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È nato prima lo stato o l’individuo? Scopriamolo con l’individualismo della scuola austriaca

È nato prima lo stato o l’individuo? Scopriamolo con l’individualismo della scuola austriaca

Ogni azione individuale da luogo ad un bagaglio di conseguenze non intenzionali: questo l’assunto della scuola austriaca per spiegare la nascita delle istituzioni sociali.

La collettività come tale non è un soggetto in grande, che ha bisogno, lavora, traffica e concorre; e quella che si dice economia sociale non è quindi l’attività economica di una società, nel senso proprio della parola. L’economia sociale non è un fenomeno analogo alle economie individuali. Nella sua forma fenomenica più generale essa è una molteplicità, tutta peculiare, di economie individuali”. Queste le parole di Menger, fondatore della scuola austriaca di economia, che affonda la sua costruzione teorica nel presupposto che la teoria economica è condizione essenziale e necessaria alla spiegazione, alla previsione e agli interventi riguardanti l’ambito dei fatti economici. Ne consegue che la teoria economica si impone nel panorama sociologico non già come una filosofia della storia economica ma come una teoria scientifica. Analizziamone origine e assiomi.

La scuola austriaca di economia

Abbiamo ricordato le parole di Carl Menger per evidenziare la natura scientifica della teoria economica per i fautori della scuola austriaca di economia, ma cosa si intende per scuola austriaca e quali sono i suoi assunti?

Per prima cosa, la scuola austriaca venne fondata a Vienna nella seconda metà dell’Ottocento da Carl Menger. Tra i suoi promotori ricordiamo Friedrich von Hayek e Ludwig von Mises, entrambi alumni dell’Università di Vienna. Per comprenderne lo scheletro ideologico basta riportare le parole di Ludwig von Mises, secondo il quale “solo l’individuo pensa. Solo l’individuo ragiona. Solo l’individuo agisce.” A queste aggiunge che l’azione “è sempre razionale, nel senso che l’individuo agisce, cerca di risolvere i suoi problemi, tramite quelle che sono le sue conoscenze e le sue informazioni.” Ne deriva che per i fautori della scuola austriaca l’azione è sempre individuale ed è sempre razionale. In altre parole, il modello di attore su cui poggia la loro costruzione ideologica è quello dell’homo economicus. Per quest’ultimo è da intendersi un individuo che agisce in modo del tutto razionale, sulla base, cioè, di un precedente calcolo di costi e benefici. Ora, l’azione individuale da luogo a conseguenze intenzionali, e sono tali quelle che l’attore prevede, e conseguenze non intenzionali, vale a dire non anticipabili. Ed è proprio sulle conseguenze non intenzionali che verte la ricerca sociale.

 

Le conseguenze non intenzionali

Nel precedente paragrafo si è visto come unità base della ricerca sociale siano le azioni individuali, le quali, sebbene intenzionali, danno luogo a conseguenze inintenzionali. Secondo Menger le istituzioni sociali nascono non già sulla base di un preciso calcolo intenzionale ma per via “irriflessa”. Vale a dire, lo stato, la moneta, le stesse città sorgono inintenzionalmente, in maniera del tutto spontanea. E questo è un dato empirico che si applica tanto alle istituzioni fisiche quanto a quelle astratte: un esempio è costituito dal linguaggio. Sulla stessa lunghezza d’onda si posiziona il ragionamento di Hayek secondo cui “è solo nella misura in cui un tipo di ordine emerge come risultato dell’azione dei singoli, ma senza essere stato da alcuno di essi coscientemente perseguito, che si pone il problema di una loro spiegazione teorica.” Ne consegue che per Hayek oggetto delle scienze teoriche della società sono quelli che vanno sotto l’appellativo di ordini spontanei, laddove per ordini spontanei si intendono esattamente le conseguenze non intenzionali di azioni individuali intenzionali.

Sulla base di questo assunto, dunque, secondo i promotori della scuola austriaca, è l’individuo nasce prima dello stato: è l’azione umana calcolata che da luogo a quella che Marx definirebbe la “struttura”. Lo stato altro non è che una conseguenza non intenzionale di azioni umane individuali.

 

L’individualismo metodologico

Il riferimento alla struttura di Marx nel precedente paragrafo non è assolutamente casuale: ciò che caratterizza i teorici della scuola austriaca è il richiamo all’individualismo metodologico, che si contrappone al collettivismo che invece fa proprio lo stesso Marx. Ma cosa si intende per individualismo metodologico?

In sociologia l’utilizzo di termini collettivi, come stato, partito, società, è all’ordine del giorno. Ciò che distingue un individualista da un collettivista è la realtà effettiva che egli fa corrispondere a tali concetti. In altre parole, se per i collettivisti a tali termini corrispondo realtà concrete e corpose, per gli individualisti esistono sono gli individui che agiscono sulla base dell’orientamento delle loro preferenze. Ciò che l’individualismo rimprovera al collettivismo è di aver reificato concetti meramente astratti: lo stato, i partiti, la società non possono essere considerati alla stregua di oggetti fisici. Secondo Hayekl’errore implicito nell’approccio collettivistico consiste nel considerare alla stregua di fatti quelle che non sono altro che teorie provvisorie, modelli costruiti dalla mente ingenua per spiegarsi la connessione esistente fra alcuni fenomeni singoli che noi osserviamo”. Dello stesso avviso non può che essere Mises per il quale “non v’è esistenza e realtà al di fuori delle azioni dei membri individuali”.

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