Disforia di genere ed omofobia: l’intervista a Jek Benetti – Desiree Guarnieri

Disforia di genere ed omofobia: l’intervista a Jek Benetti – Desiree Guarnieri

24 Ottobre 2018 0 Di Francesco Rossi

Forse qualcuno ricorda la figura di Jek Benetti, un ragazzo che, quasi sei anni orsono, divenne protagonista d’un video, divenuto poi virale sulla piattaforma You Tube. In esso, questi raccontava la propria storia sentimentale, singhiozzando a causa d’una relazione finita male. Come esposto in un video più recente, risalente a fine agosto, lo stesso Jek ha rivelato d’essere, in verità, una ragazza. Desiree Guarnieri Ruffoni – questo il suo nome – ci ha gentilmente concesso un’intervista, nella quale racchiude i particolari d’una storia mai raccontata.

L’intervista a Desiree, alias Jek Benetti

Raccontami in breve com’è nata l’idea di Jek Benetti

L’idea di Jek Benetti nasce da una mia curiosità. Mi sono sempre domandato come sarebbe stato se fossi nato maschio. Un giorno ero a casa mia con una mia amica, stavamo su Facebook e mi sono chiesto: “Ma, se fossi un maschio, quante ragazze ci proverebbero con me?”. Era un’idea così, per scherzare. Così abbiamo creato questo profilo.

Desiree Guarnieri o Jek Benetti

Jek nasce unicamente come scherzo o anche a causa di altro?

Nasce unicamente come scherzo, per rispondere appunto alla domanda che mi feci. Prima di essere Jek Benetti nessuno mi aveva mai preso in giro, anche perché ero alle medie e non gliene fregava niente a nessuno. La mia vita è cambiata in modo negativo dopo la realizzazione di Jek Benetti. Ho perso molte persone. Quando ero semplicemente Desiree avevo tanti amici, invece quando è nato Jek sono iniziati i problemi. Lì ho perso tutti, si può dire, e ancora oggi vengo etichettato.

Poi il tutto è divenuto più serio, sei diventato Jek Benetti insomma. Come mai hai deciso di continuare?

Ho deciso di continuare perché, man mano che andavo avanti e parlavo con le persone su Facebook, mi trovavo molto più a mio agio che nella vita reale. Mi sentivo capito, potevo parlare di qualsiasi cosa. Vestire i panni di Jek Benetti era diventata la mia doppia realtà. Mi trovavo bene in questo personaggio e c’erano persone che mi apprezzavano.

Parlami degli altri, le persone che ti conoscevano nella vita reale. Come si sono comportate verso di te dopo la nascita di Jek?

Inizialmente, siccome frequentavo ancora le medie, nessuno ci dava peso. Essere Jek o Desiree non mi interessava più di tanto, mi facevo ancora chiamare col mio vero nome. Andando avanti col tempo, iniziando le superiori, la gente non mi vedeva più di buon occhio. Mi chiedevano perché mi fingessi una persona che non sono, perché volessi spacciarmi a tutti i costi per un maschio. Ma io mi sentivo un maschio e volevo che la gente mi considerasse tale. Da lì, hanno tutti avuto astio nei miei confronti. Mi continuavano a dire che prendevo in giro le persone spacciandomi per maschio. Dopo questi eventi, un mio video è diventato virale su You Tube. Jek Benetti è diventato ancora più popolare e io sono diventato un personaggio pubblico. Da lì, diciamo, ho avuto a che fare con i bulli. Alcune persone avevano iniziato a prendermi di mira.

Su cosa si focalizzavano questi bulli?

Sul fatto che avessi creato Jek. A loro infastidiva che io, da femmina, mi comportassi da maschio. Io sono una femmina e quindi devo fare la femmina, secondo loro.

Il tuo nome è Desiree Guarnieri, giusto? Sotto questo aspetto, credi che Jek sia una parte di Desiree o che sia una persona a sé stante?

Il mio nome completo è Desiree Guarnieri Ruffoni. Non saprei, sai? Secondo me Jek è una parte di Desiree, è anche Desiree. Sono la stessa persona perché vivono entrambi dentro di me. Scelgo io con chi far uscire Desiree e con chi far uscire Jek. Vivono in simbiosi dentro di me, però Desiree esce solo con le persone con cui mi lascio andare.

Cosa pensavi sarebbe successo dopo l’uscita del tuo ultimo video su You Tube, in cui rivelavi la tua vera identità?

