Il Superuovo

Dioniso e “Le Baccanti”: un’inscindibile unità colta da Ferroni e Colli

Dioniso e “Le Baccanti”: un’inscindibile unità colta da Ferroni e Colli

La mitologia è una realtà che ci appare estranea, il mito è un mondo di cui siamo stati parte ma del quale ora non ci restano che  sfumature sbiadite; eppure non riusciamo a liberacene.
In fondo è ciò che ha caratterizzato l’essenza dei nostri giorni.

Le Baccanti si nutrono del respiro vitale offerto da Dioniso, grazie al Dio emergono dal loro stato di totale anonimia e danno sfogo a ogni loro pulsione, rimanendo però sempre caste.

Le Baccanti

Le Baccanti, anche note come Menadi, Tiadi o Mimallonidi, furono donne reali anche se in parte mitizzate, facilmente identificabili perché portavano sulla testa una corona di edera o quercia o abete;  all’arrivo del Dio Dioniso abbandonavano case e talami scappando sui monti.

“Le Baccanti” è un film del 1961, diretto da Giorgio Ferroni il quale prende spunto da figure avvolte dal fascino e dal mistero di cui il titolo.
La trama del film vede il re della città di Tebe, Penteo, compiere un sacrificio umano affinché venga placata l’ira di Minerva, la quale ha prosciugato i pozzi di Tebe.
La scelta della vittima cade su Manto, giovane figlia dell’indovino cieco Tiresia: a salvare la fanciulla interverrà Dioniso, forte e impietoso.
Nel frattempo, Penteo viene a sapere che il giovane servo Lacdamo, che ama Manto, è designato da una profezia a diventare re. Penteo dunque non si rassegna e ordina alle guardie di arrestarlo, ma il fato dovrà compiersi…

“Ma voi che avete lasciato il Tmolo, che protegge la Lidia, voi, donne del mio corteo che ho condotto via dai barbari, compagne della mia quiete e del mio viaggio, brandite i timpani della terra frigia, invenzione mia e di Rea, la grande Madre. Affollatevi intorno alla reggia di Penteo; percuoteteli questi strumenti, perché la città venga a guardarci. Io me ne vado ora a raggiungere le Baccanti sui pendii del Citerone, mi unirò alle loro danze”– Euripide, le Baccanti

Dioniso 

Sono diversi i miti che raccontano la storia di Dioniso, ci concentreremo però sulla versione di Dioniso Zagreo: è un mito orfico, dunque più tardo.
Dioniso riceve dai Titani dei giocattoli: una bambola simbolo di fanciullezza, una trottola di immobilità nella mobilità più assoluta e uno specchio nel quale il Dio bambino si vede e si riconosce; insieme alla sua immagine riflessa vede anche il mondo ed i Titani dietro di lui. 

Questi ultimi gli regalano lo specchio come diversivo affinché possano smembrarlo e divorarlo. Sarà Apollo a ricucirne i pezzi e restituirli alla madre.
Dal fumo dei pezzi abbandonati di Dioniso nascerà l’umanità che tiene insieme la realtà dionisiaca e quella titanica.

Dioniso è il Dio della dualità: è Dio della vita e della morte, Dio del dolore più terribile e della gioia più sfrenata, è giovane e vecchio, è sia uomo che donna.

Dioniso è anche noto come il Dio delle donne, circonda la sua figura di Menadi e Baccanti, le quali scatenavano e al contempo frenavano i loro impulsi, perchè attraverso la sublimazione della sessualità avveniva la Sapienza: vita trattenuta espressa in gesti di conoscenza.

Giorgio Colli attraversa Dioniso

‘Con Dionisio la vita appare come sapiente(…)’

Giorgio Colli rappresenta Dioniso come il Dio della conoscenza, distaccandosi da quell’alone da cui sempre è stato rappresentato: Dio della pura e mera istintualità.
Colli vede nell’ espressione dionisiaca l’essenza di una vita fremente nella quale però sostiene che vi sia la presenza di uno sguardo particolare: un distacco conoscitivo che comporta una sapienza. Trova che sia presente un attimo in cui la vita si distacca dalla vita stessa e opera uno sguardo che mira a conoscere.
Dioniso è il Dio dell’uno tutto: uccisione e rinascita, è il Dio che tiene insieme tutte le forme, come dice Euripide nelle Baccanti: è il Dio che supera tutti i muri; Colli si chiede: ma come si può guardare TUTTA la vita TUTTA insieme?

A condurre Colli all’elaborazione di questo pensiero è l’elemento dello specchio: il mito ci racconta di Dioniso bambino a cui viene regalato, dai Titani, l’oggetto con cui può rispecchiarsi e con il quale non solo vede sé stesso ma anche il mondo attorno a sé, vede i Titani alle sue spalle ad esempio. É un frammento di vita che concentra tutto il cosmo.
Lo Specchio è un simbolo epistemico e Dioniso la sua personificazione.

 

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