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È possibile che un computer ragioni come un essere umano? Trascendence e la IIT dicono di sì

“Trascendence” è un film del 2014 con un cast stellare che viene chiaramente classificato come fantascientifico. Effetti speciali e finale sensazionalistico a parte, la storia potrebbe non essere così lontana dalla realtà.

Trascendence

Nella stesura della trama, lo sceneggiatore Jack Paglen sembra aver scavalcato con nonchalance un piccolo grande ostacolo nell’ambito dell’intelligenza artificiale d’oggi: riuscire a dotare una macchina di una coscienza, rendendola capace di ragionare come un essere umano.

“Puoi dimostrare di avere coscienza di te?”

Will Caster, un Johnny Depp esperto d’intelligenza artificiale, ha messo a punto un sistema informatico d’avanguardia grazie all’aiuto della moglie Evelyn, dell’amico Max e di un team di informatici specializzati. La macchina, denominata PINN, è dotata di una coscienza e possiede una straordinaria velocità di calcolo su una vastissima quantità di informazioni.

Le prodigiose capacità di PINN vengono viste come una minaccia all’umanità da un gruppo terroristico, il quale interviene con una paradossale violenza, assassinando Will Caster. Nel disperato tentativo di non perdere del tutto Will, Evelyn e l’amico Max riescono a trasferirne la coscienza all’interno di PINN.
Questo inaspettato risultato dà speranza ad Evelyn, la speranza di riuscire a cambiare il mondo in meglio grazie all’intelligenza artificiale, come avevano progettato lei e Will. Ma a questo punto Max fa un passo indietro e cambia schieramento, soprattutto perché le cose iniziano a sfuggire di mano.

Cos’è la coscienza?

Quando il professor Tagger (Morgan Freeman) chiede a PINN di dimostrare di possedere un’autocoscienza, il sistema argutamente risponde: È una domanda difficile, dottor Tagger. Lei può dimostrarlo?
Forse ad oggi non si potrebbe dare una risposta più onesta, ma se vogliamo dotare una macchina di una coscienza, occorre innanzitutto definire cosa sia la coscienza stessa e trovare le strutture cerebrali che di fatto “producono” la coscienza.
La coscienza è una dimensione estremamente intima e soggettiva di ciascuno di noi. Questi aspetti complicano il lavoro degli studiosi della mente e del cervello, perché è difficile utilizzare strumenti oggettivi per studiare in modo scientifico una caratteristica così personale e unica. Potremmo dire che la coscienza è tutto ciò di cui facciamo esperienza, un’esperienza che spazia dai sogni, ai momenti vissuti con la massima consapevolezza, fino alla debole percezione di ciò che accade intorno quando si è ubriachi. Lo stato di coscienza appare quindi come uno spettro di varie intensità e la cosa interessante è che può esistere anche nel caso in cui tutti i nostri contatti con l’ambiente circostante venissero tagliati, come accade quando sogniamo.

La teoria dell’informazione integrata (IIT)

Per poter dotare una macchina di coscienza, occorre ora capire quali caratteristiche dell’hardware permettono di ottenere un software con una coscienza simile a quella umana.

Rete neurale
Con una buona approssimazione, si può affermare che il cervello produce la mente così come l’hardware produce il software

Ci viene allora in aiuto la teoria dell’informazione integrata (IIT), proposta dallo psichiatra e neuroscienziato G. Tononi. Secondo questa teoria, la coscienza deriva dalla capacità di integrare informazione. Per fare ciò, il cervello è dotato di numerosissime cellule di diverso tipo che elaborano informazioni in maniera rapidissima, coordinata e integrata. Nonostante ci siano 86 miliardi ci cellule nervose nel cervello, esiste all’interno un delicato equilibrio che è fondamentale per produrre la coscienza.
Dunque, per ottenere finalmente un dispositivo informatico con una coscienza, è necessario che sia in grado di elaborare elevate quantità di informazioni integrandole, proprio come un cervello umano.
Ma la sfida è tutt’altro che semplice.

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