Da “Taxi Driver” all’oltreuomo: l’alienazione secondo De Niro e Scorsese

Travis Bickle: la massima espressione dell’alienazione post-moderna, in continua tensione tra il nulla e il tutto

Travis Bickle (de Niro) al cinema

Forse la pellicola più significativa della coppia “Scorsese-de Niro” può regalarci sfumature della nostra epoca che trascendono le semplici ambientazioni cinematografiche tipiche degli anni settanta, e che nascondono un grande significato per chi è capace di coglierle.

Dal vangelo secondo Scorsese

Travis Bickle, un reduce di guerra, apparentemente un uomo qualunque con seri problemi di insonnia, comune a molti ex soldati negli anni settanta. Eppure il personaggio, interpretato da uno strepitoso Robert de Niro, sembra trasmettere qualcosa in più di un semplice trauma psicologico post-bellico. La sua insonnia appare essere il sintomo di una malattia incurabile dalla medicina (ma che spesso viene assopita con qualche antidepressivo). Travis è il prodotto in vitro della società americana del secondo dopoguerra. I valori tradizionali sono scomparsi lasciandosi alle spalle serate sregolate, fiumi di alcool, droga e siringhe ad ogni angolo di strada. Gli slogan politici sono diventati slogan di vita e l’uomo comune ricerca la propria identità in ciò che gli è rimasto più intimo: il proprio lavoro. Finisce per non chiedersi neanche più il motivo che lo spinge a svegliarsi (per chi riesce a dormire) e a presentarsi in fabbrica, in ufficio, in banca ogni giorno, ogni settimana e ancora, ancora e ancora, fino al collasso. I clienti di Travis salgono ogni giorno sul suo taxi e si fanno accompagnare al bar più vicino, al cinema per vedere l’ennesimo porno, dall’amante. Ogni uomo nasconde con se un segreto intimo. Ogni individuo si fa portavoce della propria condanna: la propria alienazione. Questa è intesa proprio nella sua forma originaria: sostituire una mancanza dal punto di vista esistenziale con un oggetto materiale. L’espropriazione subita dall’uomo comune della propria identità, intimità, in una parola della propria persona. Lo stesso Travis, almeno nella prima parte della pellicola, non riesce ad inquadrare la sua vita. Si ritrova catapultato in una città che, dopo anni passati in Vietnam, aveva totalmente dimenticato. Il trauma subito lo porta a perdere il sonno, il luogo della nostra follia, e a ripiegare in un’occupazione, quella del tassista, tutt’altro che lineare e pratica. Gli individui incrociati dal protagonista frequentano la feccia della città, luoghi al limite della decenza anche per il peggiore scappato di casa. E poi all’improvviso arriva l’amore, o meglio l’illusione dell’amore. La miccia che farà scattare nella testa di Travis la mina della ribellione.

Friedrich Nietzsche

Perché Travis Bickle è l’oltreuomo moderno?

Nietzsche, nel descrivere la figura dell’oltreuomo era solito partire dalla definizione di “Nichilismo“. L’uomo moderno, abitatore di una società in continua decadenza, deve farsi carico della responsabilità di creare e sostenere un nuovo tipo di valori, di cui la sua contemporaneità non è più portavoce. L’epoca del nichilismo è pervasa di una carica valoriale corrotta, destinata a soccombere, e l’uomo con lui. L’uomo moderno non è in grado di reagire dallo stallo in cui è abituato a vivere, è un nichilista “passivo”. Travis, all’inizio del film, è inerme al divenire da cui è sopraffatto, ma ad un certo punto realizza che anche la sua vita può iniziare ad assumere un senso. Un gesto, un’azione ben specifica che possa cambiare radicalmente la sua visone del mondo, di quello stesso mondo che viveva in maniera indifferente: smettere di “essere” ed iniziare ad “agire“.

L’uomo che prende in mano la propria vita per tentare di stravolgerla. L’oltreuomo moderno che cerca di cambiare quella realtà con cui confligge. Commettere un gesto estremo che possa dare senso al nulla, anche a costo di fallire. Ed infatti il primo tentativo fallisce. Poi la riflessione ed in fine l’intuizione: non è necessario agire necessariamente nel proprio interesse. Anche dare la propria vita per salvarne un’altra è comunque significativo. L’uomo che lotta per l’altro uomo, per la liberazione di entrambi. Un uomo “nato per essere solo” ma destinato a morire per il bene di un altro. L’epilogo di una vita vissuta nella solitudine e culminata nel collettivo. La follia del sogno scovata in una causa comune a tutti gli uomini: la ritrovata libertà, precedentemente persa a causa di un mondo indifferente come all’individuo, così alla collettività.

Trovare il senso della propria vita

Il personaggio di Travis non rappresenta solamente la trasgressione, ma anche la fisiologica trasformazione che l’uomo deve subire per tornare ad essere il motore della storia. L’oltreuomo moderno è colui che si pone nelle condizioni di creare nuovi valori capaci di guidare la società a lui contemporanea. Dalle sue mani passa il destino dell’uomo. Travis è l’esempio di come l’alienazione non rappresenti un punto di stallo per l’uomo, ma il potenziale trampolino di lancio verso un destino migliore, per lui e per gli altri.

“In ogni strada di questo paese c’è un nessuno che sogna di diventare qualcuno. È un uomo solitario che deve disperatamente dimostrare di essere vivo“. Probabilmente il protagonista, nel descrivere il tipico cittadino newyorkese, ci presenta una sua perfetta autobiografia, ennesima prova di una consapevolezza che piano piano tenta di emergere e farsi strada tra le vie intorpidite della sua anima. Il tassista passerà dall’essere un qualunque nessuno ad un uomo consapevole delle proprie azioni e del risultato di queste ultime. Una via di non ritorno destinata a rappresentare un tassello fondamentale nella vita di Travis. Il dialogo interiore lo condurrà sulla strada della rivolta prima con se stesso e poi con quel mondo da lui tanto detestato, e con i suoi rappresentanti (il candidato Plantine). Il messaggio che traspare dalla pellicola e dal suo protagonista può dunque essere interpretato in un’ottica che va ben oltre il semplice abbandono alla propria vita. Il messaggio è quello di una rivoluzione da mettere in atto e da destinare all’ordine della società. Occorre tentare di destabilizzare l’ordine assunto dal mondo, indirizzandolo a quello ritenuto essere un futuro migliore.

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