Dalla schiavitù agli ospedali psichiatrici: alla ricerca della libertà con McMurphy e Huckleberry finn

L’opera di Mark Twain, “Le avventure di Huckleberry Finn” e il film girato dall’omonimo romanzo “Qualcuno volò sul nido del cuculo”, rappresentano le vite di due scarti della società che ci insegnano cosa voglia dire essere uomini liberi.

Il film tratto dal libro di Ken Kesey rappresenta una critica all’istituzione psichiatrica e più in generale, ad un sistema fondato su metodi impositivi e punitivi che reprime ogni forma di individualità e diversità. L’autore colpito dai metodi freddi con cui venivano trattati i pazienti decise di scrivere una sorta di libro-denuncia, in seguito alla sua esperienza da volontario del Veterans Administration Hospital di Palo Alto, in California.

“Pensateci: forse più matta è una persona, più potente può diventare”.

Ken Kesey.

La trama del film:

La trama del film vede un teppistello di nome Randle Patrick McMurphy interpretato da un sempre magnifico Jack Nicholson, essere trasferito da una prigione di stato in un ospedale psichiatrico, dove dovrà essere trattenuto solo per essere vagliato, cioè per determinare se la sua malattia mentale sia reale o solo simulata. Pur sapendo di essere sotto osservazione, McMurphy, tiene in reparto un comportamento anticonformista verso le regole che disciplinano la vita dei degenti. Sull’esempio di McMurphy, i pazienti decidono di provare ad esprimere liberamente le proprie necessità e di opporsi alla rigida disciplina imposta dalla caporeparto. Quando si rende conto che l’ospedale psichiatrico non è un luogo adatto a lui decide di tentare numerose volte la fuga. L’animo ribelle di McMurphy tende ad ammorbidirsi quando la sua vita inizia ad entrare in stretta correlazione con i pazienti dell’ospedale. Cerca di scoprire i pazienti da questa coperta di apatia che li avvolge strettamente, ricordandogli l’incanto con cui la vita ci circonda ogni giorno. Si rende conto però che questi uomini sono privati soprattutto della libertà di scelta e cioè non hanno più quel libero arbitrio che una volta marchiati con lo spregevole appellativo di matti, non gli si conferisce più. Ma lui lo sa che la vita è un’avventura, e che la vera cura è la libertà e per libertà si intende quella condizione secondo il cui ogni individuo può decidere di pensare, agire e comportarsi senza limitazioni. McMurphy è l’esempio lampante di quanto la libertà giochi un ruolo fondamentale nella vita delle persone. Lui infatti non riesce assolutamente a farne a meno, tanto da arrivare a non scendere a patti con nessuno decidendo di proteggerla anche a caro costo, finendo infatti prima in prigione e poi in un ospedale psichiatrico.

“Che ci facciamo qui grande capo?! che ci facciamo qui noi due in questo posto di merda?! andiamocene via… fuori!”

Patrick McMurphy.

La negazione della società e dei suoi schemi:

Per gli illuministi invece, la libertà è lo stato naturale dell’umanità, distrutto dalla civiltà oppressiva. Una società dilaniata dalla guerra civile ma ad ogni modo sufficientemente forte da frantumare ogni sogno di libertà, era la società americana di fine ottocento. L’America in quel periodo era il primo paese al mondo a più alta produttività agricolo industriale. Non dimentichiamoci però che questa grande fortuna derivava, soprattutto negli stati del sud, da una manodopera completamente o almeno per la maggior parte eseguita da schiavi di colore, importati dall’Africa e privati della loro indipendenza. E’ proprio in questi anni che nasce e si sviluppa, quello forse ha dato il via a tutta la letteratura americana, citando Ernest Hemingway: “La scrittura americana arriva da lì, non c’era mai stato niente del genere prima. E non c’è stato più niente del genere dopo”. Stiamo parlando del libro di Mark Twain e cioè, “Le avventure di Huckleberry Finn” che oltre al tema della libertà, tocca anche quello del razzismo con la figura dello schiavo di colore Jim, uno schiavo fuggitivo, sposato e con due figli. Quale miglior trovata poteva pensare il signor Twain, se non un compagno di viaggio adulto e di colore in cerca della libertà civile? Le avventure di Hucleberry finn, oltre ad offrire quindi un importante messaggio di ribellione a leggi insulse come la schiavitù, narra soprattutto di un eroe picaresco, che rifiuta la società e se ne allontana completamente. Sceglie di essere, fino all’ultima pagina del romanzo, lui e solo lui al comando della sua vita e della sua coscienza, lontano delle convenzioni ottuse del resto della città.

“L’uomo è nato libero ma ovunque è in catene”.

Jean-Jacques Rousseau.

Fuggire si ma dove?

Per quanto la fuga in un posto lontano possa sembrare la giusta scelta per chi veste stretti i panni della società, può non essere la risposta giusta. La libertà parte sopratutto da dentro, ognuno di noi sa cosa ci può rendere liberi e per questo a volte entriamo in contrasto con la libertà altrui. Come ci dimostra Huckleberry a volte bisogna dover abbandonare tutto e tutti per sentirsi veramente liberi, anche partendo verso un posto che non si conosce un po’ all’avventura, perché l’unica cosa importante è solo allontanarsi da chi la tua libertà non la capisce. Mentre per quanto riguarda McMurphy, lui ha capito che la libertà si paga a caro prezzo e che probabilmente non esiste un’isola che non c’è dove poter riuscire ad essere veramente liberi. Insomma possiamo considerare la libertà come una domanda senza risposta, come un luogo che non esiste, se non dentro di noi.

Roberto Meli

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