Dissennatori e Obscuriali: Freud ci illumina riguardo le creature malvagie del mondo di Harry Potter

C’è tanto in comune tra l’inconscio e le creature oscure del mondo fantasy, esse sono incarnazione della parte oscura dentro di noi, di tutto ciò che abbiamo nascosto e che non osiamo rivelare neanche a noi stessi.

Dottor Freud a tu per tu con l’inconscio

L’inconscio è la parte caotica e oscura dentro di noi, sede dei nostri desideri inappagati e dolori rimossi. E’ una bomba ad orologeria pronta ad esplodere e a risucchiare nei suoi moti distruttivi gli altri e noi stessi.

Es e Inconscio

L’uomo non è una creatura unitaria e perfettamente coincidente con se stessa. Appariamo, sì come persone, ma la nostra personalità non è unitaria ma scissa. Affinché sia possibile una convivenza civile è necessario reprimere ciò che è dannoso e non confacente alla sopravvivenza della specie, bisogna nascondere gli istinti aggressivi e distruttivi e impiegare la loro portata energetica nelle attività socialmente utili senza potervi dare libero sfogo per l’incolumità degli altri e di noi stessi. Dobbiamo dunque apparire personalità unitarie, ligie ai doveri sociali e ai contesti valoriali in cui siamo inseriti, senza in realtà esserlo fino in fondo. Ecco come Freud descrive l’inconscio, o come lo chiama nella seconda topica, Es“E’ la parte oscura, inaccessibile della nostra personalità; il poco che ne sappiamo lo abbiamo appreso dallo studio del lavoro onirico e della formazione dei sintomi nevrotici; di questo poco la maggior parte ha carattere negativo, si lascia descrivere solo per contrapposizione all’Io. All’Es ci avviciniamo con paragoni: lo chiamiamo un caos, un crogiuolo di eccitamenti ribollenti. Ce lo immaginiamo come aperto all’estremità verso il somatico, da cui accoglie i bisogni pulsionali, i quali trovano dunque nell’Es la loro espressione psichica, non sappiamo però in quale substrato. Attingendo alle pulsioni, l’Es si riempie di energia, ma non possiede una organizzazione, non esprime una volontà unitaria, ma solo lo sforzo di ottenere soddisfacimento per i bisogni pulsionali nell’osservanza del principio di piacere. Le leggi del pensiero logico non valgono per i processi dell’Es, soprattutto non vale il principio di contraddizione. Impulsi contrari convivono l’uno accanto all’altro, senza annullarsi o diminuirsi a vicenda. […] Nulla si trova nell’Es che corrisponda all’idea di tempo, nessun riconoscimento di uno scorrere temporale, nessuna alterazione del processo psichico ad opera dello scorrere del tempo. Impulsi di desiderio che non hanno mai varcato l’Es, ma anche impressioni che sono state sprofondate nell’Es dalla rimozione, sono virtualmente immortali, si comportano dopo decenni come se fossero appena accaduti. Solo quando sono diventati coscienti  mediante il lavoro analitico, essi possono essere riconosciuti come passato, esser svalutati e privati del loro investimento energetico; anzi su ciò si fonda, e non in minima parte, l’effetto terapeutico del trattamento analitico.” Ecco dunque che l’inconscio si presenta come caos informe, come ricettacolo in cui sono gettati e nascosti tutti i nostri desideri più perversi e aggressivi e dove sono rimosse esperienze traumatiche alle quali rimaniamo incatenati attraverso i sintomi nevrotici (comportamenti patologici) che da questo incatenamento scaturiscono. Questi contenuti sono una bomba ad orologeria pronta a scoppiare da un momento all’altro, pronta a danneggiare l’individuo e coloro che gli stanno intorno.

