La privacy sul web torna ad essere un argomento caldo. Yandex, un motore di ricerca molto usato nella Federazione Russa, in alcune ricerche restituisce i link di documenti privati degli utenti Google Documents.

Sono passati solo tre giorni da quando è emersa una falla di Gmail, il popolare servizio di posta elettronica di Google, che permetteva ad alcune app di terze parti di accedere alle email degli utenti, eppure oggi il colosso di Mountain View è tornato nel mirino dei garanti della privacy.

Alcune agenzie stampa americane hanno infatti evidenziato come Yandex, il più grande motore di ricerca russo, fosse in grado di reindirizzare gli utenti su alcuni documenti privati di utenti e società. Sono state inoltre coinvolte anche alcune banche, che hanno visto i propri memo interni resi pubblici sul web.

La notizia è emersa solo oggi, quando alcuni utenti russi, dopo essersi accorti della falla, hanno cominciato a condividere i documenti privati sui social network, in alcuni casi irridendo Google per non essere in grado, secondo loro, di proteggere a sufficienza la privacy dei propri utenti.

La risposta di Google e i precedenti

Larry Page e Sergey Brin, i fondatori di Google
Larry Page e Sergey Brin, i fondatori di Google, fonte: talentandcreativity.eu

Ilya Grabovsky, una portavoce del motore di ricerca russo, ha chiarito come i documenti resi pubblici non siano protetti da username e password, e anche Google ha usato questa giustificazione. Il problema non è tuttavia risolto e queste dichiarazioni sono risultate insufficienti. I documenti scritti e salvati sulla piattaforma Google Documents, infatti, dovrebbero essere privati e accessibili solamente all’utente (o agli utenti) proprietari dell’account Google associato. La protezione con password servirebbe quindi soprattutto in caso di account condivisi.

Google non è nuova ad attacchi e critiche per le sue falle nella protezione della privacy degli utenti. Oltre al caso citato precedentemente riguardante Gmail e le app di terze parti, troviamo numerosi altri casi riguardanti in particolare Android, il sistema operativo di Big G che viene usato in quasi tutti gli smartphone non Apple (che invece usano iOS).

Android  è infatti un sistema operativo aperto e, a differenza dell’App Store di Apple, permette praticamente a chiunque di pubblicare sui propri store o di modificare l’intero sistema operativo, rendendo molto semplice l’accesso ai dati personali a eventuali malintenzionati. Ricordiamo infatti anche il caso della rubrica degli smartphone Android condivisa con Facebook, un altro colosso del mondo del web sotto accuso proprio a causa della violazione della privacy dei suoi utenti.