che concorrono a far percepire al lettore il presente come se fosse già un ricordo, impregnando ogni pagina di nostalgia. Allo stesso modo vengono costruite inversioni di causa ed effetto: un personaggio, ad esempio, soffre per una disgrazia ancor prima che questa avvenga. Il tempo diviene così anche un tempo ciclico: ogni cosa torna su sé stessa, molti eventi vengono ripresentati più volte e ogni cosa è caratterizzata da ripetitività. I personaggi sono sempre uguali a sé stessi, impossibilitati a fuggire e ad uscire dalla propria condizione di solitudine, condannati per sempre a cadere negli stessi, umani errori. Questo perché il messaggio che vuole lasciare Gabriel Garcìa Màrquez ha ragioni prettamente politiche e sociali: è una condizione claustrofobica del tempo, quella che condanna i suoi personaggi, ed è l’emblema della condizione di un popolo come quello colombiano che è incapace di evolversi, di liberarsi da questo circolo vizioso per essere finalmente indipendente. La direzione del tempo, la logica che alla fine si riscopre negli eventi, è per i suoi personaggi una pena esistenziale, che li costringe a rimanere intrappolati in uno schema dal quale sembrano non sapersi mai davvero liberare.

How I met your mother: il senso del tempo

La struttura narrativa è esattamente la stessa che utilizza Ted per raccontare ai figli la sua storia, ma le ragioni che motivano la scelta stilistica sono completamente diverse. Il significato della serie e della direzione del tempo che in essa si dà ha radici tutte umane: siamo come mossi dalla necessità di dare un senso ed una logica agli eventi della nostra vita, spesso perché non saremmo in grado di accettare che tutto ciò che c’è stato per noi di negativo vada nel vuoto. È tuttavia un’operazione che non possiamo fare fintanto che siamo ancora in mezzo agli eventi, per quanto ci sforziamo di trovarvi già un senso. Ci è concesso farlo in maniera definitiva solo una volta che abbiamo la visione d’insieme, solo una volta che guardiamo le cose dall’alto: ma questo non significa che non possiamo sforzarci di ricercare un senso nel mentre. È un istinto tutto umano, quello di ritrovare un ordine nel nostro passato e di riscoprirne gli esiti nel presente, perché è solo così che possiamo raccontarci come storia. Non è detto però che questo implichi necessità: si tratta di un lavoro che possiamo fare in modo completo solo a posteriori, di una lettura che alla fine diamo alla storia della nostra vita per ritrovarle un senso, per darle una direzione anche a nome dei momenti in cui ci sembrava non ce ne fosse una. C’è come una tendenza naturale nell’uomo, ci insegna indirettamente Ted, per cui siamo portati a leggere ciò che accade secondo le nostre credenze. Fosse anche solo inconsciamente, l’uomo è sempre mosso da una certa necessità che lo spinge a ricercare un senso, ed è proprio in virtù di questo che riusciamo a dare un significato al nostro vivere. E anche se questo significato che vogliamo ritrovare nelle cose molto spesso può non essere quello che pensavamo che fosse, è questa continua ricerca della verità e soprattutto della propria verità a mantenerci in movimento. Anche Einstein si rifiutava di credere che Dio giocasse ”a dadi con l’universo”, e ricercava infatti una teoria del tutto. E se in Màrquez una fine già segnata è la condanna ad un tempo dal quale non si può sfuggire, in How I met your mother è piuttosto una liberazione, una scelta, quella di vedere gli eventi della propria vita dando finalmente un senso ad ogni cosa che c’è stata.

Noemi Eva Maria Filoni

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