Devianza, diversità e differenza: chi è considerato outsider oggi?

Devianza, diversità e differenza: chi è considerato outsider oggi?

19 Gennaio 2019 0 Di Francesco Rossi

Trama e personaggi

“Nel XIX secolo si credeva che le persone affette da malattie mentali fossero alienate dalla loro vera natura. Gli esperti che le studiavano erano pertanto chiamati alienisti”. Questa è la frase che apre ogni episodio della serie “L’Alienista”, tratta dall’omonimo libro di Caleb Carr. L’appassionante storia narra di una serie di omicidi di bambini che si prostituivano con vestiti femminili nella New York del 1896 e vede come protagonisti Laszlo Kreizler, dottore ed alienista, John Moore, illustratore, e Sara Howard, segretaria del neoeletto commissario Theodore Roosevelt, destinato a diventare futuro presidente degli Stati Uniti. Cercando di risolvere la serie di delitti, i tre formano una squadra che deve superare non solo le oscenità che ogni scena del crimine propone, ma anche le avversità ed i pregiudizi della società in cui vivono.

Da sinistra verso destra: Sara Howard, Laszlo Kreizler e John Moore. (Fonte immagine: google immagini)

L’importanza del conformismo

Durante il corso della serie, ci si rende conto che i soggetti in cui ci si imbatte sono tutte persone sane di mente ma che, a causa di esperienze di vita, sono state costrette a comportarsi in un determinato modo, a cominciare dai protagonisti stessi, influenzando tutta la loro vita. È dunque la società ed i comportamenti delle persone nel loro complesso che determinano gli atteggiamenti del singolo individuo? Oggigiorno siamo a conoscenza di quanto sia importante per una società, o una qualsiasi associazione umana, il conformismo. È quest’ultimo infatti che ci fa sentire di appartenere ad un determinato gruppo sociale, è questo che crea un sentire comune che ha il potere di determinare ciò che è “normale” e ciò che invece è “anormale”. È dunque possibile affermare che una qualsiasi società, o meglio, gli individui ad essa appartenenti, tentino di plasmare gli atteggiamenti di persone considerate devianti, ovvero che ignorano, volutamente o implicitamente, quello che è il pensiero comune.

“We don’t need no thought control”… o forse sì… (fonte immagine: google immagini)

Evoluzione del significato di devianza

Lungo il corso della storia umana, tuttavia, il significato di devianza è cambiato nel tempo e con esso anche i metodi che venivano esercitati per nascondere, “far tornare alla normalità” o addirittura eliminare, il deviante. Cominciando dall’epoca medioevale, il comportamento non conforme equivaleva al peccato e spettava alla Chiesa regolare i comportamenti, facendoli tendere verso un conformismo religioso. Con la rivoluzione illuminista però, all’idea di peccato si sostituì quella di crimine ed alla Chiesa si sostituirono le leggi civili. Nacque dunque la criminologia, con lo scopo di capire il perché un individuo sentisse la necessità di delinquere, al posto di adattarsi ai ritmi della società. Quest’ultima, infatti, caratterizzata dai ritmi della rivoluzione industriale, identificò il criminale con il povero, in quanto quest’ultimo viveva in una situazione di degrado tale che il crimine rappresentava l’unica alternativa valida alla miseria. Le work-houses, case di lavoro in cui i poveri venivano internati, sono un esempio di come la società tentasse di nascondere e contenere coloro che venivano ritenuti devianti. In questo contesto storico-culturale, nascono due approcci: la criminologia italiana, che vedeva il comportamento criminale determinato da fattori biologici ereditari (spicca in questo campo Cesare Lombroso con la sua teoria del “delinquente nato”), e la statistica morale, che cercava, attraverso la raccolta statistica di dati, di spiegare il crimine. Adolphe Quételet, uno di più significativi di questa corrente, è stato il primo a capire che: “la società in se stessa racchiude i germi di tutti i delitti che verranno commessi”.

In alto Cesare Lombroso, in basso Adolphe Quetelet (fonte immagini: google immagini)

Marx, Durkheim e la devianza oggigiorno

Essendo dunque appurato che è la società stessa a stabilire l’outsider, intervengono due dei più grandi sociologi di sempre: Karl Marx ed Émile Durkheim. Per il primo, infatti, il crimine è un prodotto della società capitalista, vedendo questo completamente come un prodotto sociale e facendo del deviante un rivoluzionario inconsapevole. Per il secondo, invece, il deviante è colui che non rispetta le norme socialmente condivise, ma mette in dubbio che queste siano necessariamente giuste, dando alla devianza un ruolo funzionale per l’evoluzione di una società, evoluzione che altrimenti non ci sarebbe se tutti si adattassero al conformismo. Sulla base dell’utilità che un individuo ha non conformandosi alle norme socialmente condivise, è possibile introdurre, oltre alla devianza, anche i concetti di diversità e differenza. Oggigiorno, infatti, per dare una definizione ufficiale dei tre termini, si tiene conto della distinzione fra accettazione e condivisione di ciò che è considerato “normale”. Per quanto riguarda la devianza, è deviante “un comportamento non conforme rispetto a norme socialmente condivise, che non mette in discussione queste ultime ma le accetta e le condivide”. Ovvero il deviante, pur essendo consapevole del suo gesto, non pensa di voler mettere in discussione i valori che trasgredisce. Per fare un esempio, colui che evade le tasse, non intende rivendicare la legittimità del suo atto, spera semplicemente di non essere scoperto. Al contrario, per diversità si intende “un comportamento non conforme che mette in discussione i valori socialmente condivisi in modo gestibile dal sistema sociale”. Essendo per l’appunto un comportamento gestibile, è accettato dalla maggioranza, anche se non condiviso. È proprio la diversità che consente il cambiamento sociale, come per esempio è accaduto con la legge sul divorzio. Ciò implica una presa di coscienza della diversità sia da parte dell’individuo che da parte dell’intera società d’appartenenza. Per quanto riguarda la differenza, invece, si intende “un comportamento non conforme che mette in discussione i valori socialmente condivisi in modo non gestibile dal sistema sociale”. La differenza è dunque inaccettabile, ma non può neanche essere condannata, in quanto non consiste in un reato o in un qualcosa che viola una legge morale ascritta. Questo accade perché esistono molte culture diverse, fra le quali alcune incompatibili fra loro, e dunque la differenza corrisponde in un differente modo di pensare, viene dunque a mancare una base comune di pensiero che non consente il giudizio, come ad esempio l’infibulazione.

Chi è oggi l’outsider?

Sulla base di ciò, chi e cosa è da considerare deviante, diverso e differente oggigiorno? Rispondere non è facile, soprattutto considerando il fatto che le nostre idee e giudizi sono condizionati dalla società e dall’ambiente culturale in cui siamo immersi fin dalla nostra nascita, infatti Émile Durkheim affermava che: “Non bisogna dire che un atto urta la coscienza comune perché è criminale, ma che è criminale perché urta la coscienza comune”.

Pietro Salciarini