Esistono molti vocaboli che, all’apparenza, possono sembrare di origine inglese, ma che-in realtà- sono latine.

In linguistica, tali lemmi si definiscono “pseudoanglicismi”; si tratta di un tipo particolare di anglicismi, quindi di parole o espressioni inglesi, che contengono elementi inglesi o che sembrano inglesi, ma che, in realtà, nella lingua inglese non esistono. Da alcuni studiosi, gli pseudoanglicismi sono percepiti come anglicismi falsi perché sembrano provenire dall’inglese, ma tecnicamente vengono da un’altra lingua.
Vediamo, in particolare, degli esempi di parole che molti definirebbero “anglicismi”, mentre effettivamente sono termini di origine latina e, dunque, “prestiti”.
1. L’anglo-latino e la tecnologia
La parola “audio” è la prima persona del presente indicativo attivo del verbo audire (IV coniugazione)= udire, ascoltare.
Simile è l’etimologia di “video“, prima persona del presente indicativo attivo del verbo vedere (II coniugazione)= vedere.

2. Parole che terminano in -um
“Solarium” deriva a sua volta dal termine sol, -is= sole e, oggi, indica una terrazza esposta al sole oppure centro estetico in cui è possibile sottoporsi a sedute di abbronzatura artificiale.
“Aquarium“= lett. cisterna dal latino aqua, cioè acqua; oggi, sta a indicare una vasca, generalmente di vetro, in cui sono allevati animali o piante acquatiche a scopo di studio.
“Auditorium” dal verbo latino audire= ascoltare, udire; sala destinata a esecuzioni musicali e corali
“Referendum” viene dall’espressione latina convocatio ad referendum cioè “convocazione per riferire”; indica l’istituto giuridico con cui il popolo é chiamato a pronunciarsi, direttamente, mediante votazione, su questioni di interesse nazionale.
“Stadium“= lett. stadio, dunque impianto stabile per manifestazioni sportive all’aperto, costituito da una serie di gradinate poste lungo il perimetro, sulle quali prendono posto gli spettatori.
“Datum“, utilizzato soprattutto al plurale “data” (es. cfr “big data”), indica il dato, il riferimento. In latino, originariamente, anche come sostantivo, rifaceva al verbo “do“, quindi dare e “datum” significava dono, cosa data.
“Medium“, come datum, usato per lo più al plurale, dunque “media” denota, oggi come allora, il mezzo; anche se, attualmente, lo si utilizza in espressioni come “mass media”= mezzi di comunicazione di massa, ad esempio radio, tv, internet, social network ecc.
3. Termini che finiscono in -us
“Campus“= lett. campo; oggi viene usato per indicare l’area di pertinenza di una struttura universitaria e, per estensione, l’università stessa.
“Bonus“= lett. buono, come aggettivo qualificativo; attualmente denota una gratifica annuale corrisposta, come incentivo, da un datore di lavoro.
“Focus“= lett. fuoco, focolare, inizialmente sinonimo di ignis, -is; in lingua inglese e, conseguentemente, poi, in italiano “messa a fuoco” e, più in generale, attenzione, approfondimento.
4. Terminazioni in -or
Il “tutor” (=difensore e protettore nell’antica Roma) è divenuto un assistente o un istitutore.
Lo “sponsor” latino era il garante, colui che faceva una promessa; oggi è un sostenitore e, nello specifico, un finanziatore di una qualsiasi attività da cui ricava pubblicità.
Il “monitor” per i Romani era l’ammonitore, il consigliere; ai nostri tempi indica lo schermo di un computer o di un televisore.
5. E ancora…
Perfino “exit” viene direttamente dal latino: è la terza persona singolare del presente indicativo del verbo exire= uscire, quindi alla lettera andrebbe reso con “egli esce”. In inglese, indica l’uscita e, specialmente, quella di sicurezza.
“Summit” lett. sommità, cima; oggi, indica un incontro al vertice dei dirigenti e degli esponenti più illustri e più importanti della politica internazionale.
“Plus“= di più; il cui significato non è mutato.
“Junior” e “senior” rispettivamente “più giovane” e “più anziano”.
A volte sorge spontanea la domanda: “Questa parola è inglese o latina?” e non è sempre facile dare una risposta univoca, anche perché occorre tener presente che il 60% dei lemmi della lingua inglese ha effettivamente un’origine latina.
Spesso, il problema è rappresentato anche dalla pronuncia: si dice “plus” oppure “plas”? “Summit” o “sammit”? “Media o “midia”? “Junior” o “giunior”?
La pronuncia più corretta sarebbe quella latina, ma alcuni linguisti non escludono l’opzione anglosassone; dopotutto, la lingua è qualcosa che, in quanto prodotto umano, è in costante mutamento.
Tra l’altro, alcune voci, come bonus, campus, focus, sono entrate in italiano in un secondo momento, tramite l’inglese, e non direttamente dal latino; per tale motivo sono definite “xeno-latinismi”, lett. “latinismi stranieri”.
Insomma, non è semplice riassumere in poche righe l’etimologia e la storia di ogni vocabolo che, nel suo piccolo, ha contribuito a dare vita a quella che potremmo definire una straordinaria “translatio culturarum”, ossia “traslazione di culture”.