Il Superuovo

“Divenire”: Eraclito & Parmenide dibattono accompagnati dalle note del pianoforte di Ludovico Einaudi

“Divenire”: Eraclito & Parmenide dibattono accompagnati dalle note del pianoforte di Ludovico Einaudi

Il divenire scorre inesorabile di fronte alla nostra esistenza finita, sembra volerci ferire e talvolta salvare; è un qualcosa che va al di là noi.

Due grandi saggi, Eraclito e Parmenide, a confronto su uno dei temi che da sempre ha un ruolo centrale nella filosofia e in generale nel pensiero umano: il divenire.

“Divenire”

La musica classica sembra essere l’immagine ideale per il divenire: ascoltandola ci si immerge in una realtà oltre sensibile dove sembra che il tempo si fermi e quando si arriva alla fine del brano è come se, violentemente, si cadesse inevitabilmente in quella che definiamo la nostra dimensione.

Non a caso Ludovico Einaudi ha intitolato “Divenire” il suo ultimo disco, ha ripreso questa sensazione di moto pendolare che oscilla da un vertice di nascita ad uno di morte, inesorabile, e ne ha fatto un capolavoro.

Eraclito 

Eraclito è noto per essere il filosofo del divenire, gli è infatti attribuito il concetto di “Panta Rhei”: tutto scorre. Un filosofo come Eraclito è capace di essere all’altezza del pensiero del divenire come unica realtà; così lo dipingerà Nietzsche. Strettamente connessa a questa visione di un perpetuo mutare vi è l’idea dell’indissolubile unità dei contrari: la lotta, il gioco pendolare, non vede mai un vincitore e nemmeno una forza pietrificante, annichilente,  anzi è questa lotta continua il segno della vita.

Il divenire afferma puramente la propria natura in modo necessario. Tuttavia questa necessità non è determinata da altro, non ha alcuna giustificazione fuori dalla propria auto-affermazione, ed è dunque una necessità casuale. Vi è una vicinanza con il nesso esistente tra libertà e necessità che identifica la sostanza in Spinoza. Eraclito vede la bellezza del movimento perenne, del perpetuo perire, sostenendo che questo divenire deve condurci ad uno stupore felice che si ponga al di là del bene e del male. Lo stesso sottolinea che questo cosmo dove domina l’avvicendarsi delle nascite e delle morti è il luogo dove ha vita un’eterna contesa.

Parmenide

Parmenide elabora la sua dottrina sull’Essere in modo completamente astratto, del tutto esangue. Secondo Parmenide il divenire è pura illusione e ci crea sofferenza. Il  pensiero parmenideo va oltre, non soffermandosi sui sensi.  Parmenide parla solo di cosa È, e se inizialmente cerca di spiegare il divenire come ‘un passaggio dal non è all’è e poi ancora al non è’, con l’incontro di Senofane, che gli suggerisce un’idea di unità, Parmenide elabora la domanda chiave della sua filosofia: “È possibile che ciò che non sia É ?”

Credere nel divenire è pura doxa, è avvalersi dei sensi in una realtà che non corrisponde con quella dell’astrazione del pensiero.

Riprendendo Nietzsche, che attraversa tutti i filosofi presocratici, è importante soffermarsi sul verbo “vedere”; egli si identifica molto nella figura di Eraclito mentre critica aspramente Parmenide. Parafrasandolo, Nietzsche si chiedeva come fosse possibile che Parmenide, terrorizzato dall’esistenza, facesse prevalere il suo pensiero in contrapposizione con quanto i suoi occhi gli imponevano di vedere e le sue orecchie gli imponevano di sentire.

 

E tu che ne pensi? Faccelo sapere!

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: