È tutto già scritto? Dark e Final Space come possibili risposte al determinismo

In questo nostro mondo, dove ogni problema pare risolto e nessuno lo è davvero, è tutto già deciso o possiamo scegliere di cambiare le cose? 

Jonas Kahnwald, protagonista principale della serie Dark

Il tempo è da sempre un enigma insolvibile. Esso è ciclico o prosegue in linea retta? È prevedibile oppure no? Siamo, tutti, già predestinati a fare ciò che faremo? Affronteremo queste ed altre domande considerando le serie TV Dark e Final Space come dei possibili modi di intendere il tempo ed il determinismo. (SPOILER ALERT)

Dark e Final Space: due serie, un tema

Cosa hanno in comune fra loro queste due serie? È presto detto: una qualche forma di predestinazione. Facciamo ora un passo indietro e procediamo con ordine. Dark è una serie tedesca del 2017 che gira attorno ad un’unica cosa: il tempo. I personaggi si muovono fra passato, presente e futuro in quello che viene definito un ‘nodo temporale‘, dove ogni cosa è già accaduta e continuerà ad accadere nello stesso modo, in un ciclo di eventi che lega 3 epoche distanti l’una dall’altra 33 anni. In tutto ciò Jonas Kahnwald è il protagonista principale, nonché il perno attorno cui tutti gli eventi ruotano, sono ruotati e ruoteranno. In Dark tutto è già accaduto centinaia di volte, in un loop apparentemente infinito, dove però sembra che i dettagli possano, a lungo andare, possano modificare di volta in volta, impercettibilmente, il corso degli eventi. Diversamente dalla serie tedesca, Final Space è un’avventura a cartoni ambientata in un imprecisato futuro dove il protagonista pare essere anch’egli la chiave di volta del destino dell’universo. In questi eventi spaziali, Gary Goodspeed si ritrova ad avere a che fare coi demiurghi dell’universo, i Titani, i quali sono confinati nello Spazio Finale (dal quale prende il nome la serie) perché corrotti da quella che pare essere la personificazione del male, Invictus. In questo universo i viaggi nel tempo paiono poter modificare gli eventi ma alcuni elementi lasciano intendere che ciò che si modifica sia in realtà già facente parte della struttura complessiva del cosmo. L’atmosfera è molto meno seria rispetto a quella di Dark ma questo non rende la serie meno degna di nota, né tanto meno può sfuggire al mio fetish di unire la filosofia con un po’ tutto.

Gary Goodspeed, protagonista di Final Space, insieme a Mooncake, la piccola adorabile palla verde distruggi-pianeti

Il determinismo nelle due serie con Nietzsche ed Aristotele

Teniamo sullo sfondo le due serie per considerare i più noiosi pensieri filosofici sul determinismo e sì, anche qualche interessante (spero) considerazione sul tempo. Con determinismo si intende quella concezione secondo cui nulla nell’universo accade per caso, tutti gli eventi sono legati da rapporti causali e dal passato si può intravedere il futuro. Nella serie Dark la struttura narrativa poggia su l’eterno ritorno dell’identico, componente fondamentale della filosofia nietzschiana, mentre in Final Space non può essere detto lo stesso. Nietzsche credeva che l’uomo non fosse libero; in apparenza esso si sente libero ma il suo destino è rivivere in eterno quanto ha già vissuto. Tutto ciò tocca meno da vicino Gary e i suoi amici, ma in ogni caso anche nel loro universo essi sono parte di qualcosa di più grande. La loro condizione può essere meglio descritta con la concezione di Aristotele, per il quale il mondo sublunare è complessivamente soggetto al determinismo ma l’uomo è colui in grado di sottrarsi ad esso. Infatti, in Final Space, Nighfall viaggia nel tempo per provare a modificare la sorte dell’universo vedendo però morire Gary centinaia e centinaia di volte, finché, nella linea temporale mostrata nella serie, qualcosa cambia e Gary sopravvive. Se davvero Nietzsche avesse ragione, come mai ad ogni ripetizione o ad ogni ‘ciclo‘ qualcosa cambia? L’uomo è già destinato a fare ciò che farà?

La triquetra, simbolo (nella serie Dark) del legame tra passato presente e futuro, esemplificato dalla formula ‘Sic mundus creatus est

Il superamento odierno del determinismo e l’attrazione per il tempo

Oggi in filosofia il determinismo è generalmente schivato o trattato con le pinze dopo le critiche rivolte da Hume al concetto di causa, ma ciò non ci impedisce di evocarlo per parlare di una cosa cara a tutti noi: il destino dell’uomo. Noi esseri umani potremmo vivere un eterno ritorno dell’identico con la stessa probabilità di vedere troncata la nostra esistenza una volta terminata, semplicemente non abbiamo i mezzi per porre la parola ‘fine’ su questa questione. Per quanto riguarda le due serie, il tempo fa da padrone, o come nodo simbolizzato dalla triquetra o come scorrere ineluttabile di eventi diversi ma concatenati. L’uomo è però quell’essere in grado di interrogarsi sul tempo e dunque sul passato. Non so se siamo predestinati o meno a fare ciò che facciamo, sarebbe plausibile ma non credo di essere in grado di dare per certa questa affermazione, data l’umana finitezza che caratterizza un po’ tutti. Dark e Final Space sono dunque, in definitiva, due prodotti umani, due serie che cercano di fornire una risposta razionalmente comprensibile al mistero del tempo, che resta però ancora fumoso e sfuggevole.

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