Il Superuovo

Da un diario non traspare sempre timidezza: i casi Anne Frank e “Gone Girl”

Da un diario non traspare sempre timidezza: i casi Anne Frank e “Gone Girl”

Tenere un proprio diario sembra essere un’attività innocente, ma questi sono due casi singolari: Anne e Amy scrivono per fini inconsueti.

Amy Dunne e Nick Dunne
(fonte: Google Immagini)

Anne Frank e Amy Dunne, protagonista femminile di “Gone Girl“, tengono entrambe un diario personale. L’una, oltre ad occuparsi della sua stesura canonica, trovando sostegno per sopportare la situazione dentro e fuori il nucleo famigliare, procede di pari passo alla sua riscrittura perché ha intenzione di pubblicarlo. L’altra se ne serve per incastrare il marito. Rappresenta, quindi, un tassello di un mosaico ben più ampio, attraverso il quale intende vendicarsi.

La materia della fonte

Quando Anne Frank scrive il suo diario, la situazione famigliare è opprimente. Deve, infatti, fare i conti con sua madre, Edith, e sua sorella maggiore, Margot. Soffre la freddezza della prima, prova gelosia per la seconda. Inoltre, fatica a dialogare con entrambe, inibita dalle sue emozioni. Le rimane l’affetto del padre e il suo diario personale. Ricevuto il 12 giugno 1942, giorno del suo compleanno, questo è il mezzo attraverso il quale può aprirsi e sfogarsi. Le darà forza e sostegno fino al 4 agosto 1944. Quella mattina la Gestapo fa irruzione nell’abitazione, dove si era stabilita con la famiglia per fuggire dalla deportazione nei campi di lavoro, e arresta tutti. Prima passeranno per il carcere, poi, nei primi di settembre, arriveranno nel campo di concentramento di Auschwitz, dalla cui esperienza sopravvivrà solo il padre, Otto Frank.

Le lettere sono indirizzate all’amica del cuore, fittizia, di nome Kitty. Seppure sia un’amica immaginaria, Anne intrattiene una corrispondenza molto accesa, quotidianamente. Le lettere riportano appunti della sua vita, con annessi i dettagli più intimi, a fronte di una ragazza che impara, a poco a poco, a conoscere meglio sé stessa: sia caratterialmente, che esteticamente.

“Sono molto contenta di averti portato qui con me”

Anne Frank, 28 settembre 1942

La peculiarità è la formula d’apertura delle lettere. Ogni pagina si apre con: “Cara Kitty”. Ritagliandosi, così, del tempo per portare avanti la redazione, Anne ci fornisce una fonte immensa. Il diario ci è pervenuto grazie ad una segretaria di Otto, recatasi nella palazzina dopo l’irruzione, che ha raccolto tutti i documenti lasciati.
La pubblicazione del suddetto risale al 1947, col titolo Il retrobottega. In particolare, gli appunti al suo interno vengono, per quel poco necessario, ordinati e raggruppati in tre versioni diverse. Queste differiscono dal punto di vista formale, e hanno un diverso fine di pubblicazione.

Anne Frank
(fonte: Google Immagini)

Le tre versioni del diario

La versione A rappresenta propriamente il diario di Anne Frank, così come è stato tenuto giorno dopo giorno. Con la versione B, Anne si vede nei panni di protagonista di una storia e/o come autrice di un romanzo, progetto immaginato, e risultato che si era prefissata di ottenere. Per tal motivo, la B è una riscrittura completa del diario. La piccola scrittrice si sofferma maggiormente sui contenuti. Elimina quelle parti che, a suo dire, non sono adatte alla lettura, e che sarebbero solo una testimonianza del suo essere “un brutto anatroccolo”.
La versione complessiva, la C, è redatta dallo stesso Otto Frank. Egli racchiude le versioni precedenti, rese sinotticamente pagina per pagina, e aggiunge la storia immaginaria raccontata da Anne, dal titolo I racconti dell’alloggio segreto. Tuttavia, l’opera di Otto, sotto un’ottica storica e filologica, si rifà ad una creazione di un falso. Pubblica, come diario di sua figlia, qualcosa che, in realtà, parte dai diari di sua figlia. Ciononostante, si evince l’atteggiamento di un padre che vuole preservare la memoria della figlia, cancellando ciò che potrebbe infangarla. Seppure sia un falso, è un’ulteriore fonte, importantissima, per conoscere Anne.

Segue, successivamente, un’opera di carattere critico, che confronta le tre precedenti, ma che risulta estremamente complessa. A ragione di questo, viene redatta la, così definita, versione D, a cura di Mirjam Pressler. L’autrice è commissionata dalla fondazione “Anne Frank” di Basilea. Il fine di questa redazione è rendere il testo apprezzabile ad un pubblico ampio, senza che traspaiano le cuciture operate in precedenza.

Scrivere per denunciare, “Gone Girl”

L’amore bugiardo – Gone Girl è un film del 2014 diretto da David Fincher. Si tratta dell’adattamento cinematografico del romanzo L’amore bugiardo, scritto nel 2012 da Gillian Flynn.
Soffermandosi su alcune delle tematiche, si comprende come il taglio sia estremamente attuale. L’utilizzo, a volte fuorviante, dei mezzi di comunicazione, quali Tv, social media, stampa. Oppure, l’irrefrenabile voglia di trovare a tutti i costi un capro espiatorio, per il peso troppo grande delle responsabilità.

È proprio così che si sente il protagonista, Nick Dunne, capro di un rapporto di vittima/carnefice intrattenuto con la moglie, Amy. Nel rapporto entrambi fanno i propri sbagli, ma il risvolto della storia mira a sottolineare le abilità della mente umana, soprattutto quella della donna ferita. Amy, infatti, addita la colpa al marito per il fallimento del loro matrimonio, e per la solitudine provata quando si sono trasferiti. Il motivo è un presunto tradimento. La perdita del lavoro, dopo una consolidata esperienza nel campo dell’editoria, è un’ulteriore aggravante. Volendosi vendicare, Amy ha pensato tutto nei minimi particolari. Inscena, di fatto, la sua scomparsa nel giorno del loro quinto anniversario di matrimonio. Indagini successive mostrano quanto (pare) essere accaduto: è stata assassinata. Segni grossolani di colluttazione lo testimoniano. Inevitabilmente, nascono sospetti attorno a Nick, e il suo comportamento schivo non è d’aiuto.
Egli, nel frattempo, si rivolge ad un avvocato. Gli racconta di come il rapporto con la moglie stesse deteriorandosi. Sebbene abbia cercato di salvarlo in ogni modo, ha sempre trovato l’opposizione della moglie.

Questo gli garantisce la ragione delle autorità e della comunità. Tuttavia, diviene fortemente odiato quando viene ritrovato il diario di Amy, non in buone condizioni, ma leggibile. La donna, in esso, lo descrive come pigro, indifferente e violento, e conclude con l’ipotesi di poter essere assassinata.
Tutto il primo atto, e parte del secondo, si basa sulla lettura del diario, che forma il ritmo della storia, attraverso dei flashback. Narrata in questo modo, quest’ultima si intervalla fra frammenti di un passato tranquillo e momenti di un presente inquieto, in cui la coppia non trova più interazioni.

Essere di dominio pubblico

Pregnante è il riferimento alla società contemporanea, nata intorno al 2005, con lo sviluppo dei primi social network. Il film si fa fautore di una sottile critica alla cronaca ancora attuale, concentrandosi sulle conseguenze che la nomea di uomo, macchiatosi del sangue della moglie, porta ad avere. Il ritrovamento del diario di Amy Dunne, infatti, inficia l’incolumità del marito, costretto all’esclusione sociale, e condannato alla reclusione. Tutto questo perché la sua parola non vale nulla contro le prove inconfutabili dell’uxoricidio.
Di diverso avviso è Anne Frank, decisa a realizzare un’opera che sia eticamente presentabile, in conformità con l’epoca– politically correct, diremmo per semplificare –, e che possa essere destinata al dominio pubblico, dimodoché tutti sappiano cosa ha passato, e come sia riuscita a resistere; e si riveli un modello futuro per le ragazze.

 

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