Il Superuovo

Alla costante ricerca di un senso: E.Husserl e Vasco Rossi potrebbero illuminare il sentiero?

Alla costante ricerca di un senso: E.Husserl e Vasco Rossi potrebbero illuminare il sentiero?

Ci siamo mai fermati per chiederci se tutto ciò che accade abbia o meno un senso? Le parole di Vasco Rossi e l’epoché husserliana possono aiutarci nella nostra ricerca?

Vasco Rossi, dal singolo “La Verità”.

La proposta filosofica di Husserl, fenomenologo e maestro del celebre M. Heidegger, vuole configurarsi come un’alternativa radicale rispetto e alle “scienze della Natura” (che ci permettono di spiegare) e alle “scienze dello Spirito” (che invece ci consentono di comprendere). Un’alternativa che affonda le proprie radici nei fenomeni: adombramenti intesi come base di partenza della costruzione degli oggetti. In termini più weberiani, il progetto husserliano vuole impattare contro il processo di razionalizzazione che, imperioso, ingloba i meccanismi della modernità causando principalmente la perdita di significato per la vita. Husserl combatte sul piano speculativo per cercare di dare un senso al Tutto: non a caso nella sua dottrina di pensiero emergono ancora pretese in qualche modo metafisiche. Vasco Rossi, invece, ha inciso una delle canzoni più importanti e significative del panorama italiano: “un senso“. Sebbene essa non abbia bisogno di presentazioni, si andrà ad estrarre qualche verso (poiché, a mio modo di vedere, è una poesia) per cercare una strada da percorrere. Oggi più che mai l’uomo ha bisogno una spiegazione, necessita di dare un senso a questa orribile situazione in cui è immerso.

Immagine tratta da “La verità”, video caricato su YouTube da “Musica InTesti”.

Il mondo vitale husserliano

La crisi delle scienze europee” (1935-1937) è un’opera incompiuta, pubblicata nel dopoguerra. La novità rispetto alle altre opere di Husserl risiede nell’affermare che la Fenomenologia è scienza di ciò che è detto “Lebenswelt” (mondo vitale). Tutto ciò implica una serie di conseguenze fondamentali. In primo luogo il mondo vitale non è il puro mondo fenomenico degli adombramenti, ma è proprio il nostro mondo spaziale e temporale così come lo conosciamo. Ma se abbiamo affermato che il mondo moderno è il mondo del processo di razionalizzazione, dell’obiettivismo scientifico, come possono convivere due mondi in uno? In realtà non si tratta di convivenza, ma di svelamento (s-velamento). Infatti Husserl ritiene che si debba attuare un’epochè: una sospensione del giudizio rispetto al mondo scientifico e obiettivo; facendo così, si svela il vero terreno su cui poggiano i nostri piedi. Il mondo vitale che si rivela risulta quindi essere un intermedio tra la base fenomenica di partenza e il mondo obiettivo delle scienze. In secondo luogo, scoperto questo mondo della vita, si riesce a rivalorizzare quel legame “io-tu” andato via via perdendosi a causa delle scienze moderne, le quali sembrano essersi dimenticate del soggetto, analizzando in modo freddo e incessante l’oggetto che hanno di fronte. Si dovrebbe trattare anche dell’ Epochè Universale, ma mi limito a dire che il risultato a cui si giunge è una riscoperta del valore del soggetto, dell’io che conferisce il senso di essere ad un mondo che non viene annientato, bensì riscoperto. Può essere dunque l’epochè husserliana una chiave di comprensione di questo periodo così fragile? Si potrebbe sospendere il giudizio sul presente per scoprire un’altra dimensione che ci aiuti a comprendere più a fondo?

