Interstellar secondo Aristotele: la catarsi di un viaggio nell’esistenza umana

Un viaggio catartico attraverso un buco nero: o perchè noi siamo i salvatori di noi stessi.

Una missione. Un destino predeterminato a cui sfuggire. Un inizio triste ed un finale felice. No, non è una tragedia greca, stiamo parlando del film di Nolan.

Cooper

Siamo in America, nel Ventunesimo secolo. Nella camera di Murph, una bambina molto sveglia, alcuni libri cadono dallo scaffale secondo un ordine preciso (e lei se ne accorge). Coordinate: porteranno lei e suo padre dalla NASA, in una base segreta. L’Ingegner Cooper, padre della bimba nonchè ex-pilota della NASA, scopre così che la vita sulla Terra ha i minuti contati e l’unica possibilità di salvezza è trovare un altro pianeta compatibile con la vita umana. Per farlo è necessario raggiungere un’altra galassia attraversando un buco nero. Due i piani presentati a Cooper: portare l’umanità sulla nuova casa o installare una colonia sull’ipotetico pianeta, lasciando tutti gli uomini viventi alla loro triste fine. Il piano A è certamente più allettante, ma servono esploratori disposti a sacrificarsi. Per trovare il pianeta adatto bisognerà raggiungere luoghi dove il tempo trascorre in modo diverso: ogni ora passata nello spazio potrebbe durare decenni sulla Terra.  Cooper sceglie di sacrificarsi assieme agli altri eroi: comincia così la sua “Odissea nello spazio”.

Pietà e paura

Il pilota abbandonerà i suoi figli per cercare di salvarli. Una storia costruita sull’assenza, sulla mancanza e quindi sulla sofferenza. Il viaggio di Cooper si rivelerà un sempre più straziante viaggio all’interno della natura umana; le vicende dei personaggi sono immerse nell’eterna vicenda dell’esistenza. Gli eroi disposti a perdere tutto non vogliono perdere l’unica cosa che resta loro: la vita. Impossibile restare indifferenti di fronte a uno spettacolo del genere. Sensazioni profonde catturano l’animo dello spettatore, che teme e soffre insieme ai personaggi. Teme e soffre. Cosa si prova dunque guardando Interstellar? Pietà e paura, per dirla con le parole di un filosofo del IV secolo avanti Cristo. Il filosofo è Aristotele ed il testo di riferimento è la Poetica. Oggetto di riflessione della celeberrima opera è l’arte poetica nelle sue forme, tra le quali quella “drammatica” della tragedia e della commedia.

Nel capitolo VI (1449b) Aristotele definisce la tragedia in questo modo:

La tragedia è imitazione di un’azione seria e compiuta […] tale che mediante la pietà e la paura porta a compimento la purificazione (catarsi) da siffatte passioni.

“Purificazione” traduce katàrsin, curiosa parola associata allo spettacolo tragico per la prima volta proprio qui nella Poetica. Kataireo, “levar via”, “separare”. Distaccarsi (consapevolmente o meno) da un sentimento equivale a non provarlo più, da qui la comune accezione di purificazione. Come separarsi dunque dalle emozioni che ci tormentano? Provandole per qualcun altro.

La meta del viaggio

Ma è questo che succede allo spettatore di Interstellar? Possibile che la trama del film porti a compimento un tale processo emotivo? Il parallelismo con l’azione recitata della tragedia dà un indizio: è dall’imitazione di azioni che nasce la finzione. Attraverso l’imitazione, il poeta (che nel nostro caso è per la precisione uno sceneggiatore) cattura l’anima del pubblico a cui si rivolge. Nulla separa spettatori e attori, uniti dalla loro comune natura umana. Temere che Cooper e gli altri non si salvino non è altro che temere la morte, dunque immedesimarsi nella vicenda. L’effetto del coinvolgimento è porre lo spettatore al pari dei pesonaggi, spingendolo a provare pietà. Pietà non vuol dire però pena: il concetto è inteso nel senso dantesco di partecipare alle emozioni di Cooper, Brand, Murph. L’angoscia, l’istinto di sopravvivenza, l’amore. Guardare Interstellar è anche fare esperienza. Eroi a cinque dimensioni, un buco nero e un’altra galassia ci conducono di fronte a noi stessi: sui pianeti inospitali abbiamo trovato e abbandonato i nostri sentimenti più nascosti. La catarsi è avvenuta.

 

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