La relazione tra valore estetico e valore morale nell’arte è un punto di contenzione tra gli esteti contemporanei. Secondo alcuni filosofi i difetti morali di un pezzo d’arte non sono mai difetti estetici, mentre per alcuni lo sono sempre. Angela e Luciana Giussani, sono le sorelle creatrici del famosissimo fumetto “Diabolik”, che segue le imprese dell’omonimo ladro e la sua compagna Eva. Pubblicata per la prima volta nel Novembre 1962, la serie ha oltre 800 numeri, a testimonianza dell’interesse suscitato nei lettori, evidentemente attratti dal genere ‘nero’ dei fumetti.

 

Diabolik, il ladro gentiluomo

Sopravvissuto ad un naufragio, il piccolo Diabolik giunge in fin di vita su un’isola dove viene allevato dalla gang di criminali capeggiata da King. Da lui impara le pratiche criminali. Una volta cresciuto ucciderà King, scapperà dall’isola con il bottino e adotterà il nome della pantera che terrorizzava l’isola: Diabolik. La serie dettaglia i vari colpi spettacolari e le sue imprese criminali più sensazionali: rapine, rapimenti, evasioni e truffe, che culminano quasi sempre con la vittoria della coppia criminale e la frustrazione dell’ispettore Ginko, suo acerrimo nemico.

Il personaggio di Diabolik subisce una lenta umanizzazione nel corso degli anni: da ladro e assassino senza scrupoli le sorelle Giussani lo trasformano in un criminale con una morale, deviata da quella comune ma pur sempre con principi riconoscibili. Si potrebbe trattare di una mossa strategica per attrarre un pubblico più ampio, vista la violenza ritratta tra le vignette e le numerosissime vittorie del ladro sulle forze dell’ordine. Infatti, la campagna promozionale del 1964, che consisteva nella distribuzione dei fumetti alle scuole medie, costò ad Angela Giussani una denuncia per incitamento alla corruzione. Per fortuna fu assolta dal reato, ma tuttora i critici di Diabolik ritengono moralmente difettosa l’opera d’arte fumettistica.

 

Difetti morali ed estetici

Tutte le opere d’arte, dalla musica ai fumetti, sono pensate per avere uno specifico effetto nel suo pubblico. I colori e le note vengono usati per richiamare emozioni contrastanti e le figure raffigurate possono raccontarci una storia. Alcuni esteti, detti appunto i moralisti, sostengono che il difetto morale contenuto in un’opera d’arte ci porta ad avere una reazione al di là dell’estetica del pezzo, una reazione sulla quale l’artista non ha il pieno controllo. Quindi per loro, la deviazione emotiva suscitata dall’opera diventa un difetto estetico dell’arte stessa, poiché la reazione che l’artista cerca di suscitare è legata al valore estetico del suo disegno.

 

Questo è a grandi linee il pensiero di Berys Gaut, come riportato nel suo saggio “Arte, Emozione ed Etica”. Ma i critici si dimostrano in disaccordo: non tutte le opere d’arte sono pensate per sollecitare una risposta precisa nel pubblico, e anche se fosse chi decide qual è la reazione più giusta?

L’immoralità è un pregio

L’opposizione dei moralisti sono gli “immoralisti”. Essi sostengono che le opere d’arte con difetti morali, che quindi raffigurano o cantano di comportamenti che vanno contro la morale comune, hanno un valore estetico più alto proprio grazie a questo. Secondo esteti come Matthew Kiernan, l’arte ha un modo particolare per raccontare storie e coinvolgere il pubblico in questioni delicate come l’immoralità. Proprio per questo l’arte immorale ha la capacità di comunicarci una conoscenza ed una comprensione che non è possibile a ciò che non è arte. Dunque, grazie a questa capacità, i difetti morali di un’opera d’arte sono pregi e non difetti.

Diabolik: essere criminali rende belli?

Il valore estetico dei fumetti di Angela e Luciana Giussani è dibattuto negli occhi degli esteti. C’è chi, come i moralisti, sostiene che le scene di violenza tolgano dal valore estetico delle vignette. Ma togliendo ogni sorta di comportamento immorale da Diabolik sconfiggerebbe l’intero presupposto del fumetto. Discutere del valore estetico di un fumetto non sempre arricchisce il pubblico. Ai lettori Diabolik piace perché, ponendo da parte il valore di intrattenimento, forza il pubblico a formare un legame sia con il criminale che con l’ispettore che lo insegue, ponendoci in mezzo ad un dilemma emotivo.

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