La variante delta del SARS-CoV-2 sembra diffondersi più facilmente rispetto alle altre

Sin da quando è comparsa alla fine del 2020 in India, la variante delta del Coronavirus è pian piano divenuta la forma più comune a livello globale.

Mappa geografica che mostra tutti i paesi in cui si sono registrati dei casi di Coronavirus riconducibili alla variante delta.

Oggi i ricercatori credono di avere la risposta a questo particolare fenomeno, evidenziando come i soggetti colpiti dalla variante delta del virus siano caratterizzati da una carica virale molto più elevata rispetto al gruppo di controllo con le tipiche varianti virali.

Cosa differenzia la variante delta?

La variante delta del Coronavirus possiede differenti mutazioni a livello genomico che sembrerebbero conferire alla stessa un vantaggio replicativo sugli altri ceppi, rendendola la più trasmissibile e, allo stesso tempo, la più pericolosa per la salute pubblica. Stando alle dichiarazioni del prof. Ferguson, professore di epidemiologia all’Imperial College di Londra, la variante delta è più trasmissibile di circa il 60% rispetto alla variante alfa, la quale, a sua volta, è molto più trasmissibile del ceppo originario che causò il primo focolaio di casi a Wuhan alla fine del 2019. Inoltre, altri studi che si sono concentrati su questa nuova variante, hanno rivelato come i pazienti affetti dalla variante delta abbiano una carica virale maggiore, ossia una misura della densità delle particelle virali nel corpo.

Mappa che mostra il numero di casi di variante delta del Coronavirus a livello globale verso la fine di giugno 2021.

Approssimativamente si è stimato che la carica è circa 1000 volte più grande nei pazienti colpiti dalla variante delta rispetto alle altre note alle autorità sanitarie internazionali. La rapida proliferazione della variante delta ha fatto sì che la Gran Bretagna slittasse l’allentamento delle misure di sicurezza, evento che era stato inizialmente programmato per il 12 giugno. In Spagna, i focolai si sono soprattutto sviluppati fra persone giovani, a causa della variante delta e in alcune zone, come Madrid, il numero delle infezioni dovute a queste varianti supera quello della variante alfa. Con questo tasso di trasmissione, si ritiene che per la fine di agosto la variante delta sarà la forma predominante nei paesi dell’Unione Europea e degli Stati Uniti. Dai dati epidemiologici si constata inoltre che ricevere una singola dose di vaccino Pfizer/Astrazeneca protegga contro i sintomi della variante delta in circa il 33% dei casi, valore che sale al 60-70% in seguito alla somministrazione di entrambe le dosi.

Il genoma virale è in continua mutazione

I virus sono degli organismi biologici con scarsissime capacità biosintetiche e possiedono differenti grandezze, sia volumetriche che genetiche, andando da qualche gene fino ad un totale di circa 200 nei casi più grandi. Geneticamente, tuttavia, i virus hanno molte caratteristiche in comune con le cellule. I virus sono soggetti a mutazioni, determinando la formazione di nuovi ceppi con differenti caratteristiche morfologiche ed immunogeniche.
Le mutazioni avvengono nei virus a causa di tre meccanismi principali, ossia l’azione di mutageni fisici (come le radiazioni elettromagnetiche), il comportamento naturale delle basi azotate del DNA (fenomeni di risonanza chetoenolica/aminoiminica) e la fallacia degli enzimi nel replicare correttamente gli acidi nucleici. Gli effetti dei mutageni fisici e del comportamento dei nucleotidi sono relativamente costanti in tutti i virus dal momento che si tratta di fenomeni che si verificano in tutti i virus. Tuttavia, i virus differiscono marcatamente nei loro tassi di mutazione, per cui il punto critico è la fedeltà degli enzimi di replicazione nel non commettere errori durante la duplicazione virale.

Quando si accumulano delle mutazioni genetiche nei virus, portando alla formazione di nuovi ceppi, gli anticorpi precedenti, la cui produzione è stata stimolata da altri strains presenti nelle attuali formulazioni vaccinali, non coprono altrettanto efficacemente questa nuova forma virale. Da qui la necessità di una eventuale terza dose di vaccino. 

Vaccini contro le nuove varianti

Considerata l’insorgenza di numerose nuove varianti virali di SARS-CoV-2, l’EMA ha rilasciato all’inizio del 2021 un reflection paper dove forniva delle linee guida per le aziende manifatturiere al fine di regolare le modifiche ai vaccini in previsione di una protezione contro delle varianti in via di sviluppo. L’agenzia europea infatti ha richiesto che venga effettuato almeno un trial clinico nei soggetti che non sono stati ancora vaccinati e non hanno mai contratto l’infezione virale, generando uno “studio di ponte” per raccogliere informazioni che dimostrano che la risposta immunitaria, innescata dal vaccino contro la variante virale, sia della stessa intensità della risposta immunitaria indotta dalle attuali formulazioni vaccinali nei pazienti. Inoltre, l’EMA si premura di ricordare che bisognerebbe essere anche valutata la efficacia del vaccino contro la variante quando data come “booster” nei pazienti che sono già stati vaccinati in precedenza con le attuali alternative vaccinali. La risposta immunitaria indotta da una dose del vaccino contro la variante dovrebbe essere comparata con la risposta immunitaria registrata durante i trial clinici con il vaccino di partenza contro i ceppi originali. Inoltre, bisognerebbe imbastire alcuni studi post-autorizzazione per monitorare la sicurezza a lungo termine e la copertura efficace dei vaccini contro le nuove varianti del SARS-CoV-2.

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