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E’ possibile non doversi categorizzare anche se sembra impossibile: Foucault analizza Gossip Girl

Perchè l’uomo tende sempre a voler scoprire la verità sulle identità segrete? Ci serviamo di Foucault per comprendere questo fenomeno all’interno della serie televisiva americana Gossip Girl.

A Manhattan, i protagonisti della serie televisiva sono immersi nelle loro vite da piccoli adulti. Arriverà a turbarli la presenza di un misterioso blogger: Gossip Girl. Foucault tentò di spiegarci perchè siamo alla continua ricerca di chi non si rivela.

Chi è Gossip Girl?

Nella New York che conta, questi giovani ricchissimi lottano ogni giorno contro una vita asfissiante: eventi mondani, alberghi e negozi costosi. La voce narrante delle loro storie è proprio quella di Gossip Girl che, al contempo, pubblica sul suo blog ogni vicenda ed ogni segreto dei ragazzi. Questa affluenza di pettegolezzi turba Serena, Chuck, Nate e Blair, spesso incrina i loro rapporti, mette in crisi le loro azioni e li rende schiavi del gossip; talvolta diviene un’arma a loro favore o, addirittura, un punto di riferimento. Ma perchè i ragazzi partono con una ricerca sfrenata verso l’autore di questi messaggi? In fondo avrebbero potuto accettare di buon grado questa rete di comunicazione che conferiva loro anche una certa notorietà. Si tratta solo di vendetta verso chi li spia in continuazione o c’è dell’altro?

Anonimo e libero

Michel Foucault nel 1969 tiene una conferenza che diventerà un saggio, all’interno del suo libro Scritti letterari. Si parla di quei testi che non hanno autore e di come per l’uomo, questa, sia una cosa inconcepibile: tutti vogliamo sempre sapere chi si cela dietro un nome. Ma perchè? Probabilmente vogliamo qualcuno da punire, capire la qualità della persona che stiamo leggendo, comprendere la gravità di ciò che ci sta accadendo, non sentirci persi nella pluralità di ego che ci si pongono dinanzi. Eppure Foucault sfugge alla visibilità per non essere catturato in una catalogazione, scrive per non avere più un volto, compone sempre cose diverse per potersi dare un’identità differente. Apparire vorrebbe dire anche esporsi verso una società sempre più proiettata al ‘che cosa è’ piuttosto che al ‘chi è’. La morte del soggetto sarebbe l’unico modo di far comprendere le nostre parole semplicemente per ciò che sono.

Il secondo a partire da sinistra, Foucault durante un intervento in una conferenza.

L’utilità della ricerca del chi

Nella nostra nascita avviene un evento paradossale: ci viene attribuito un nome che dovrebbe destarci unicità ma che condividiamo con altri, a prescindere dalla nostra storia. La rivelazione della nostra identità avviene, però, solo nel corso della nostra vita, allo stesso modo in Gossip Girl alla fine si svela l’entità misteriosa: Dan, un ragazzino di Brooklyn, lontano dalla vita lussuosa di Manhattan, in quel modo vuole avvicinarsi alle storie di Serena e gli altri. Alcuni casi, come quello della scrittrice Elena Ferrante o il programma televisivo Catfish, ci dimostrano che svelare un’identità può essere tante volte inutile, altre destabilizzante, o ancora può voler dire togliere la patina del mistero a qualcosa che ne veniva caratterizzato. I giovani statunitensi hanno deciso di procedere, ma la domanda è: la loro vita sarebbe cambiata, se non si fosse smascherato il blogger, o avrebbe seguito lo stesso corso di prima? Ai posteri l’ardua sentenza, ci avrebbe detto qualcuno, a noi la scelta di seguire qualcuno che non c’è.

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