Il crogiulo caotico dell’inconscio è tenuto a bada da meccanismi che impediscono che questa bomba esploda e produca devastazione. Di questi meccanismi si occupa l’Io che è l’istanza mediana e di facciata della personalità, impedisce che l’individuo venga distrutto dalla caotica e devastante portata energetica dei contenuti dell’inconscio inibendola e incanalandola circoscrivendo il soddisfacimento degli impulsi nei limiti della realtà e del contesto valoriale e storico-sociale in cui l’individuo vive, scrive ancora Freud: “Il rapporto con il mondo esterno è diventato decisivo per l’Io, il quale si è assunto il compito di rappresentarlo presso l’Es; fortunatamente per l’Es, il quale, incurante di questa preponderante forza esterna, e anelando ciecamente al soddisfacimento pulsionale, non sfuggirebbe all’annientamento. Nell’adempiere tale funzione l’io deve osservare il mondo esterno, depositarne una fedele riproduzione nelle tracce mnestiche delle sue percezioni, tenere lontano, mediante l’esercizio dell’esame di realtà, ciò che in questa immagine del mondo esterno è una aggiunta proveniente da fonti interne di eccitamento. Per incarico dell’Es, l’Io domina gli accessi alla motilità, ma ha inserito tra bisogno e azione la dilazione dell’attività di pensiero, durante la quale utilizza i residui mnestici dell’esperienza. In tal modo ha detronizzato il principio di piacere da cui il decorso dei processi dell’Es è integralmente dominato e l’ha sostituito col principio di realtà, che promette più sicurezza e maggior successo.” L’Io dunque corregge il principio di piacere con il principio di realtà, fa sì che l’individuo e tutto ciò che gli sta attorno non soccomba devastato dall’enorme caos dentro di sé, dalla spaventosa e minacciosa portata energetica dei suoi desideri irrealizzati e irrealizzabili e delle sue forti impressioni rimosse. E’ ciò che tiene (o cerca di tenere) ben salde le redini della nostra anima (proprio come l’auriga di cui Platone parla nel Fedro), mantenendola in una posizione mediana e di equilibrio tra l’Es e l’istanza moralistica e punitrice del Super-Io la quale è pronta ad arrecare enormi dolori attraverso l’angoscia e il senso di colpa qualora l’individuo abbia soltanto l’intenzione inconsapevole di trasgredire i valori che le istanze del principio di realtà gli impongono (valori familiari e sociali). Dunque siamo contenitori di un caos distruttivo e informe che continuamente cerchiamo di tenere a bada, la persona umana è un fragile guardiano che cerca di tenere chiusa la porta all’inferno che scalpita.

Dissennatore (harrypotter.fandom.com)

Dissennatori e esperienza traumatica

I Dissennatori sono le creature più inquietanti del mondo di Harry Potter. Sono le temibili e spaventose guardie di Azkaban, la prigione dei maghi. La loro presenza e vicinanza rende tutto il circostante buio, freddo e angosciante, il contatto con un Dissennatore ti fa sentire come se “Non potessi più essere felice”. La caratteristica più terribile di un dissennatore è il suo bacio il quale, letteralmente parlando, ti succhia l’anima. La prima volta che Harry Potter entra a contatto con un dissennatore è sul treno per Hogwarts, bloccato e sorvegliato dalle guardie di Azkaban alla ricerca del fuggiasco Sirius Black, lì Harry rivive l’esperienza più terribile della propria vita: la morte della madre a cui ha assistito da piccolo, ecco la scena descritta dalla Rowling ne terzo libro della saga: “In piedi sulla soglia, illuminata dalle fiammelle danzanti nella mano di Lupin, c’era una figura ammantata che torreggiava fino al soffitto. Aveva il volto completamente nascosto dal cappuccio. Gli occhi di Harry sfrecciarono in basso e quello che vide gli diede una stretta allo stomaco. Una mano spuntava dal mantello, ed era scintillante, grigiastra, viscida e rugosa, come una cosa morta rimasta troppo a lungo nell’acqua… Ma fu visibile solo per un attimo. Come se la creatura sotto il mantello avesse avvertito lo sguardo di Harry, la mano si ritrasse all’improvviso nelle pieghe nere della stoffa. Poi la cosa, quale che fosse, trasse un lungo, lento, incerto sospiro, come se cercasse di respirare qualcosa più dell’aria. Un freddo intenso calò su di loro. Harry sentì il respiro mozzarsi nel petto. Il freddo penetrò fin sotto la pelle. Era dentro di lui, si insinuava fino al cuore… Gli occhi di Harry si rovesciarono. Non vedeva più niente. Annegava nel gelo. Sentì un rumore come uno scroscio d’acqua, e poi fu trascinato verso il basso, e il rombo diventava più forte. E poi da molto lontano, sentì urlare. Urla terribili, di orrore, di supplica. Chiunque fosse, Harry pensò di aiutarlo, ma non ci riuscì: una fitta nebbia biancastra aleggiava vorticando attorno a lui, dentro di lui…” Il dissennatore ha fatto rivivere ad Harry il momento più terribile della propria vita, lo ha chiuso e imprigionato in una esperienza traumatica rimossa ma mai superata. Questo è proprio quello che accade ai malati isterici e nevrotici secondo Freud: essi rimangono legati al passato. Forti impressioni legate a terribili e scottanti avvenimenti della loro vita vengono rimosse dai meccanismi di rimozione dell’Io ma non completamente superate. La forza prorompente del trauma continua a persistere e a vivere causando il sintomo nevrotico del paziente.  Come dice Hegel, tutto ciò che è superato è conservato, ma per quanto riguarda il nevrotico è superato, ma non al livello dell’elaborazione. E’ un superamento che non fa andare avanti l’individuo, che non lo concilia con se stesso poiché lo tiene prigioniero e chiuso su se stesso. Scrive Freud: “I nostri malati isterici soffrono di reminiscenze. I loro sintomi sono residui e simboli mnestici di determinate esperienze (traumatiche). […] Non solo ricordano le esperienze dolorose del loro passato remoto, ma sono ancora attaccati ad esse emotivamente; non riescono a liberarsi del passato e trascurano per esso la realtà del presente. Questa fissazione della vita psichica ai traumi patogeni è uno dei caratteri più importanti e praticamente più significativi della nevrosi.”

