Morto Emanuele Severino, ci ha insegnato a conoscere l’Essere, come Parmenide

Risale al 17 gennaio scorso la scomparsa di una figura fondamentale nell’ambito filosofico occidentale. Si tratta del filosofo, scrittore ed intellettuale Emanuele Severino, considerato uno tra i più importanti pensatori del Novecento.


Il filosofo si è spento nella sua abitazione in seguito ad una lunga malattia. È giusto oggi ricordare il suo contributo alla filosofia occidentale mettendo a confronto il suo pensiero e quello di un suo fondamentale punto di riferimento, Parmenide.

La vita

Emanuele Severino nasce e vive nel bresciano, laureandosi in seguito nell’Università degli Studi di Pavia nel 1950. Prosegue gli studi ottenendo promozioni e posizioni di rilievo in ambito accademico, diviene infatti docente di filosofia teoretica all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. Presso tale sede, l’insegnamento ed il pensiero di Severino causano discussioni all’interno della facoltà. In seguito a questi contrasti e ad un accurato esame, la Chiesa proclama l’insanabile rottura tra il pensiero del filosofo ed il cristianesimo. Dopo l’esperienza conflittuale, il filosofo fu chiamato all’Università Ca’ Foscari Venezia dove fu uno tra i fondatori della Facoltà di Lettere e Filosofia, in cui insegnarono successivamente suoi allievi, tra cui Umberto Galimberti.

Il pensiero

Il filosofo bresciano criticò il capitalismo ed il comunismo, considerandoli fonte della “vita inautentica” heideggeriana, in quanto espressioni del “dominio della tecnica”. Tuttavia, il pensiero per cui più si contraddistinse fu “l’eternità di tutti gli essenti”. Secondo Severino l’occidente vive nel nichilismo, ovvero nella convinzione che tutto derivi dal nulla e vi faccia ritorno. Contrariamente a questa comune idea, il filosofo sostiene che tutto sia per necessità eterno e pensare il contrario non sarebbe altro che pura follia. È chiara e palpabile l’influenza di Parmenide nella formazione del suo pensiero e per questo è tutt’ora considerato il principale esponente contemporaneo del neoparmenidismo.

Parmenide, l’essere ed il neoparmenidismo

Parmenode di Elea può essere considerato il primo filosofo a proporre questioni ontologiche, in quanto fu il primo a concentrarsi sulla problematica dell’essere. La conclusione tutt’altro che banale a cui giunse il filosofo fu che “l’essere è e non può non essere”. L’essere di Parmenide si configura quindi come una realtà necessaria, caratterizzata da aspetti fondamentali e propri di esso. L’essere è infatti ingenerato ed imperituro, eterno, immutabile e immobile, unico e omogeneo e finito. Parmenide è considerato l’oppositore di Zenone, che sosteneva invece che “tutto scorre” e sia in continuo mutamento: “panta rei”. La problematica dell’essere sollevata da Parmenide non è stata abbandonata. Difatti altri filosofi hanno riportato l’accento su questa tematica, tra cui Heidegger ed Emanuele Severino stesso, che sono stati quindi definiti esponenti del neoparmenidismo.

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