Il fumo è una delle principali cause di 25 note malattie, tra le quali spiccano la BPCO, il cancro del polmone, e gli accidenti cerebro-vascolari quali ictus e ischemie del miocardio. Uno studio condotto dall’OMS sulla quasi totalità dei fumatori (95% circa) ha raccolto numeri spaventosi sui danni e sui costi del fumo.

L’impatto sull’uomo..

Si stima che ogni anno l’Europa, per il trattamento ospedaliero delle principali malattie derivanti dal fumo, spenda circa 25 miliardi di euro. A questi numeri, visto l’alto tasso di mortalità per le complicanze delle patologie fumo-correlate, si associano altri 8 miliardi di euro persi in fatto di produttività dovuti ai decessi. Accanto a ciò, i problemi legati alla dipendenza da fumo di sigaretta, molto spesso ricadono anche sul portafoglio del singolo o della famiglia. Infatti, si stima che in una famiglia di ceto medio, circa il 10% delle disponibilità totali vengano spese in sigarette. Un altro fattore è la posizione sociale: in un documento redatto e pubblicato dal Ministero della salute sulla prevenzione e controllo del tabagismo si evince che le persone che fumano di più (in media dalle 12 alle 20 sigarette/die) sono quelle che rientrano nelle classi sociali e/o economiche più svantaggiate, cioè persone non scolarizzate o persone con difficoltà economiche. Infatti, il documento sottolinea come l’abitudine al fumo di sigaretta sia meno frequente nelle persone abbienti. Nel lungo periodo, l’abitudine al fumo crea disordini anche al nostro organismo: l’esposizione al fumo, attiva o passiva che sia, provoca danni alle cellule epiteliali delle vie aeree, le quali sono deputate alla protezione dai microorganismi nelle prime vie aeree, provocando così bronchiti e polmoniti. A ciò si associa un aumento della produzione di muchi e irritazioni alla gola. Il trattamento di queste patologie, soprattutto per le persone anziane o immunocompromesse, richiede spesso ricoveri ospedalieri, tanto più lunghi quanto le condizioni generali che il paziente presente al momento dell’accesso, e che talvolta possono portare a complicanze ben più gravi come l’exitus. In buona sostanza, per cause legate al fumo, ogni anno in Europa un milione di persone si ammala di malattie cardiovascolari e/o respiratorie e neoplasie, un altro milione ne muore.

.. E sull’ambiente.

Un dato che non può passare inosservato è il fatto che l’Italia sia il primo paese produttore di tabacco in Europa. Più di 4 milioni di ettari di terreno vengono disboscati/deforestati per coltivare tabacco, il cui risultato finale sono mozziconi residui che vengono buttati in strada o, più selvaggiamente, in acqua, se ci troviamo nei pressi di un fiume o in spiaggia. Il 40% dei rifiuti presenti nel Mar Mediterraneo è infatti rappresentato dalle cicche di sigarette, per riportare ancora qualche dato angosciante. Ancora, molti incendi boschivi sono stati appiccati proprio dalla negligenza delle persone che si trovavano su sentieri e dai mozziconi ancora accesi lasciati cadere tra le foglie e rami secchi, il vento fa poi tutto il resto. Oltre a produrre rifiuti solidi, i mozziconi continuano a rilasciare nell’ambiente sostanze nocive – tra cui nicotina, catrame, polonio 210 – per gli esseri viventi, ma non sono stati mai (o almeno, non ancora) classificati come rifiuti tossici.  Nelle fasi della coltivazione non bisogna dimenticare che vengono usati pesticidi e antiparassitari spruzzati direttamente sulle piante, provocando così danni sia all’uomo che li fuma, sia all’ambiente dove si disperde.

Quindi le nuove e-cig sono solo “fumo” negli occhi?

