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Ecologia e Panismo dannunziano: due modi per ricordarci che siamo parte della natura

Ecologia e Panismo dannunziano: due modi per ricordarci che siamo parte della natura

Il rapporto uomo-natura è da sempre argomento di produzione letteraria. d’Annunzio ricerca una fusione con la forza vitale della natura.

La convivenza dell’uomo con la natura è in un equilibrio precario, in quanto si tratta di una realtà dinamica. È importante conoscere le leggi dell’ecologia per poter stabilire gli equilibri perduti.

L’ecologia e le sue leggi

Le leggi dell’ecologia sono quelle che regolano le relazioni tra gli esseri viventi e il loro ambiente. Le basilari e fondamentali leggi ecologiche riguardano la diversità, l’interdipendenza tra le specie e le risorse. La forza di un ecosistema dipende infatti dalla diversità delle specie al suo interno. Tutte le specie sono interdipendenti tra loro. È chiaro inoltre che vi siano dei limiti alla crescita e alla capacità portante dell’ambiente. Il campo di studio dell’ecologia ha l’obiettivo di far luce sui meccanismi che regolano gli equilibri naturali. Lo scopo è di poter intervenire su di essi correttamente, sfruttando le risorse naturali in modo che sia evitata l’estinzione delle specie animali e vegetali e sia garantita una loro utilizzazione secondo il principio dello sviluppo sostenibile. Per millenni purtroppo l’uomo si è comportato come dominatore assoluto dell’ambiente. È intervenuto sulla natura per sfruttarne le risorse a proprio vantaggio, quindi ha modificato, costruito, consumato e distrutto senza preoccuparsi troppo delle conseguenze che avrebbe potuto innescare. L’intera umanità dipende dagli ambienti naturali per il cibo, l’acqua, il mantenimento del clima, la protezione contro le catastrofi naturali e per la sua stessa salute. In Italia esistono tutte le capacità scientifiche e tecnologiche per affrontare la corsa verso una società a più alta compatibilità ambientale. È chiaro che senza l’organizzazione dei particolari – gli incentivi opportuni, le competenze, i controlli – il potenziale non si possa esprimere. Ma ognuno di noi può fare la sua parte, cambiando le proprie cattive abitudini per salvaguardare l’ambiente.

Il Panismo dannunziano

Il termine Panismo deriva dal greco (παν, tutto) e si riferisce alla tendenza del confondersi e mescolarsi con il Tutto e con l’Assoluto, due concetti chiave della corrente letteraria del Decadentismo. Per alcuni autori e in particolar modo per il poeta d’Annunzio il tutto corrisponde alla natura. Il nome inoltre fa riferimento al dio greco Pan, divinità dei boschi. Il Panismo per d’Annunzio consiste nel considerare la natura come entità viva e movimento continuo. Il grande scrittore italiano ricerca una fusione dei sensi e dell’animo con la forza vitale della natura. L’uomo deve fondersi con l’elemento naturale ed entrare in un contatto profondo fino ad immergersi nel suo ritmo vitale. Dal momento che l’Io può confondersi ed essere parte della natura, ognuno, vivendo una compenetrazione gioiosa e un senso di comunione con tutto ciò che lo circonda, riesce a vivere secondo il ritmo naturale della vita e potenzia se stesso.

L’opera dannunziana “Sogno di un mattino di primavera”

Partendo dall’idea di fondo che la magia del sogno sia paradossalmente uno svelamento della realtà più vera e autentica, nella primavera del 1897 d’Annunzio scrive un’opera teatrale che chiama “Sogno di un mattino di primavera”. La fa cominciare dal mattino per alludere alla speranza e alle audaci fantasticherie che seppur vane, continua ad alimentare nella fresca stagione primaverile. Il testo non presenta una vocazione drammatica vera e propria ma la fa evocare dai personaggi e dalla protagonista Isabella, divenuta Demente per essere stata imbevuta e intrisa durante un’intera notte dal sangue del suo amante ucciso per gelosia dal marito. Della vicenda evocata restano l’orrore del sangue che ossessiona Isabella e il dolore della sua famiglia che sogna la sua guarigione. Ma è proprio la pazzia di Isabella a farle vivere una vita più profonda e più vasta. Come se fosse in una specie di estasi, la Demente comincia ad obbedire a leggi sconosciute, forse “divine” che le permettono di comunicare con altre e lontane realtà. La protagonista desidera il rapporto osmotico con il mondo vegetale, assorbendo la linfa rigeneratrice della primavera fino a mimetizzarsi e trasformarsi negli elementi della natura, le erbe e le foglie del giardino della sua villa. Troviamo nell’atto unico teatrale tutti gli elementi della poetica dannunziana, tra cui il tema della purificazione che riguarda il momento in cui la Demente cogliendo un ramo lo trasforma in ghirlanda, simbolo di eterna rinascita e dell’unione di vita e morte. Il momento catartico è percepito nell’acuto panismo dannunziano e nell’estetismo della natura.

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