26 aprile 1986, ore 01:23

26 aprile 1986, ore 01:23. Gli abitanti di Pryp”yat’, cittadina nel nord Ucraina, dormono nei loro letti. Non immaginano che a tre chilometri di distanza sia appena scoppiato l’incidente più grave mai verificatosi in una centrale nucleare. Non sanno che una nuvola di materiale radioattivo è fuoriuscita dal reattore numero 4 e li sta investendo con le sue radiazioni. Non sono pronti a lasciare quello che hanno costruito in tutti questi anni. Devono farlo. Questo giorno rimarrà nella storia per gli eventi catastrofici che lo caratterizzarono.

La centrale e il disastro

La centrale di Černobyl’ è situata vicino all’insediamento di Pryp”jat’, in Ucraina, 18 km a nord-ovest della città di Černobyl’ e 110 km a nord della capitale, Kiev, e dista 16 km dal confine con la Bielorussia. L’impianto era composto da quattro reattori, ognuno in grado di produrre 1 gigawatt di energia elettrica. I quattro reattori, insieme, producevano circa il 10% dell’elettricità ucraina. La costruzione dell’impianto ebbe inizio negli anni settanta e altri due reattori erano in fase di costruzione quando si verificò l’incidente. Il reattore numero 4 esplose. Si trattò di una liberazione di vapore surriscaldato ad altissima pressione che sparò in aria il pesante disco di copertura che chiudeva il cilindro ermetico contenente il nocciolo del reattore. All’esplosione del contenitore seguì il violento incendio della grafite contenuta nel nocciolo. L’incendio, in alcune ore, disperse nell’atmosfera una enorme quantità di isotopi radioattivi, i prodotti di reazione fissili contenuti all’interno. Non si trattò di una reazione a catena incontrollata di fissione nucleare come avviene nelle bombe atomiche. Il surriscaldamento del nocciolo, dovuto all’improvvisa perdita di controllo sulla reazione nucleare, portò al raggiungimento di una temperatura elevatissima che fece arrivare la pressione del vapore dell’impianto di raffreddamento a un livello esplosivo. Si innescarono, inoltre che contribuirono a sviluppare grandi volumi di gas.

La centrale nucleare dopo l’esplosione

Černobyl’: la serie 

Ripercorrere questi eventi è possibile solo grazie alle testimonianze di coloro che sono sopravvissuti alle radiazioni pur vivendo in zone limitrofe. Dai loro racconti però, non è possibile capire cosa sia veramente accaduto all’interno della centrale e perché ancora non si conosce la vera causa dell’incidente. Ci sono due tesi a proposito, la prima accusa gli operatori dell’impianto di negligenza, la seconda evidenzia il ruolo delle gravi debolezze intrinseche di progettazione del reattore nucleare RBMK. Un elemento importante, tra gli altri, risulta essere un errore nella progettazione delle barre di controllo. A far luce sulla vicenda sono arrivati i produttori di HBO e Sky che lo scorso anno, in Lituania, hanno iniziato le riprese di una mini-serie di cinque episodi, ispirata alla tragedia senza precedenti del 1986. Una delle peggiori catastrofi mai provocate dall’uomo raccontata attraverso gli atti di coraggio di quanti provarono a salvare l’Europa da un disastro inimmaginabile, quello nucleare nell’Unione sovietica. Il debutto della serie è previsto per maggio 2019. Dal trailer si evince la necessità che c’era, di tenere questi avvenimenti quanto più nascosti possibili, se non l’intento di sminuirli. Nessuno avrebbe mai immaginato un fenomeno di una portata simile. Nesssuno era pronto a fronteggiarlo. Nessuno riteneva di essere responsabile.

Il nucleo della centrale nucleare di Černobyl soprannominato “elephant footh”. In grado di emettere così tante radiazioni da uccidere una persona nel giro di due minuti e del peso di 800 tonnellate è, ad oggi, l’oggetto più pericoloso al mondo

Questione di responsabilità

Sono tanti i dubbi che ancora ci assillano riguardo la vicenda, tante le domande a cui non sappiamo dare risposta. Tra queste, una in particolare: perché? Ci sfugge il motivo per cui gli operatori dell’impianto non siano stati più attenti, sapendo quali materiali stavano maneggiando o il motivo per cui non abbiano saputo costruire idoneamente un reattore nucleare. Qualunque sia la tesi giusta, non sarebbe dovuto andare così. Agisci in modo tale che gli effetti della tua azione siano compatibili con la continuazione di una vita autenticamente umana. La cosa certa è che questo principio non è stato rispettato. Le parole del filosofo tedesco Hans Jonas ci colpiscono per la verità che scaturiscono. Di origine ebraica, naturalizzato statunitense, ne Il principio responsabilità approda alla necessità di applicare il principio di responsabilità ad ogni gesto dell’uomo. Egli deve prendere in considerazione le conseguenze future delle sue scelte e dei suoi atti, in nome della salvaguardia dell’essere e dell’umanità nell’Universo minacciato dalla tecnica, con le sue conseguenze distruttive sul piano planetario. Nell’orizzonte inquietante che l’agire umano ha acquistato grazie alla tecnica moderna deve inserirsi una nuova etica. Questa teoria deve saper valutare le possibili conseguenze dell’agire catastrofico dell’uomo, che nell’epoca dell’alta tecnologia coinvolge l’intera biosfera. Per limitare il potere di distruzione totale che è oggi nelle mani dell’uomo, si devono superare e confutare l’esagerazione tecnica, rappresentata dall’utopia del progresso illimitato e l’idea del dominio sulla natura, concepita come un elemento disponibile ad essere manipolato a piacere. Si può fondare l’etica cercata solo attraverso un ripensamento del concetto di natura: questa possiede una finalità in sé stessa, questo essere scopo a se stessa costituisce l’intima essenza dell’essere, della vita.

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