Il Superuovo

Madame, Orazio e Petrarca ci insegnano come sopravvivere alla morte e divenire eterni

Madame, Orazio e Petrarca ci insegnano come sopravvivere alla morte e divenire eterni

Rimanere per sempre vivi, resistere anche oltre la morte e non svanire è probabilmente il desiderio più grande e nascosto che ognuno custodisce nel cuore. 

Madame, Orazio e Petrarca sembrano aver capito il segreto per sconfiggere l’azione del tempo e lasciare un’impronta indelebile. Scopriamolo nella canzone “Voce”, presentata a marzo 2021 a Sanremo, e nelle opere dell’autore latino di età augustea Orazio e del poeta trecentesco Francesco Petrarca.

Madame affida la propria identità alla sua stessa voce

Con il singolo “Voce”, Madame ha partecipato alla 71° edizione del festival della canzone italiana. Sul palco dell’Ariston la giovane rapper ha portato un brano molto intenso e particolare. Si tratta di una dedica d’amore alla propria voce, intesa come identità personale, come custode dell’essenza più autentica della persona. Il rapporto con la propria voce-identità è complesso e articolato: la cantante ora cerca di allontanarla, forse in un impeto di conformismo, ora la ricerca affannosamente nel caos circostante bisognosa del proprio io. Spesso infatti ci si dimentica che la realizzazione personale si raggiunge essendo se stessi, attingendo alla propria interiorità per rilanciarla al massimo, e non cercando di assomigliare agli altri (ti ho cercato in ogni dove, nelle corde di gente che non conosco/Ma in fondo bastava guardarmi dentro più che attorno/
Sei sempre stata in me e non me ne rendevo conto). Alla sua voce, che nelle canzoni esprime l’anima, Madame affida la possibilità di eternarsi, di imprimersi nel cuore delle persone e continuare a vivere nella propria musica anche in futuro.
Negli occhi delle serrande si stenderanno e io sparirò
L’ultimo soffio di fiato e sarà la voce ad essere l’unica cosa più viva di me
Voglio che viva a cent’anni da me, voglio rimanga negli anni com’è
Un testo di ricerca di sé, di affetto e accettazione della propria soggettività ma fra le parole si annida la speranza di lasciare traccia della propria esistenza, di incidersi nel tempo, per continuare ad essere ascoltata, in virtù dell’autenticità toccante della propria voce.
Madame (foto da www.lacasadelrap.com)

La poesia come monumento perenne per Orazio

Anche il grande poeta Quinto Orazio Flacco, celebre per la sua ironia ed elegante leggerezza avverte la precarietà della vita e l’angoscia della morte. L’autore si interroga costantemente riguardo tematiche esistenziali e cerca la soluzione alla sofferenza e incertezza connaturate nell’uomo. La filosofia epicurea, incentrata sul piacere e sul liberarsi dagli affanni, costituisce per lui l’ancora di salvezza, anche se nel suo animo rimane sempre radicata una vena malinconica. L’altra via che gli permette in un certo qual modo di trionfare sull’annullamento totale è quella della letteratura. Così infatti orgogliosamente scrive in “Exegi monumentum” (da “Odi”, libro III, 30):

Ho costruito un monumento più eterno del bronzo,
più alto della mole regale delle Piramidi,
che non potranno abbattere piogge mordenti,
o venti sfrenati, o l’innumerevole serie
degli anni, la fuga del tempo.
Non morrò interamente, e molta parte
di me sfuggirà a Libitina, e in futuro
crescerò sempre, rinnovandosi la mia gloria, finché il pontefice
salirà il Campidoglio con la vergine tacita.
Si dirà, (…)
che, nato umile e diventato potente, per primo ho portato
in Italia la lirica greca.

(traduzione dal latino da estensione online del corso A. Perutelli, G. Paduano, E. Rossi, Storia e testi della letteratura latina, © Zanichelli 2010)

Egli affermando il  proprio primato nell’aver trasferito a Roma i metri greci, secondo un topòs letterario callimacheo, esalta il valore della poesia. Essa ha il potere di rendere imperituro chi la compone, permettendogli di sfuggire anche a Libitina, cioè la morte totale. Le sue opere sono dei monumenti alla sua persona, che non potranno essere annientati nemmeno dall’onnipotente tempo. E, non solo, non morirà del tutto proprio come afferma Madame, ma anche otterrà una fama crescente presso i futuri lettori.

Statua di Orazio (da www.sololibri.net)

Petrarca nel “Posteritati” forgia il ricordo ideale da affidare ai posteri

Il poeta Francesco Petrarca, costantemente ossessionato dal desiderio della gloria poetica, ha voluto assicurarsi di essere di lasciare la miglior traccia possibile di sé. Fra le sue “Epistole”, a conclusione della sezione in cui sono collocate le Senili, è posta una lunga lettera indirizzata ai posteri, detta “Posteritati”. In essa egli traccia una sorta di autobiografia divisa in 3 parti: adolescenza, gioventù e vecchiaia. L’intento di questo scritto è assolutamente autocelebrativo,  Petrarca vuole infatti tratteggiare un ritratto idealizzato di sè. Ponendo l’accetto sulla sua produzione letteraria in lingua latina, da lui considerata più nobile e degna rispetto a quella in volgare, con la quale si confrontava con i massimi autori classici. Esaltando la propria levatura intellettuale, omettendo i propri vizi e discolpandosi delle debolezze, egli mira a consegnare alla memoria di coloro che verranno dopo di lui una figura quasi perfetta. Del resto proprio come Madame e Orazio, ambisce a non essere cancellato grazie alle sue opere, ma anche ad essere celebrato e considerato uno dei migliori.

 

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