Da Trump a Kennedy: la potenza dei social media sulla politica, ce la mostra la psicologia

Deserto al comizio di Trump in Oklahoma: colpa del Covid o di TikTok?
Secondo il New York Times il presidente statunitense sarebbe stato vittima di un boicottaggio digitale. Indaghiamo allora il rapporto tra social media e politica.

Donald Trump

Comizio di Trump deserto in Oklahoma: tutta colpa di TikTok?
Pare che abbia funzionato la mobilitazione digitale degli adolescenti e dei militanti democratici sui social, attivata con l’obiettivo di sabotare l’evento.
Cerchiamo allora di capire quanto i social media al giorno d’oggi siano in grado di fare la differenza in politica.

Social network e politica

TikTok contro Trump?

Il comizio di apertura della campagna elettorale di Trump, nel palazzetto dello sport di Tulsa in Oklahoma, non è assolutamente andato secondo le aspettative. All’evento erano previste circa 20.000 persone, tuttavia, i posti occupati effettivamente sono stati invece soltanto 6.000.

Secondo il New York Times l’insuccesso dell’evento è stato causato dal boicottaggio digitale sulla piattaforma ”TikTok” ad opera di alcuni adolescenti e militanti democratici, i quali si sono organizzati per prenotare molti posti, ma il vero intento era quello di non presentarsi, lasciando così la platea semi vuota.
Nelle settimane precedenti infatti, su Tiktok, erano comparse numerose guide su come prenotare un posto alla convention repubblicana fornendo dati falsi e numero di telefoni inesistenti. La partecipazione al comizio prevedeva la prenotazione gratuita, ma obbligatoria del proprio posto.
Nelle ultime settimane Trump si era scontrato anche con Twitter che aveva segnalato come fuorvianti alcuni suoi post.

Nonostante queste prenotazioni fittizie siano state numerose, secondo altri organi di stampa americani il comizio è stato in realtà ”boicottato” dalla paura per il Covid.
Il comitato elettorale di Trump ha infatti deciso di organizzare il comizio contro il parere delle autorità sanitarie e senza considerare il rispetto delle regole di distanziamento sociale né quello delle misure di prevenzione: in Oklahoma i contagiati sono ancora oltre 10.000, su 4 milioni di abitanti.

Dall’inizio dell’emergenza sanitaria Covid, in America è sorta un’ampia disputa tra il presidente Trump, che considera il Coronavirus meno pericoloso di quanto si creda e gli altri organi del governo e della stampa; i quali temono la portata dell’epidemia sulla vita dei cittadini.
Sembra infatti dai sondaggi che l’emergenza Covid stia facendo precipitare il consenso di Trump tra il popolo per le elezioni presidenziali nel prossimo 3 novembre 2020.
Durante il lockdown, molte star americane del cinema e della musica, su Instagram e Twitter, lo hanno più volte attaccato; ciò ha sicuramente influenzato i loro fan e di conseguenza l’opinione pubblica dei più giovani sul governo.

Il caso Kennedy

Abbiamo parlato finora del rapporto di Trump con i social network, ma cosa sono esattamente questi ultimi?
Se fino a qualche decennio fa l’informazione passava attraverso canali quali radio, televisione e giornali il millennio 2000 ha visto nascere, a seguito dello sviluppo di internet, il dominio dei social network.
Il primo è stato Facebook, seguito da Twitter, Whatsapp, Instagram e tutti gli altri fino al più recente TikTok.
Piattaforme di comunicazione digitali globali che danno la possibilità di: scrivere, condividere foto, video, pensieri con chiunque si voglia a colpo di click. Tiktok in particolare è specializzato nella facile realizzazione di video in cui gli utenti utilizzano talvolta doppiaggi ironici, canzoni e balli del momento.
I social network permettono alla comunicazione di viaggiare veloce come mai nessun altro canale di comunicazione era riuscito a fare prima, inoltre hanno aumentato ogni anno la loro utenza estendendosi anche tra le fasce più adulte. Ciò li rende molto potenti, capaci di veicolare svariati messaggi, dalla moda a tematiche più importanti  come quelle sociali e politiche.

La politica di oggi infatti, passa anche dai social network, sia per quanto riguarda il politico stesso durante la sua campagna elettorale che i cittadini. Spesso i giovani di oggi criticano o sostengono i politici scrivendo sul web o condividendo post.
Se un tempo erano i discorsi fatti al popolo a fare la differenza, oggi lo è l’ immagine che si trasmette.

Possiamo avere una prova di ciò, facendo un salto nella storia americana degli anni’60,  quando John Fitzgerald Kennedy, vinse inaspettatamente le elezioni proprio grazie alla televisione.
Era il 26 settembre 1960, quando per la prima volta nella storia veniva trasmesso un confronto televisivo tra i due candidati  alla presidenza: Kennedy e Nixon.
Kennedy partiva in svantaggio rispetto all’avversario repubblicano, in quanto era un giovane con idee innovative e rivoluzionarie, anche a favore dei più deboli: come i poveri, gli ispanici e gli afroamericani. Un cattolico in un ‘America protestante. Tuttavia grazie ad un uso strategico della propria immagine tra: contatto diretto con la gente e l’aiuto della popolare moglie Jacqueline, sempre a suo fianco, era riuscito a farsi strada e giungere a quello scontro finale.

Egli si presentò al confronto televisivo con abito e cravatta scuri, che risaltavano il contrasto dei colori nella tv in bianco e nero. Il viso curato e pulito aumentò la sua immagine di sicurezza ed il suo impatto carismatico; al contrario di Nixon che indossava abiti e cravatta grigi ed aveva il volto poco curato.
La scelta del vestiario di Nixon non solo rifletteva la luce creando degli effetti poco gradevoli, ma rendeva la sua sagoma meno definita, quasi sfumata e confusa con lo sfondo, ridimensionando in un certo senso la portata delle sue parole.
Il volto fu presto lucido per il calore irradiato dalle lampade utilizzate nello studio: pareva che stesse sudando perché teso e in difficoltà, mentre Kennedy non soffriva dello stesso problema. In realtà quest’ultimo aveva evitato ciò,  grazie all’utilizzo di un po’ di trucco sul viso. Inoltre la maggiore confidenza di Kennedy con il mezzo televisivo, era evidente della sua gestualità rassicurante e dal suo modo di guardare dritto in camera.

Il mito che ricorda, oggi, un Nixon annichilito dall’abilità oratoria di Kennedy è ben lontano dalla realtà.
In ogni caso lo scontro sui contenuti non fu così sbilanciato. Secondo un sondaggio eseguito nei giorni successivi, la maggior parte di coloro che avevano ascoltato il dibattito tra Nixon e Kennedy alla radio erano convinti che il migliore fosse stato Nixon, al contrario i telespettatori avevano preferito Kennedy.

Nelle settimane successive al dibattito seguì  l’aumento significativo del vantaggio di Kennedy, il quale poi l’8 novembre 1960 vinse effettivamente le elezioni.
Iniziò così una delle più apprezzate presidenze di sempre, destinata a divenire prematuramente storia il 22 novembre 1963, quando costui fu assassinato.

Quarantacinque anni dopo anche Barack Obama, riuscì inaspettatamente a vincere l’elezioni grazie anche ad un buon utilizzo della propria immagine e popolarità sul web, sotto il motto di: ”Yes, we can”.
Obama infatti nel 2008 compì l’impresa di divenire il primo presidente afroamericano degli Stati Uniti d’America, ed essere rieletto nel 2012.

John F. Kennedy

L’agorà 2.0

Inizialmente gli studiosi di psicologia politica ritenevano che il pubblico dei media fosse passivo ed inerte  nei confronti del messaggio politico, come se questo messaggio fosse un proiettile magico che colpisce i membri del pubblico provocando una reazione immediata. L’impatto persuasivo di un messaggio veniva misurato semplicemente attraverso il numero di contatti, ovvero di persone che ascoltavano, sulla base dell’assunto che questo fosse di per sé persuasivo ed il pubblico ingenuo e quindi manipolabile.

Con l’affermarsi degli studi sull’elaborazione delle informazioni ed in particolare dei processi di persuasione, il pubblico viene concettualizzato come un insieme di persone attive, che rivolgono la loro attenzione a ciò che gli interessa e che interpretano attivamente i messaggi in relazione alle conoscenze già organizzate nella loro mente.
I mass media esercitano un‘influenza indiretta: essi modificano i parametri in base ai quali le persone esprimono un giudizio sui leader politici e non direttamente il giudizio su di loro. Ad esempio, i media possono aumentare l’importanza percepita di un certo tema e sarà in base a quel tema che le persone tenderanno a valutare l’operato del governo, valutazione che influirà poi sulla loro decisione di voto.

A questo riguardo è stato osservato che i media indicano ai potenziali elettori quali siano i loro problemi del momento, li rendono accessibili alla loro mente, li incorniciano all’interno di determinate prospettive.
Si parla di new frames come delle cornici interpretative che i media adottano quando riportano una notizia.
I frames sono l’effetto di incorniciamento che i media fanno di una storia, un evento o un personaggio.
Non c’è un’automatica corrispondenza tra il modo in cui i media rappresentano le cose e il modo in cui lo fa l’individuo o il pubblico. I frames forniti dai media vengono infatti confrontati con gli schemi interpretativi che le persone già possiedono, a partire da conoscenze o esperienze precedenti.
I giornali, i canali televisivi e gli account social, in base all’ideologia sottostante ed alla volontà di chi li possiede, giocano a mettere in risalto o oscurare determinati fatti o notizie, manipolando così l’informazione a proprio piacimento, verso il consenso per la versione dei fatti presentata.
Determinate categorie sociali vengono accusate dei problemi esistenti, altre invece ne sono ritenute le vittime.
Nascono proprio così,infatti, i conflitti di classe tra il povero ed il ricco, il bianco ed il nero.

I leader ed i militanti dei partiti politici possono essere definiti come dei veri e propri imprenditori dell’identità, in quanto definiscono un noi inclusivo di tutti coloro che vogliono mobilitare, selezionano le caratteristiche del gruppo sociale consonanti con i loro progetti e plasmano l’immagine di se stessi in linea col perfetto rappresentante della classe sociale e dei valori di cui si fanno portatori.
La retorica è essenziale per raggiungere i propri scopi durante un discorso politico.
Quando si riesce a strappare l’applauso il politico aumenta la sintonia con il pubblico e il giudizio positivo nei suoi confronti.

Nei social network  i politici possono mostrare al pubblico la loro quotidianità; li vediamo molte volte postare foto dei pranzi di famiglia, mentre giocano con i figli o fanno sport. Proiettano un’ immagine di sé come quella di uomini e donne comuni, come i propri elettori, nel tentativo di acquisire così il loro consenso.
D’altro canto però, gli avversari o gli haters hanno maggiore facilità, anche attraverso il gossip, nello screditare e diffondere notizie false, le cosiddette ”fake news”; minando profondamente la carriera politica di qualcuno.

Mentre millenni fa la politica si batteva e discuteva nell’agorà, ossia la piazza principale delle antiche  città greche, oggi l’agorà è sul web. Un campo di battaglia invisibile ma insidioso, senza regole o limiti e tutto a colpo di click.

 

 

 

 

 

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