Scopriamo l’universo femminile presente ne “Il Piacere” di D’Annunzio e in “Bocca di Rosa” di Fabrizio De André.

Il poeta Gabriele D’Annunzio e il cantautore Fabrizio De André ci mostrano attraverso le figure di Elena Muti, Maria Ferres e Bocca di Rosa la contrapposizione tra seduzione e spiritualità, tra eros sacro ed eros profano.
“IL PIACERE”
Il piacere è il primo romanzo di Gabriele D’Annunzio e con esso penetra per la prima volta in Italia la nuova cultura decadente. Protagonista assoluto del romanzo è Andrea Sperelli, nonché alter ego dell’autore ed eroe dell’estetismo; per Andrea l’arte è il valore assoluto e la vita stessa viene concepita come arte. Anche D’Annunzio si propone una vita inimitabile fatta come un’opera d’arte, infatti per lui identificare arte e vita significa in realtà subordinare tutto, anche la morale, a una visione estetica della vita. La trama dell’opera racconta di come Andrea fa di Roma il teatro della propria affermazione sociale; egli vive nel palazzo Zuccari a Trinità dei Monti e passa da un’avventura galante a un’altra immerso nella frivola vita mondana. Tuttavia la tranquillità di quella vita viene turbata dal rimpianto per Elena Muti; il protagonista aveva infatti interrotto la relazione con lei per un improvvisa fuga della donna da Roma. Andrea tenta invano di ristabilire i contatti con lei due anni dopo in occasione del ritorno della donna, ormai però sposata con un ricco e perverso marchese. Andrea cerca allora una via di fuga dal turbamento interiore scaturito in esso dalla donna, svolgendo una vita dissoluta tanto da rimanere ferito durante un duello a causa della gelosia di un marito offeso dalla sua intraprendenza. Andrea si ritira allora nella villa di campagna presso sua cugina per un periodo di convalescenza, qui recupera una serenità interiore ma la sua quiete viene nuovamente turbata dall’arrivo di un’amica della cugina, Maria Ferres; donna caratterizzata da una femminilità delicata, spirituale e sensibile, ben diversa da quella di Elena Muti. Tra i due si instaura inizialmente un intimità affettuosa che diviene però un vero e proprio rapporto d’amore dopo il ritorno dei due a Roma. A Roma però Andrea di tanto in tanto rivede Elena, dunque l’ambivalenza verso le due donne e verso le due situazioni lo spingono infine a pronunciare il nome di Elena mentre è abbracciato a Maria, così la donna lo lascia. La conclusione del romanzo ci mostra quindi il fallimento del protagonista e del suo progetto di esteta.

ELENA MUTI E MARIA FERRES
D’Annunzio diffonde in Italia la tipologia femminile che caratterizza la letteratura e l’arte decadente europea; l’eros infatti, in quanto manifestazione di piacere e di vitalità, ha un’importanza centrale nella vita dell’esteta e del superuomo dannunziani. Si passa così dalla stilizzazione della donna angelica alla sensualità raffinata e sottilmente perversa che ispira l’immagine liberty della donna fatale. I prototipi dell’angelo e del demone presenti nella cultura antifemminista di fine secolo compaiono estremizzati in D’Annunzio. Infatti la figura della donna nel “Piacere” si sdoppia in Elena Muti, che rappresenta la seduzione carnale, e in Maria Ferres, che rappresenta la purezza e la spiritualità. Dal punto di vista fisico Elena Muti viene descritta dal narratore e protagonista come una donna bellissima e dai lineamenti e modi molto sensuali ed è a lei che è attribuita l’immagine della donna fatale. È inoltre simbolo della seduzione sessuale e passionale. Maria Ferres sembra essere invece completamente l’opposto di Elena Muti; è una donna intelligente e raffinata, molto spirituale e religiosa, legata alla famiglia e per questo simbolo di purezza e spiritualità. D’Annunzio riprende dal decadentismo europeo, accentuandolo, il motivo della superiorità femminile; la donna infatti viene rappresentata forte e con più volontà rispetto al maschio, a tal punto che quello di Andrea Sperelli è già un esempio dell’eros vissuto come eccesso e crudeltà che prelude alla lussuria aggressiva del superuomo.

“BOCCA DI ROSA”
Bocca di Rosa è una canzone scritta da Fabrizio De André insieme a Gian Piero Reverberi nel 1967; è una delle canzoni più rappresentative e conosciute del cantautore genovese. Il testo della canzone narra di una ragazza che arriva in treno nel paesino di Sant’Ilario e ne sconvolge la quiete. Nell’immaginario collettivo la donna è stata erroneamente associata alla figura della prostituta, infatti Bocca di Rosa è solamente una donna dal comportamento molto libertino e passionale. Verrà presa di mira dalle donne del paese che non tollereranno il fatto di venire tradite dai propri mariti a tal punto da denunciarla alla polizia, spinte dal consiglio di “una vecchia mai stata moglie, senza mai figli e senza più voglie che si prese la briga e di certo il gusto di dare a tutte il consiglio giusto”. Arrivano così quattro gendarmi che la accompagnano al primo treno, ma alla stazione a salutarla accorreranno tutti, dal commissario al sacrestano . Era presente anche un cartello giallo con una scritta nera che diceva “addio Bocca di Rosa, con te se ne parte la Primavera”. Tuttavia la presenza di un personaggio del genere si diffonde velocemente tant’è che, alla stazione successiva, accorre molta più gente di quando era partita e perfino il parroco del paese la vuole in processione. Ed è proprio nei versi finali che De Andrè delinea la stessa dicotomia femminile che troviamo nell’opera di D’Annunzio. La conclusione del testo recita infatti:
“E con la vergine in prima fila, e Bocca di Rosa poco lontano, si porta a spasso per il paese l’amore sacro e l’amor profano.”
Volendo creare un parallelismo sembra infatti che la figura di Bocca di Rosa sia quasi analoga a quella di Elena Muti, e che la vergine in prima fila sia invece portatrice simbolica della stessa spiritualità di Maria Ferres. Le due coppie di donne presenti nell’opera di Gabriele D’Annunzio e nel testo di De Andrè diventano così il simbolo di un “eros sacro” e di un “eros profano”.
