Il Superuovo

Eretici, atei, anticlericali: scopriamo se lo studio della filosofia possa allontanare dalla fede

Eretici, atei, anticlericali: scopriamo se lo studio della filosofia possa allontanare dalla fede

Filosofia, emblema della ragione, e fede, emblema della credenza religiosa. Come interagiscono le due? Si giunge per forza ad una concezione areligiosa?

Fonte: Abel Marquez

“Atei, anticlericali e comunisti” – dice scherzando Don Alberto Ravagnani, il quale video ha ispirato l’argomento di questo articolo (link) – questi sono alcuni dei risvolti dello studio della filosofia! Parlando di filosofia e di fede, si sa, l’argomento è sempre acceso – per non parlare di scienza e fede, ma per quello si rimanda a Galileo, Darwin e tutti quelli che la Chiesa ha sbruciacchiato negli anni.

I RAPPORTI FRA FILOSOFIA E RELIGIONE: FRA ACCUSE E CONDANNE

La domanda da porsi è se, effettivamente, lo studio della filosofia possa portare a perdere la fede, all’ateismo o all’agnosticismo (che merita una dissertazione a parte).
In primo luogo, l’ateismo è la negazione dell’esistenza di un dio, l’areligiosità. Posizione ben diversa dall’agnosticismo che, a discapito di quanto si pensi, non descrive una religiosità fittizia, legata ad un dio sui generis, bensì la dottrina filosofica che crede l’impossibilità della mente umana di conoscere l’assoluto e, quindi, il divino.

Effettivamente, la storia della filosofia ci insegna che, per lungo tempo, i rapporti fra le due “scienze del vero” – un vero molto relativo in entrambi i casi – sono sempre stati burrascosi. Accuse di empietà hanno colpito i più grandi filosofi antichi, da Socrate, Anassagora, Protagora fino ad Aristotele, per non parlare dei condannati per eresia, tra i quali ricordiamo il celeberrimo Bruno. O ancora, la famosa abiura galileiana del 1633 e l’ostilità all’evoluzionismo di Darwin. Tuttavia, non basta volgere lo sguardo al passato delle accuse dell’Inquisizione per rispondere alla domanda posta.

Fonte: Aaron Burden

I FILOSOFI CRISTIANI E LA RELIGIONE COME SALVEZZA PER KIERKEGAARD

Sant’Agostino, San Tommaso, Cusano, Moore, Vico, Pascal, Erasmo da Rotterdam, sono solo alcuni dei nomi di filosofi religiosi che popolano il percorso storico-filosofico, sempre limitandosi al panorama occidentale. Nonostante lo studio della filosofia, come qualsiasi disciplina, debba essere necessariamente laico ed oggettivo, non è possibile escludere i grandi pensatori cristiani e protestanti da esso. In parole povere, non si può fare filosofia senza aver conosciuto anche la fede.

Un esempio particolare è l’esistenzialismo di Søren Kierkegaard. Nominato perchè anch’egli uomo di fede, il suo pensiero è considerato il motore che darà poi voce a personaggi quali Camus, Heidegger, Sartre, de Beauvoir e Marcel. Nei suoi testi, Aut Aut e Timore e Tremore, egli si interroga sull’angoscia, la condizione dell’esistenza umana, senza scopo.
L’uomo kierkegaardiano, irrisolto nella consapevolezza di non poter dare senso all’esistere, può salvarsi soltanto in un modo: con la fede. Attenzione però, nel dire che Kierkegaard è un filosofo come gli altri! Questo passaggio salvifico ha una caratteristica molto particolare, che condizionerà la scelta dell’uomo: affidarsi alla religione è una via d’uscita irrazionale, che trascende dalla ragione.

I TRE MAESTRI DEL SOSPETTO E LA CONFUTAZIONE FILOSOFICA

In un discorso filosofico che mostra come unica via d’uscita la fede, ma la descrive come esterna alla ragione, come possiamo conciliare filosofia e credo? E per quanto riguarda i tre maestri del sospetto Nietzsche, Marx e Freud?

Il logos, la razionalità, non può essere distinto dalla ricerca delle verità, ma può essere confutato nel momento in cui si prova ad applicarlo alla religione. In primo luogo, nè la filosofia, nè la religione danno soluzioni certe: sono confutazioni distinte della realtà, la prima opera attraverso l’esercizio, appunto, del logos, la seconda tramite lo studio filologico dei libri sacri.

Per quanto riguardo ciò che viene confutato dai maestri del sospetto, le loro prese di posizione sono molto forti: il “Dio è morto” della Gaia Scienza di Nietzsche, l’alienazione religiosa del proletariato di Marx, l’illusione psicologica di Freud ne “L’avvenire di un’illusione”. Argomentazioni che possono portare l’uomo a perdere la fede religiosa, perché dirompenti, che squarciano il futuro dal passato con un colpo di penna ben assestato. Ma, come ci insegna la filosofia stessa, ciò che dobbiamo sempre tenere in conto è il pensiero critico che ognuno di noi può coltivare: con esso possiamo rafforzare opinioni ateiste così come idee fortemente religiose.

 

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