Arrivate in Italia nel decennio scorso, le sigarette elettroniche si erano presentate come il vero nemico del tabacco e delle sigarette tradizionali. Il sistema su cui si basano le e-cig è molto semplice: tramite conduzione elettrica si riscaldano delle resistenze che portano a temperature di ebollizione e non di combustione, reazione chimica che libera tutte quelle sostanze già sopracitate. Le e-cig funzionano con l’e-liquid, che può contenere (o anche no) nicotina in diverse concentrazioni, proprio perché in una prima fase i fumatori che passano alla sigaretta elettronica potrebbero avere effetti da astinenza. La quantità di nicotina andrebbe “scalata”: si parte da una normale concentrazione fino ad arrivare alla concentrazione zero. A quel punto il fumatore svaperebbe solo i liquidi aromatizzati dell’e-cig. E’ giusto usare il condizionale poiché i primi studi ufficiali pubblicati negli ultimi anni hanno dimostrato che la percentuale di fumatori è sempre la stessa in Italia (circa il 20%), ma pare invece che arrechi meno danni al nostro organismo rispetto alle vecchie sigarette. C’è da sottolineare, comunque, che sono stati riportati casi di irritazioni alla gola e al cavo orale dovuti alle sigarette elettroniche. A confermare la tesi che le sigarette elettroniche, in definitiva, non aiutino a smettere di fumare c’è il fatto che la FDA – Food and Drug Administration – non ha inserito la sigaretta elettronica tra la lista dei farmaci sostitutivi della nicotina (già presenti cerotti, gomme). Negli ultimi giorni si è molto parlato dell’utilizzo delle e-cig poiché è stato riportato un nuovo caso di convulsioni associato a questi apparecchi. Le convulsioni sono un effetto collaterale documentato nell’avvelenamento da nicotina ma il Commissario Gottlieb e i suoi collaboratori stanno ancora lavorando per capire se le convulsioni, in questo caso, siano state provocate dalle sostanze contenute nell’e-liquid – mixate alla nicotina – o da fattori indipendenti. Non è dunque possibile né confermare né smentire questa nuova tesi in materia. Dall’inizio del nuovo decennio, però, sono 35 i casi di convulsioni registrati. Può sembrare un numero banalissimo rispetto ai fumatori delle e-cig, ma le conseguenze in certi casi possono risultare letali.

E per chi vuole smettere di fumare?

Quella da fumo, è una dipendenza che affonda le sue radici nei meccanismi cognitivi dei singoli. Le sigarette elettroniche non aiutano a smettere di fumare, lo dicono i centri anti-fumo. Nelle prime fasi, infatti, vengono usati inalatori o delle pastiglie che si sciolgono (tipo il Bentelan che prendevamo da bambini, sciolto in un cucchiaino d’acqua) utili ad attenuare i sintomi da astinenza, e la psicoterapia. Le e-cig, però, sembrano essere molto utili negli ex fumatori, poiché scattano processi diversi: superata la fase dell’astinenza, l’ex fumatore è condizionato dalla gestualità legata alla sigaretta. In questo caso, avendo a disposizione liquidi senza nicotina, il fumatore può scegliere l’aroma che più gli piace e continuare a simulare il gesto del fumo. La psicoterapia talvolta è associata ai sostitutivi della nicotina per correggere tutti quei comportamenti che ci portano al desiderio di fumare una sigaretta: il meccanismo che aiuta a compensare il senso di colpa subito dopo aver fumato una sigaretta è proprio l’ottimismo del fumatore, il quale tende a minimizzare gli effetti del fumo per svincolarsi dalle paure delle conseguenze. E più cresce il numero di sigarette fumate in un giorno, più il fumatore ricorre a questo escamotage. Quella del fumo è una dipendenza alla pari del caffè, degli alcoolici e delle sostanze stupefacenti. Non serve quindi cambiare la sigaretta, che sia essa lunga, corta, rollata, o elettronica, quello che serve a smettere di fumare, realmente, è una buona dose di costanza, pazienza e volontà. Meglio se il percorso, poi, con professionisti del settore.

Francesco Fascia

E tu che ne pensi? Faccelo sapere!

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: