Cosa comporta questo vastissimo sentimento di unione nelle nostre vite? I risultati delle amicizie nella vita di noi tutti sono davvero molteplici. Lo sapevate che grazie all’amicizia molti autori sono diventati i grandi che conosciamo oggi? Vediamone alcuni.
Amicizia, Picasso
CiceroneNoi tutti abbiamo bisogno dell’amicizia, nella storia non è stato poi così diverso. Condividere un’esperienza con un amico rende ciò che pesa più leggero. Gli amici fondamentalmente, ci aiutano anche ad assere migliori, spesso sono anche un ottimo spunto per superare le difficoltà, per varcare i propri limiti, per acquisire nuove consapevolezze. Insomma l’amicizia è ciò di cui abbiamo bisogno per essere felici, senza di questa non sempre riusciamo ad essere come vorremmo e non sempre riusciamo a metter fuori tutte le nostre capacità. Ci sono amicizie che hanno reso grandi gli autori della letteratura, da quella latina ai nostri giorni. Forse come sentimento viene messo sempre un po’ in secondo piano, visto che l’amore riempie le pagine e i cuori di continuo. Ma non sarà che forse è un sentimento così costante che dura anche in eterno senza che noi ci facciamo caso? Gli amici rimangono lì, un po’ come le stelle che ci sono anche di giorno. Proprio come queste aiutano ad orientarci, fanno da sfondo alla luna, rendono il cielo più bello da guardare.
Il mondo Latino
La letteratura latina ci ha donato molti spunti in merito all’amicizia. Il De Amicitiae di Marco Tullio Cicerone, ha più volte riproposto nel suo testo delle definizioni esaurienti in merito, tant’è vero che la si può racchiudere in questa metafora ben costruita dell’autore, che scrisse: “Se un uomo salisse in cielo e contemplasse la natura dell’universo e la bellezza degli astri, la meraviglia di tale visione non gli darebbe la gioia più immensa, come dovrebbe, ma quasi un dispiacere, perché non avrebbe nessuno a cui comunicarla”. Quindi senza l’amicizia non si potrebbe avere una gioia completa, è un mezzo per goderne pienamente.
M.T.Cicerone
Virgilio scrisse di miti ed eventi storici che hanno avuto l’amicizia come protagonista. Tra le più famose c’è la vicenda di Euralio e Niso. “Tra i due regnava un solo amore” scrive il nostro autore mantovano, con la volontà di sottolineare quanto sia profondo il legame che li unisce. Lo è quindi a tal punto che l’uno seguirà l’altro senza mai abbandonarlo, fino alla morte. La morale della storia? Amico è colui che non abbandona mai il compagno ed è disposto a tutto.
Virgilio
Dante e “Guido io vorrei che tu, Lapo ed io”
Nonostante il fatto che il questo famoso componimento il tema centrale sia l’amore, l’amicizia ha un forte valore. Dante, infatti, augura di poter navigare in questo plazer insieme ai suoi amici, condividendo il piacere del sentimento amoroso nella speranza che ognuno potesse soddisfare il proprio. Ma sul finire del componimento, questi tre amici diventano un’unica identità, sottolineando a tal punto questo legame, da vestirlo di spiritualità e suprema intensità («al voler vostro e mio», oppure: «vivendo sempre in un talento»).
Dante Alighieri
Manzoni e Rosmini
Grazie alle innumerevoli epistole tra di loro, siamo venuti a conoscenza di questo loro profondissimo legame diventato anche questo spirituale. Probabilmente Manzoni non avrebbe avuto lo stesso successo senza Rosmini, che lo consigliava e sosteneva. Accomunati dall’essere cattolici senza essere “in linea con il pensiero ufficiale della chiesa” e dell’aspirazione all’unione d’italia. Manzoni dichiarò «Il Rosmini è una delle sei o sette intelligenze che più onorano l’umanità» confermando ulteriormente la stima per l’amico che divenne il secondo padre spirituale de I promessi sposi. Dalle loro epistole si evince rispetto reciproco, stima e critiche costruttive, un continuo sostegno reciproco. L’apprezzamento vicendevole delle opere pubblicate da ciascuno, non fu l’unico mezzo che li unì in quest’amicizia. Il loro rapporto diventò più solido quando i due cominciarono a provare un comune e fortissimo interesse sullo studio della lingua. Le diverse vedute furono uno spunto per arricchirsi culturalmente, non li allontanò di certo.
«una delle consolazioni dell’amicizia è quella di avere a chi confidare un segreto»
Manzoni, I promessi sposi.
Alessandro Manzoni
Leopardi mai più solo
Due personalità diversissime che si completarono, un’amicizia che non poteva sembrare possibile e invece Ranieri cambiò la vita di Leopardi. La sua personalità estroversa, vivace rese la vita di Leopardi migliore. Quest’ultimo fu accudito con cura dal futuro senatore, fino alla morte. Leopardi definiva l’amicizia un’altra illusione dell’uomo, ma con Ranieri si ricrederà, anche perché il donnaiolo napoletano altro non celava che una forte insicurezza e fragilità. I due si tenevano compagnia, si sentivano finalmente meno soli, dandosi coraggio a vicenda. Quindi possono divenire così inseparabili due inguaribili narcisisti che nascondono le proprie fragilità? Beh, pare di si. D’altronde l’amicizia ha anche il ruolo di stupirci.
Giacomo Leopardi
Svevo senza Joyce? Mai!
Per curare da vicino i rapporti con la ditta dei Veneziani a Londra, Italo Svevo decise di prendere lezioni di inglese da, allora giovanissimo, JamesJoyce professore di inglese a Trieste. Dopo le prime lezioni lo scrittore inglese, entrando in confidenza con Svevo e la moglie, raccontò loro si essere uno scrittore e di aver già pubblicato delle opere ( ChamberMusic e Dedalus). Svevo gli confidò la sua passione per la scrittura, spiegando però che i suoi primi scritti non erano stati apprezzati e riconosciuti da nessuno. L’amicizia fra i due crebbe, anche se Joyce partì. I contatti erano costanti, c’era confronto e c’erano pareri. Entrambi si ascoltavano per migliorarsi e tale fu il legame che Joyce rientrava spesso a Trieste. L’Ulisse è nato a Trieste (come vi nacquero i suoi figli) e infatti c’è una lettera di Joyce a Svevo in cui lo prega di portargli a Parigi il copione manoscritto dell’Ulisse. Senza Joyce, Svevo non avrebbe avuto il dovuto riconoscimento per la oggi nota e amata Coscienza di Zeno. Fu grazie all’autore inglese che si diffuse il nome dell’opera, che prima ne parlò ad Eliot e da lì ebbe diffusione. Purtroppo questa gloria, Svevo riuscì a godersela per soli 3 anni, poi morì.
Italo Svevo
Doyle e Wilde come Sharlock e Watson
Durante una cena , nel mese di settembre del 1889, fu segnata l’origine di due capolavori Il segno dei quatto (A.C. Doyle) e Il ritratto di Dorian Gray (O.Wilde). L’editore propose una tipologia di romanzo che avesse mistero ed almeno un omicidio. I due all’inizio dell’incarico cominciarono ad incoraggiarsi a vicenda, ma Wilde fu di enorme sostegno per il suo amico che molto probabilmente, se non fosse stato per lui, non avremmo mai avuto tra le mani Sherlock Holmes.
A.C. Doyle
Tolkien e Lewis
Tra i più grandi rinnovatori del fantasy, ci sono proprio loro: Tolkien e Lewis e la loro amicizia trentennale. L’autore de Il signore degli anelli e l’autore de Le cronache di Narnia, si conobbero ad Oxford nel 1926. Uno sposato e l’altro scapolo, conducevano due vite non molto simili. Nonostante tutto si scoprirono affini e soprattutto entrambi avevano lo stesso scopo: rinnovare il mito letterario. Ma con il tempo la vita di uno influenzò l’altro, cominciò a crescere la loro amicizia e cominciò un fitto scambio di opinioni ad ogni nuovo scritto. Lo stesso Tolkien dirà in merito alla genesi del Signore degli Anelli: “Lui (Lewis) l’ha ascoltato tutto, pezzettino per pezzettino, letto ad alta voce…”. Il loro influenzarsi riguardava l’aspetto umano, non tanto stilistico. Era un continuo incoraggiarsi, un continuo invito a tenere duro e a lasciare spazio al proprio mondo fantastico.
J.R.R. Tolkien
In conclusione, l’amicizia ha reso grandi anche gli autori più noti grazie alla complicità e alla compagnia nei momenti più difficile. Amicizia è quindi condivisione di momenti piacevoli e spiacevoli, è comprensione di difficoltà e faro nella tempesta. Ci dona quindi quel valore aggiunto senza il quale, forse, non saremmo poi così felici. La letteratura ancora una volta ci ha donato una risposta.
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