Abbiamo intervistato in esclusiva Murubutu, rapper con una forte ispirazione letteraria. Esponente del genere dello storytelling,”mi ha permesso di unire due amori della mia esistenza: il rap e la narrativa”, l’artista reggiano opera come Boccaccio: utilizza storie per raccontare un sentimento. 

Alessio Mariani, in arte Murubutu, è un rapper atipico che è riuscito a creare un connubio perfetto tra l’hip-hop e l’esperienza letteraria, storica e filosofica. Insegnante e musicista, nato a Reggio Emilia classe ’75, è senza ombra di dubbio uno dei migliori storyteller della musica italiana, che ha contribuito con i suoi testi a scrivere la storia di questo filone.

E’ un esponente del rap-didattico, con testi dove spiega figure retoriche, la battaglia di Lepanto o la seconda guerra mondiale, e del rap-narrativo, con testi ispirati a romanzi o a fatti realmente accaduti. E’ un rapper alternativo perché si discosta dalle narrazioni del ghetto o dell’autoesaltazione che sono il tema centrale di larga parte della scena hip-hop.

Ha deciso di raccontarsi con lo storytelling, genere che gli è molto confacente e nel quale è riuscito ad affermarsi grazie alla particolare sensibilità dei suoi versi e per la voluta ambiguità che caratterizza certi testi (l’esempio più lampante è probabilmente ”Quando venne lei”) che richiedono più di un ascolto per essere compresi e goduti a pieno.

Tra gli autori più importanti per quanto riguarda l’arte del narrare va certamente nominato Boccaccio. Quasi sette secoli fa nel Decameron con le sue novelle, che offrono una straordinaria panoramica sulla società del trecento, sviluppa i temi che gli erano più a cuore come l’amore e la fortuna. Ciò che fa è davvero molto simile al nostro rapper reggiano. Lo storytelling è uno strumento per ritrarre eventi reali o fittizi attraverso parole, immagini o suoni. Questa procedura narrativa permette di promuovere idee e valori. E’ un metodo di riflessione per la costruzione di significati interpretativi della realtà. Soprattutto le emozioni dell’uomo, attraverso la narrazione trovano il mezzo più efficace di espressione.

Il fatto che Murubutu e Boccaccio abbiano scelto entrambi l’arte dello storytelling per raccontarsi dimostra come, anche se con generi e modalità diverse, le opere di questi due artisti siano vicine e abbiano un unico filo conduttore, quello della narrazione appunto, che lega ogni racconto all’altro, all’interno di un filone che è stato segnato e arricchito da molti artisti e da molti sarà ancora attraversato. Di questo legame con la letteratura è lo stesso Murubutu che ce ne parla nell’intervista che ci ha rilasciato.

L’arte dello storytelling ha delle radici antichissime. Una delle tre corone della letteratura italiana, Boccaccio, nella sua opera più conosciuta, il Decameron, con le sue cento novelle, opera in un modo molto simile al tuo: utilizza storie per raccontare un sentimento. Cosa ne pensi di un possibile paragone con questo autore?

”A me Boccaccio piace tantissimo, oltretutto è veramente una ventata di freschezza, non tanto nella letteratura italiana, dove possiamo trovarne molti altri esempi, ma proprio a scuola, nel programma di italiano. E’ decisamente accattivante, riesce a unire stile, originalità e ironia. Questo paragone mi fa molto piacere. (ride) Forse Boccaccio è un po’ più allegro di me.”

Quale delle sue novelle senti più vicine a te?

“Adesso come adesso non saprei, forse Chichibio e la gru.”

Le tue canzoni sono storie che raccontano sentimenti ed emozioni, affrontando sempre temi veramente molto impegnati. Tra tutte le possibilità che il rap offre per esprimersi hai scelto l’arte dello storytelling. Perché?

“Perchè sono un grandissimo amante della narrativa e quindi ho pensato mi potesse mettere nelle condizioni di unire questi due aspetti della mia vita, due amori della mia esistenza: il rap e la narrativa”

Quali sono i personaggi e le opere che hai assunto come modello per quanto riguarda l’arte del narrare?