Voglio trovare un senso a questa situazione

Voglio trovare un senso a questa situazione anche se questa situazione un senso non ce l’ha“. Più chiaro di così si muore. In questa pietra miliare della musica Vasco Rossi inserisce una lucidissima analisi oserei dire nietzscheana che si intreccia con una certezza indubitabile: “Questa vita” non ha un senso, “questa storia” non ha un senso. Tuttavia, Vasco afferma in modo calzante che “domani arriverà, domani arriverà lo stesso“. Siamo di fronte ad uno scontro esistenziale che potrebbe provocare uno sconforto abissale. Lo sconforto che affiora dall’ impossibilità di spiegare e comprendere come mai siamo come siamo (e siamo dove siamo) e la certezza dello scorrere inesorabile del tempo che opprime il nostro quieto vivere. Certamente diremo: il Big Bang, l’evoluzione secondo Darwin, Galileo, Einstein, Hack e altri innumerevoli scienziati, astrofisici ecc… Sono tutte ricerche quasi apodittiche, dimostrate con una razionalità limpida. Quasi potremmo affidarci in modo cieco alle scienze obiettive perché siamo convinti che esse spieghino tutto ciò di cui abbiamo bisogno. Vi sono molte teorie sull’Origine e più o meno tutte convergono nella teoria del Big Bang e l’inflazione iniziale da cui tutto deriva. Ma una semplice domanda quasi infantile ancora oggi, convinti della nostra invincibilità, ci spiazza: prima di tutto ciò, che cosa c’era? L’invito di Vasco Rossi è quello di provare a cercare un senso. La sua volontà emerge dal testo di questa canzone: “Voglio trovare […]” afferma più volte!  Tuttavia, è consapevole che, per quanti sforzi si possano compiere, la ricerca è inutile: “[…] Un senso non ce l’ha.” L’uomo sente questa necessità di trovare delle risposte a queste domande, ma non ce la potrà mai fare. Dunque, non ci può rimanere altro che godere in modo disinteressato di ciò che questo mondo insensato offre ogni giorno, consapevoli della nostra Finitezza: “[…] Senti che bel vento, non basta mai il tempo. Domani un altro giorno arriverà.”

Vale la pena sforzarsi di capire?

Capire che cosa? Non siamo forse esseri deboli? Esseri contraddittori, limitati, egoisti? Forse giustifichiamo la nostra impossibilità di capire alludendo alla nostra Finitezza? Forse ce la facciamo troppo facile? Eppure abbiamo provato a dare un senso al Dasein, all‘esser-qui-dell’essere, per citare Heidegger. Abbiamo provato a render grazia a qualsiasi forma di ente sovrasensibile garante dell’ordine del cosmo e del fascino del caos. Abbiamo provato a giustificare l’assolutamente ignoto attraverso il monte Olimpo, attraverso il Paradiso, attraverso la Cristianità, attraverso ogni forma di religiosità e culto, attraverso l’arte, la musica, il silenzio, il teatro, il cinema. Abbiamo tentato di render nostra qualsiasi forma creativa che non appartenesse alla pura naturalità animale dell’uomo per avvicinarci, l’uno in un modo, l’uno nell’altro a un margine di verità. Tutto il nostro sviluppo artistico-culturale a seguito di un’emozione: la meraviglia. Ogni forma di conoscenza deriva da una parola: θαῦμα, lo stupore che ci angoscia. È lo stupore, la meraviglia che ci guida nel nostro cammino di scoperta. Forse Husserl e Vasco non ci daranno mai una risposta definitiva, anche perché nessuno ne dispone. Ma entrambi, a loro modo, hanno aperto una breccia nel cammino: si deve partire dalla meraviglia, emozione soggettiva rivolta all’esterno. Si deve partire dalla soggettività, dalla nostra volontà. Dunque, per quanto concerne questo periodo terribile, affermo che non se ne troverà mai un senso assoluto. Tuttavia, bisogna osservarsi e valutare solo e soltanto come continuare a camminare lungo la nostra via anche a costo d’imbattersi in pericoli dall’identità ignota, come sta accadendo in questa guerra contro il “nemico invisibile.

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