Sinceramente non mi aspettavo tutto questo appoggio dalle persone del web. Mi aspettavo critiche, ma soprattutto questa frase: “Tu ci hai preso in giro”. Infatti avevo paura di non riuscire a comunicare ciò che davvero sento e di far capire che non avessi preso in giro nessuno. Pensavo che la gente che mi aveva sempre sostenuto come Jek non mi avrebbe più appoggiato. Invece è successo tutto il contrario e, almeno di questo, sono felice.

Qual è il tuo orientamento sessuale, dunque?

Mi sono informato bene su questa cosa. Io sono un FTM, Female to Male, una donna che si sente uomo. Sentendomi maschio, dovrei classificarmi come etero, perché mi piacciono le donne. Questo mi hanno detto. Inizialmente pensavo di essere omosessuale, ma c’è una differenza. Una persona omosessuale si accetta, io invece mi sento un maschio.

Sei mai stato insultato o preso in giro per questo?

Inizialmente no, solo nell’ultimo periodo. Sono stato giudicato, quello sì. Come ho già detto, in molti mi chiedevano perché mi fingessi maschio. Ovviamente ci sono i soliti insulti, “Lesbica di merda”, “frocio del cazzo” o “Trans di merda”, che puoi leggere anche sotto al mio video. Non ci faccio neanche caso, perché tanto ormai lo dicono a chiunque. Molti quasi mi impongono di accettarmi per ciò che sono, mentre altri mi dicono di cambiare, di diventare ciò che voglio essere.

Ti capita anche dal vivo?

Generalmente mi capita più sul web, pochissime volte dal vivo. All’epoca dei bulli, un ragazzo mi asfissiava continuamente. Una volta si era messo in canottiera e continuava a ripetermi: “Guarda, io posso mettermi in canottiera e tu no”. Sapeva che la mia disforia riguardava proprio il seno. Mi ha fatto stare veramente male, tanto che me lo ricordo perfettamente a distanza di anni.

Lasciamoci con una tua opinione personale. Cosa pensi di tutti coloro che offendono altre persone a causa di diversità negli orientamenti sessuali?

Penso che ci sia ancora oggi una mentalità abbastanza chiusa, pur essendo nel 2018. Bisognerebbe dare più informazioni su cosa sia la comunità LGBT. Non si dovrebbe stare allo scuro, bisognerebbe davvero fondare una “lotta” per riuscire a raggiungere una consapevolezza. Bisognerebbe capire che essere di orientamenti diversi è una cosa normale, abbassare certe etichette e andare oltre, perché tutto questo è normale. Il messaggio che voglio lanciare è che non c’è nulla di sbagliato. Non c’è nulla di sbagliato nell’amare una persona del tuo stesso sesso, non c’è nulla di sbagliato nel sentirsi una persona che non si è. La gente deve star bene con sé stessa. È necessario far sì che la mentalità della gente si apra un pochino di più. Molti sono ignoranti, disinformati. La cosa veramente sbagliata è far star male le persone e farle sentire sbagliate per ciò che gli altri credono sia giusto.

Cos’è la disforia di genere?

La disforia di genere concerne il sentimento sperimentato da coloro che provano una significativa scontentezza riguardo il proprio genere natio. Recenti studi dimostrano che le persone transgender tendono a possedere strutture cerebrali simili a quelle del genere in cui s’identificano, altresì prima d’una sostituzione ormonale. Al seguito di ciò, genere e sesso risultano componenti connesse in maniera innata, non un semplice costrutto sociale dovuto a stereotipi e sessismo. Tuttavia, al di fuori di psicologia e genetica, come si può immaginare di trovarsi intrappolati in un corpo che non si sente proprio? A rigore di metafora, si pensi ad un semplice paio di scarpe: se queste sono comode, non si passa il tempo a pensare quanto i propri piedi non sentano dolore. Se, al contrario, esse calzano male, allora diverranno una mera ossessione. Si cercherà un modo atto a liberarsi da tale situazione.

Siamo umani, erriamo, sentiamo, sperimentiamo e giudichiamo. È giusto così. Tuttavia, perché non oltrepassare la soglia? Perché soffermarsi sull’ignoranza e sulla stupidità? In via del tutto personale, al momento dell’intervista ho avuto a che fare con una persona eccellente, tanto disponibile quanto empatica. La gentilezza che DesireeJek – ha dimostrato si è rivelata più unica che rara. L’essere ciò che è, in questo momento della propria vita, non può e non deve minimamente venir considerato un difetto. Altri individui, definiti “normali”, non mi hanno colpito in tale maniera. Lo scopo per cui ho contattato Jek corrisponde al messaggio che entrambi intendiamo trasmettere. È venuto il momento di dire basta all’omofobia, di mettere in funzione il cervello di cui tanto ci vantiamo. Siamo umani, comportiamoci come tali: con un accenno d’umanità.

– Simone Massenz