E’ giusto non considerare un amico come un congiunto? Aristotele bacchetta Conte nell’Etica Nicomachea

Se più di duemila anni fa, qualcuno avesse affermato che gli affini sono più importanti degli amici, Aristotele senza dubbio avrebbe risposto con la sua Etica Nicomachea.

Le ultime direttive di Palazzo Chigi hanno destato non poche polemiche sulla definizione di affetti stabili e sulla decisione che questi comprendano i parenti fino al sesto grado, ma non i rapporti di amicizia. Che valore hanno, allora, gli amici?

Perfetti sconosciuti

Il 4 Maggio, l’Italia ricomincia lentamente la sua ripresa nel tentativo di superare l’emergenza Coronavirus. Insieme a lei, anche i nostri rapporti sociali: il Governo ci consente incontri con i nostri coniugi, partner, familiari e parenti dei partner; una lunghissima sequenza di legami affettivi che ne escludono uno in particolare: gli amici. Perciò se a qualcuno venisse in mente di andare a trovare un suo caro amico, sottostarebbe al pagamento delle salatissime multe, oramai conosciute in tutto il Paese. Tra i tantissimi dubbi amletici che hanno suscitato queste dichiarazioni, quest’ultima questione ha destabilizzato gli italiani: non tutti sono sicuri che un rapporto, solo perchè non riconosciuto civilmente, debba rimanere al margine di una ripresa sociale. Senza disconoscere l’importanza della famiglia, riconosciuta da sempre come colonna portante delle esistenze (lasciandoci per un attimo alle spalle tutte le esperienze soggettive), ci si chiede quale valore sia attribuito alle amicizie in questo periodo storico.

Teoria sull’amicizia

“E nella povertà e nelle altre disgrazie gli uomini pensano che l’unico rifugio siano gli amici.”

Nel IV secolo a.C. Aristotele scrive la sua Etica Nicomachea, opera di rilevantissima importanza. Nel VIII libro, lo stagirita tratta un argomento alquanto nuovo: l’amicizia, esaltandone la necessità nella vita di ogni uomo. Questo stato di necessità, la fa entrare di diritto nel campo delle virtù e, per Aristotele, essere virtuosi vuol dire essere felici. Davanti a tale questione diveniamo tutti uguali perchè non c’è condizione sociale o età che tenga: tutti abbiamo bisogno degli amici, ancor di più delle cose materiali. L’amicizia più duratura non è quella dei giovani tutti presi dalla vita mondana, ancor di meno quella degli anziani inaciditi dalla vita; bensì i legami disinteressati, senza scopo di associazione, fondati sul Bene, che ci accompagneranno per tutta la vita.

Formella di Platone e Aristotele che, insieme, rappresentano la filosofia.

Caro amico, ti chiamo

E’ facile immaginare come Aristotele, al giorno d’oggi, sarebbe rimasto sconcertato da come gli amici siano stati considerati al pari di qualsiasi conoscente. Le dottrine sull’amicizia che ci sono state lasciate in eredità sono servite a ben poco in questa occasione. Non è da sottovalutare la difficoltà di chi ci governa, nel stabilire delle norme che consentano la preservazione della nostra salute in questo drastico momento; infatti moltissimi hanno interpretato questa norma come un modo per impedire agli italiani di credere che tutto sia tornato alla normalità. Rimane indubbiamente una questione alquanto soggettiva, difficile da trattare ed un problema complicato da risolvere. Per ora ci dovremo accontentare delle interminabili chiamate, dei messaggi che ci fanno sentire tutti un po’ più vicini. Magari nelle prossime settimane a qualcuno, lì a Palazzo Chigi, verrà voglia di scambiare due chiacchiere nel giardino del suo vecchio amico… Allora ne risentiremo ancora parlare e, chissà, Aristotele sarà d’accordo con noi.

E tu che ne pensi? Faccelo sapere!

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