Il Superuovo

Draghi vola in Libia: scopriamo i segreti di un ex Stato fallito

Draghi vola in Libia: scopriamo i segreti di un ex Stato fallito

E’ un giorno storico per la Libia: dopo cinque anni di guerra e di isolazionismo, il 6 aprile 2021 riprendono i rapporti diplomatici fra l’ex Stato fallito africano e l’Italia.

Martedì 6 aprile 2021, un data da ricordare per la nuova Libia di Abdulhamid Dabaiba. Finalmente, dopo sei sanguinosi anni di guerra civile, si torna a sperare nella pace e nella diplomazia internazionale. Complice di tutto ciò è la figura di Mario Draghi, giunto in Cirenaica proprio per coltivare pacifici rapporti politici ed economici. Ma andiamo a scoprire cosa risiede dietro a questo incontro ma, soprattutto, cosa ha passato e sta passando la Libia, ormai ex Stato fallito.

La Libia: un ormai ex Stato fallito

Partiamo dalle origini. Fino all’inizio di marzo 2021, la Libia era quello che si può definire come uno Stato fallito. Questo è un’entità statuale che non è in grado di impiegare l’uso della forza coercitiva per controllare con successo gli abitanti del suo territorio. Piccolo passo indietro: la coercizione è la forza che un Paese può usare per far sì che i residenti rispettino le leggi. Si può tradurre, più semplicemente, come la minaccia di dare una pena ai rei; questa penalità può essere la detenzione, una sanzione pecuniaria o una misura di limitazione alla libertà personale. Come è facilmente intuibile, uno Stato fallito, in cui i cittadini possono fare ciò che vogliono senza essere puniti, è fragile e pericoloso. Infatti, non può essere amministrato internamente, ma neanche esternamente: se, per esempio, l’ONU dovesse sanzionarlo per una qualche mancanza, nessuno pagherebbe, perché non ci sarebbe un governo centrale efficiente, capace di gestire i rapporti con l’estero.

Una misura del fallimento statale: il FSI

Il Fragile State Index è un indice che misura la vulnerabilità delle entità statuali del tutto mondo. Viene calcolato e fornito ogni anno, per tutti i Paesi del mondo, dall’associazione Fund For Peace. Esso classifica tutti gli Stati in 4 categorie di rischio, ossia Sustainable, Moderate, Warning e Alert, in base a 12 indicatori, ognuno con un punteggio oscillante tra o e 10. Questi sono di diversa natura, ma prettamente sociale (presenza di rifugiati, emergenze umanitarie, servizi pubblici, diritti umani), economica e politica (criminalizzazione, corruzione, sicurezza). Sommando tutti i punti delle sottosezioni, si ottiene il punteggio finale, compreso tra 0 e 120. Lo 0 sta a significare massima stabilità: in questo caso, il Paese è forte, efficiente e regna incontrastato sul suo territorio. Il 120, invece, simboleggia l’assenza di  Stato, con la popolazione lasciata allo sbando, senza il minimo controllo sociale. Valori intermedi corrispondono ad un governo centrale abbastanza efficiente, ma con aree periferiche ingovernabili (come la Russia con la Cecenia, per esempio).

La Libia: da Stato fallito a Stato nascente

Dopo la decolonizzazione italiana e inglese nel secondo dopoguerra, la Libia diviene indipendente nel 1951. Ben presto, nel 1969, la Libia si trasforma in un regime del generale Gheddafi, durato fino al 2011, anno in cui scoppia la guerra civile, vinta dalle milizie liberatrici del Coniglio Nazionale Libico, sostenute dall’ONU. Sembra la fine delle vicende libiche, ma, nel 2014, un altro golpe, questa volta del generale Haftar, fa tremare la debolissima organizzazione statuale. La guerra fra il governo del Parlamento ufficiale di Tobruch e le fazioni ribelli di Haftar continuano fino al luglio del 2020, quando, con un accordo fortemente voluto dall’ONU, si è deciso per il cessate il fuoco. Ed eccoci arrivati al presente: il governo ad interim presieduto dal premier Abdulhamid Dabaiba ha avuto il tempo di formarsi e di avere la fiducia del Parlamento libico a inizio marzo 2021. Il 10 dello stesso mese, si è insediato negli ambienti istituzionali, sostituendo sia i ribelli, sia i lealisti. Si apre una nuova stagione di sviluppo sociale, politico ed economico per la Libia e, speriamo, di una pace duratura, grazie anche ai rapporti diplomatici con il resto del mondo.

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