È possibile sfuggire alla simulazione del deepfake? La risposta di Hilary Putnam

Con l’emergere del deepfake la nostra realtà sta diventando sempre più una simulazione, è questo un processo a cui non si può scappare oppure c’è speranza di smascherare l’illusione?

Fonte: Youtube

Il deepfake è una tecnologia di face morfing che permette di combinare e sovrapporre tra loro immagini e video tramite la “rete antagonista generativa”, una tecnica di apprendimento automatico basata sull’intelligenza artificiale. Detto in parole meno tecniche, grazie al deepfake è possibile prendere un video e sostituire le facce delle persone presenti con le facce di altre persone con una coincidenza veramente sorprendente. In questo modo sarebbe possibile, per esempio, prendere la scena di un film e mettere al posto dell’attore la faccia di un politico. E sarebbe molto, ma molto difficile distinguere l’originale dalla sua copia deepfake: solo un occhio attento ai dettagli potrebbe riuscirci e probabilmente solo se sapesse prima di aver davanti un falso. Ovviamente la mente vola subito sulle ali della fantasia verso esilaranti possibilità e inizialmente vede per questa nuova tecnologia solo le applicazioni più divertenti e tutto sommato innocue. Purtroppo, se ci riflettiamo un attimo, ci rendiamo subito conto delle pericolose implicazioni di una tecnologia che di fatto rappresenta l’evoluzione delle fake news: influenza delle elezioni politiche, disinformazione, marketing selvaggio, diffamazione, revenge porn (tra l’altro è proprio nell’ambito del porn che il deepfake ha inizialmente preso piede per creare video pornografici con le facce di celebrità). Tutte queste possibili conseguenze sono legate ad un’unica cosa: il modo in cui il deepfake modifica il rapporto esistente tra simulazione e realtà.

Viviamo in una simulazione?

Questa è una questione che la filosofia ha posto e affrontato più e più volte: Bertrand Russel e Nick Bostrom per fare alcuni nomi (e non solo filosofi, per esempio anche Elon Musk ne ha parlato). Quella che viene comunemente chiamata l’ipotesi della simulazione può essere riassunta in questo modo: come possiamo essere sicuri che il nostro mondo non sia una simulazione creata da un super-computer di una qualche civiltà aliena? Come possiamo essere sicuri che la nostra vita non sia iniziata cinque minuti fa e che tutti i nostri ricordi non siano altro che una serie di dati? La verità è che non possiamo dare una risposta certa a questa domanda. Ora, cosa c’entra questo con il deepfake? C’entra che forse viviamo in una simulazione o forse no ma quel che è certo è che con il deepfake la nostra vita sta diventando una simulazione. Siamo noi stessi a costruirci la nostra prigione, il nostro Matrix con un processo che include le fake news, i social networks, culmina (ad oggi) nel deepfake e continuerà in modi che nemmeno possiamo immaginarci. Come affrontare questa eventualità prima che sia troppo tardi? Possiamo cercare la risposta in chi in prima battuta ha trovato una risposta all’ipotesi della simulazione.

Fonte: EUnews

 

Hilary Putnam e i cervelli in una vasca

La versione di Hilary Putnam dell’ipotesi della simulazione è la seguente: Come posso essere certe che uno scienziato pazzo non mi abbia rapito e asportato il cervello e che questo sia stato messo in un liquido nutrivo, connesso ad un computer in modo che riceva degli impulsi elettrici che gli permettano di vivere una vita simulata? Come posso essere certo di non essere un cervello in una vasca? Per farla breve la risposta di Putnam è che anche se fossimo veramente dei cervelli in una vasca non potremmo sapere di esserlo. Se fossimo veramente dei cervelli in una vasca non avremmo alcuna nozione di che cosa sia un “cervello” o una “vasca”, non ci sarebbe per noi alcuna corrispondenza effettiva tra questi specifici termini e questi specifici enti. Perciò non siamo cervelli in una vasca e se proprio dovessimo vivere in una simulazione il modo in cui questa opererebbe sarebbe al di là di ogni nostra possibile concettualizzazione. Bene, e il deepfake? La risposta di Putnam lascia aperta la possibilità che la nostra vita sia una simulazione che opera in termini per noi incomprensibili: nel caso del deepfake abbiamo il vantaggio che questo non può accadere. Noi possiamo sempre avere il confronto con la realtà e distinguere il vero dal falso. Quindi sì, possiamo sfuggire alla simulazione del deepfake anche se più questa tecnologia diventerà avanzata più sarà difficile farlo.

Benjamin Cucchi

Leave comment

Your email address will not be published. Required fields are marked with *.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.