”Sicuramente i naturalisti francesi.”

A che età e in che modo hai iniziato ad approcciarti alla scrittura e al mondo del rap?

”Ho iniziato ad approcciarmi alla scrittura delle canzoni a quattordici anni, all’inizio delle superiori, dove ho trovato un’insegnante che ha notevolmente aiutato la mia vena creativa.”

Come hai capito che questa poi sarebbe stata la tua strada?

”Ho continuato a coltivare questa passione nel corso del tempo, soprattutto dopo aver scoperto il rap, una forma espressiva che mi era molto confacente. Ho continuato a fare rap, perché mi piaceva e mi dava grande piacere esibirmi nei concerti. In realtà non è proprio la mia strada nel senso che io ho un altro lavoro, però mi fa piacere continuare a portarlo avanti.”

Nei tuoi testi sono presenti una miriade di influssi letterari, mitologici e filosofici; quest’ultima disciplina è anche la materia che insegni. Che cos’è per te la filosofia e perché hai deciso di darle un ruolo così rilevante nella tua vita?

”La filosofia per me rappresenta una delle tante possibilità di interpretare in modo diverso l’esistenza e quindi di riuscire a capirne alcuni aspetti che altrimenti potrebbero rimanere misteriosi in un’interpretazione più semplice. Della filosofia apprezzo tantissimo il fatto che non sia mai schiavizzata a nulla e quindi, in un qualche modo, sia una forma di teoria pura. Nella mia vita ha grande importanza perché io amo discuterne. Alzarmi tutti i giorni e parlare di qualcosa che mi piace penso possa fare la differenza nella vita del quotidiano.”

L’ultimo dei tuoi quattro album da solista è uscito ormai quasi un anno fa. Al momento continui a portarlo in tour nella penisola. A quali altri progetti stai lavorando adesso?

”Ho finito di lavorare ad un mix-tape che uscirà quest’anno e che raccoglie i miei featuring degli ultimi anni assieme ad alcuni inediti. Mi sto dedicando ad un nuovo album, anche se per adesso è ancora in fase embrionale. Sto lavorando anche alla produzione di un cartaceo, dove ci saranno i miei testi rappresentati dalla mano di Roby il pettirosso, artista che utilizza sia la carta che le risorse multimediali.”

Hai mai pensato a un featuring con Caparezza?

”Si ci ho pensato, però non è un artista facile da raggiungere. Comunque sì, mi piacerebbe collaborare con Caparezza.”

E una collaborazione con Mezzosangue?

”Mi piacerebbe lavorare anche con Mezzosangue.”

Vorrei stilare con te una sorta di classifica, un nome per ogni categoria.

”OK”

Rapper preferito?

”Lou X”

Filosofo preferito?

”Stirner”

Scrittore preferito?

”Zola”

Libro preferito?

”Probabilmente ”Il ventre di Parigi” di Zola”

Il filosofo americano Robert Schusterman ha definito il rap come l’esempio perfetto di legittimazione dell’arte popolare, secondo lui ha il potere di arricchire e di rimodellare il nostro tradizionale concetto di estetica. Ti trovi d’accordo? Cosa ne pensi a riguardo?

”Si. assolutamente sì. Il rap è, a differenza di tanti altri generi,un mezzo espressivo veramente popolare. Questo può rappresentare anche un suo limite, ma è principalmente una risorsa. Il rap non necessita di una formazione, non richiede forzatamente degli strumenti. E’ realmente democratico e popolare perché è alla portata di tutti.”

Chiudiamo l’intervista con una domanda un po’ atipica. Hai mai pensato a un possibile collegamento tra la figura del rapper e quella del rapsodo nel mondo antico?

“Si assolutamente. Non tanto la figura del rapper in generale, quanto quella dello story-teller. Penso sia un’evoluzione del rapsodo, perché ne rappresenta la stessa intenzione”

-pincorno