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Un gesto vale più di mille parole? Come la gestualità influenza la comunicazione verbale

Perché sentiamo la necessità di gesticolare mentre parliamo? Da dove deriva questa particolare forma di comunicazione?

Stanlio e Ollio, il duo comico più famoso della storia del cinema, ha recitato in ben 28 pellicole mute

Gestualità e comunicazione verbale: all’Università di Parma si è scoperto che, con molta probabilità, il fenomeno di gesticolare derivi da una tradizione che affonda le radici persino negli ominidi.

Tra il gesto e la parola

Negli ultimi anni, specifici studi sulla comunicazione hanno evidenziato come l’ampio bagaglio gestuale che possiede ognuno di noi, va fatto risalire al patrimonio che avevano (anche se per altri scopi) gli ominidi. Vittorio Gallese e i suoi aiutanti, all’Università di Parma, hanno scoperto che il linguaggio trae origine da abilità prettamente litiche degli ominidi, che andando via via più perfezionandosi, hanno portato alla specializzazione di oggetti e strumenti, oltre che, indirettamente, al fenomeno della cosiddetta encefalizzazione. Infatti, si è scoperto, che man mano che la produzione litica degli uomini primitivi (decisivo Homo Ergaster vissuto tra i 2 e 1 milione di anni fa) si specializzava, gli ominidi aumentavano le loro capacità craniche e quindi il conseguente perfezionamento di abilità motorie, gestuali e, gradualmente, anche quelle vocali.

Il neuroscienziato Vittorio Gallese è anche uno scopritore dei neuroni-specchio, cellule motorie del cervello che si attivano sia durante l’esecuzione di movimenti finalizzati, sia osservando simili movimenti eseguiti da altri individui

La gestualità come prima forma comunicativa

In questo modo, i neuroscienziati di Parma sarebbero giunti alla conclusione che il linguaggio parlato potrebbe derivare da un sistema di comunicazione gestuale primitivo. Il meccanismo che ci porterebbe ad esprimerci a gesti non si è quindi ancora spento, nonostante l’evoluzione di Homo Sapiens si sia basata soprattutto sulla specializzazione dell’uso della parola. Un esempio calzante e che va ad avvalorare questa tesi è quello che riguarda il cosiddetto “esempio del teatro”: infatti, per esempio a teatro, le frasi che ricordiamo meglio sono quelle accompagnate da gesti significativi, mentre tendiamo a dimenticare quelle legate a gesti poco coerenti (o nulli) con quanto viene detto. Secondo gli scienziati, sarebbe proprio l’integrazione tra gesto e frase che rafforzerebbe il significato della parola, provando in questo modo che da un benessere di tipo manuale e pragmatico (come quello della produzione litica dei nostri antenati) si sia arrivati, mediante evoluzioni lente e graduali nel corso di milioni di anni, al prediligere l’uso della parola ai gesti, nonostante questi ultimi li manteniamo ancora nel nostro bagaglio espositivo per rafforzare i concetti espressi mediante l’uso delle corde vocali stesse.

Totò, l’attore-simbolo della risata, faceva amplissimo uso dei gesti per aumentare l’empatia con il fruitore

L’abitudine italiana

Si sa, siamo nell’occhio del ciclone noi italiani per quanto riguarda la comunicazione non verbale. Il New York Times ha perfino dedicato un articolo per quanto concerne la specificità italiana nel parlare con circa 250 gesti che accompagnano le parole espresse a voce. Secondo alcuni studi, la tradizione secolare va fatta risalire al periodo in cui gli antichi greci colonizzarono l’Italia meridionale: in città così popolose come erano quelle del sud, era come se ci fosse una specie di competizione per guadagnarsi l’attenzione, usando tutto il corpo.  Un’altra spiegazione alternativa potrebbe essere quella di aver avuto la necessità di sviluppare una forma di comunicazione gestuale da parte degli italiani durante i secoli in cui la penisola era occupata da potenze straniere quali Austria, Francia e Spagna. Una tradizione, quindi, che pone le radici nel Quattordicesimo secolo e che oggi si è evoluta prendendo un aspetto differente ma sempre molto legato alla nostra terra. Molto più che mera cultura o moda dunque.

È chiaro quindi: sì, un gesto vale proprio più di mille parole.

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