L’obscurus catturato da Newt Scamander (harrypotter.fandom.com)

Obscuriali e nevrosi

Impossibile non individuare elementi freudiani in un’altra creatura del mondo di Harry Potter di fattura più recente, presente nei film che trattano le avventure di Newt Scamander dedicati agli Animali fantastici: l’Obscurus. E’ una creatura malvagia e distruttiva che prende vita in seguito alla repressione della magia imposta con la forza ad un mago e possiede il mago come un parassita. Si presenta come una gigantesca macchia nera fluttuante con una consistenza tra il liquido e il gassoso. Il mago attraverso cui l’Obscurus prende vita e posseduto da esso è detto Obscuriale. Questa creatura ha une enorme portata distruttiva, è una furia cieca con una forza spaventosa capace di fare a pezzi interi edifici ed interi isolati di una città soltanto in seguito al proprio passaggio. Tutto ciò fa senza dubbio pensare al comportamento nevrotico del malato in seguito alla repressione del desiderio e alla rimozione del trauma. Credence, il ragazzo posseduto dall’obscurus, ha vissuto gran parte della propria vita con una donna che a suon di cinghiate gli ha fatto reprimere la magia, inoltre il suo passato è molto doloroso: è stato abbandonato in una grande città senza sapere chi fossero i suoi veri genitori. La magia può benissimo essere paragonata alla libido, quella portata energetica che per Freud si risolveva nella sessualità e nell’aggressività, ciò che quindi deve essere tenuto a bada dalle restrizioni sociali e familiari (dal principio di realtà) affinché si possa vivere pacificamente in comunità. Ma quando queste restrizioni si fanno più aspre e limitanti del previsto, ecco che il represso inizia a scalciare e a reclamare i propri diritti sfociando nella malattia nervosa, e provocando danni sia all’individuo sia a chi gli sta intorno (come ben possiamo vedere osservando l’Obscurus in azione). Il ruolo dell’analisi è portare alla luce le esperienze traumatiche rimosse e quei desideri inappagati che non abbiamo il coraggio di confessare neanche a noi stessi. Attraverso il riportare a discorso e il trasformare in linguaggio per via della seduta psicoanalitica le tracce mnestiche di ciò che è represso l’individuo elabora ciò che recalcitrante in lui gli provocava danno attraverso la malattia, attraverso la psicoanalisi tutto ciò che è conservato finalmente diviene superato, conciliando l’individuo con se stesso. Ciò è espresso da Freud attraverso l’esempio del disturbatore citato da una delle sue Conferenze sulla psicoanalisi: “Supponete che in questa sala e in questo uditorio, di cui non so abbastanza lodare l’esemplare silenzio e l’attenzione, si trovi però un individuo che si comporti in modo disturbante e distolga la mia attenzione dal mio compito ridendo maleducatamente, chiacchierando e stropicciando i piedi. Io dichiaro che così non posso continuare la conferenza, e allora tra voi si alzano alcuni robusti signori e dopo breve lotta mettono alla porta il disturbatore della quiete. Egli è dunque ‘rimosso’ e io posso continuare la mia conferenza. Ma perché il disturbo non si ripeta, quando l’espulso tenti di penetrare nuovamente nella sala, i signori che hanno eseguito la mia volontà, accostano le loro sedie alla porta, disponendosi in tal modo come ‘resistenza’ una volta avvenuta la rimozione. […]  Se ci pensate bene, con l’allontanamento del disturbatore e con il disporsi dei custodi davanti alla porta, la faccenda non è necessariamente finita. Può darsi benissimo che l’individuo messo alla porta, ormai esasperato e assolutamente privo di riguardo, ci dia ancora del filo da torcere. […] All’esterno egli fa un baccano insopportabile e le sue grida e il suo picchiare alla porta con i pugni ostacolano la mia conferenza più di quanto la ostacolasse prima il suo comportamento maleducato. In queste circostanze saremmo ben lieti se il nostro stimatissimo presidente si assumesse la parte dell’intermediario e del paciere. Egli parlerebbe con il tipo recalcitrante di fuori e si rivolgerebbe poi a noi invitandolo a farlo rientrare, rendendosi egli stesso garante che quell’individuo d’ora in avanti si comporterà meglio. Grazie all’autorità del dottor Hall ci decidiamo a sospendere la rimozione, e ora subentra nuovamente silenzio e pace.” Ciò che è rimosso senza essere stato illuminato ed elaborato ha un effetto distruttivo e disturbante per il nevrotico e per chi gli sta a contatto, il compito dell’analisi è quello di conciliare l’individuo con il suo passato doloroso, di far sì che lo riconosca come passato e che possa concepirlo come superato conciliandosi con se stesso.

 

 

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