Detenuti maltrattati a Torino: John Rawls ci spiega come creare uno Stato giusto

L’arresto di sei agenti penitenziari in seguito all’accusa di maltrattamento e tortura ai danni di alcuni detenuti apre al dibattito sulla natura dello Stato e di come esso amministra la giustizia.

A prescindere da quale sia la forma di governo, ogni Stato moderno è figlio del contrattualismo: questa tradizione filosofica, partita da Hobbes e Locke (con le dovute differenze fra i due), sostiene che alla base della creazione di uno Stato ci sia un patto fra i cittadini. Essi, per avere salva la vita in una condizione di guerra e pericolo costanti, rinuncerebbe alla piena libertà in cambio di protezione da parte di un potere al di sopra di ognuno. In questo modo si sostiene che la giustizia, ovvero la punizione nei confronti di chi non mantiene il patto, sia la fondamentale prerogativa di uno Stato. Ovviamente, come dimostra il caso di Torino, essendo coloro che amministrano la giustizia a loro volta dei cittadini, le attribuzioni di colpa e responsabilità possono essere spesso problematiche. Un altro contrattualista del ‘900, John Rawls ha provato a trovare una soluzione.

La teoria di Rawls: le basi filosofiche

Rawls, come già detto, fa parte della tradizione contrattualista: questo lo pone in pieno contatto con Hobbes e Locke. Rawls ha il grande merito di aggiornare la visione del contratto sociale, dandole un’ispirazione morale attraverso l’idea kantiana di dignità umana. Il modello morale di Kant è sicuramente uno dei più celebri, quanto il più complesso e di difficile attuazione. Esso richiede infatti una massima imparzialità procedurale, tanto da valutare il valore morale di un azione non più in base alle sue conseguenze, ma proprio alla natura dell’azione in sé: mentire è sempre sbagliato, così come lo rubare, anche in caso di fame. Ciò che interessa a Rawls non è però questa rigidità, quanto il principio morale stabilito da Kant dell’agire sempre rispettando la dignità umana. Rawls ravvisa questa lacuna nella filosofia in Locke e Hobbes, che certamente ha portato alla creazione dello stato di diritto, ma non ha impedito, come la storia ha dimostrato, guerre, genocidi, stragi e crimini di ogni sorta. Anzi, è spesso proprio lo Stato ad agire contro la dignità umana, e questo è reso evidente non solo dagli avvenimenti di Torino, ma dai tanti altri avvenimenti tristemente noti che hanno visto protagonisti proprio coloro che dovrebbero evitarli.

I fondatori dello Stato vanno messi dietro ad un velo di ignoranza

Ciò che secondo Rawls muove gli esseri umani è l’egoismo. L’uomo è fondamentalmente un animale interessato, non prova nessun tipo di considerazione nell’altro uomo a meno che non debba trarne vantaggio. Nella concezione statale di Rawls questa caratteristica è però la chiave della nascita di uno Stato giusto. Poniamo un esempio: 100 persone chiuse in una stanza che devono organizzare lo Stato che poi andranno a vivere al di fuori: Rawls immagina che questi fondatori siano messi dietro a quello che chiama il velo d’ignoranza: che non sappiano cioè nulla di loro stessi. Sanno quello di cui ha bisogno un essere umano, le necessità e le aspirazioni comuni a tutti, ma a livello strettamente personale non sanno quale ruolo ricopriranno nello Stato che andranno a creare, se saranno istruiti o meno, se saranno uomini o donne, neri o bianchi, ricchi o poveri. In questo modo, sostiene Rawls, i decisori creeranno la società più giusta per tutti, poiché non potranno decidere in quanto uomini bianchi (ad esempio), ma solamente in quanto esseri umani. Questo perché in quanto essere egoista un uomo biondo creerà una civiltà in cui gli uomini biondi comandano su tutto e tutti, a meno che non sappia di essere biondo, A quel punto qualsiasi interesse personale cadrebbe. Se io non so se starò su un barcone o in un porto, creerei una società con i porti chiusi? Se non so se sarò ricco o povero, creerò una società in cui la ricchezza è determinante? Proprio per un discorso egoistico che l’uomo compie, esso sceglierà sempre, se posto in quella condizione di ignoranza, la società giusta per tutti. Proprio perché non so se starò o meno su un barcone, sono portato egoisticamente a scegliere una società in cui i porti sono aperti, così, nel caso finissi nel mare, avrei opportunità per sopravvivere.

John Rawls

La teoria di Rawls: applicazione e problemi

La teoria del velo d’ignoranza di Rawls è fascinosa e convincente. Sorgono ovviamente però molti problemi. Il primo: quanto è attuabile? Che cosa dovremmo fare per mettere l’uomo in una condizione di ignoranza? Ad esempio, se uno di quei 100 uomini iniziasse ad immaginare di poter essere, fuori da quella stanza, un disabile, creerebbe una società inclusiva per i disabili. Ma già immaginando saprà di non avere deficit mentali, poiché sta usando una facoltà che i disabili gravi non hanno. Che ne è dunque di tutti coloro che non possono decidere, che non possono comunicare la loro necessità? La teoria di Ralws, basata su un esperimento di immaginazione, non tiene conto di chi non può immaginare, o di chi non ha capacità oratorie. Inoltre essa si basa su molte assunzioni, molti concetti ingiustificati a cui egli non da fondamento. Ad esempio che l’uomo sia fondamentalmente egoista, che sceglierebbe sempre per il male minore, che non creerebbe gli interessi personali ugualmente una volta creato lo Stato perfetto. Insomma, la teoria di Rawls, che ha e continua ad affascinare in molti, rimane lontanamente applicabile e soprattutto poco affidabile in quanto a soluzioni, La questione dello Stato è però una questione preponderante per gli uomini, ed è fortemente necessario metterne in discussione metodi, fondamenti e necessità.

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