Per scaldarci senza scaldare il pianeta basterebbe sostituire i combustibili fossili con il legno

Gli impianti di riscaldamento a legna inquinano meno, sono più economici e non danneggiano l’ambiente.

(lignus.it)

Dai fornelli alle caldaie oggi gli impianti a gas sono una comodità presente in quasi tutti gli appartamenti. Non bisogna dimenticare, tuttavia, che fino a poco tempo fa era il legno la principale fonte energetica, una risorsa che pian piano è stata sempre più messa da parte a causa dei combustibili fossili. Eppure, nonostante oggi si parli molto di foreste che bruciano e di alberi che spariscono, Legambiente, Kyoto Club e altre associazioni ambientaliste hanno proposto una rivalutazione di questo materiale che tra i tanti vantaggi, ha quello di essere riciclabile al 100%. Ma siamo sicuri che abbattere altri alberi sia davvero la soluzione ideale al riscaldamento globale?

Ossigeno e anidride carbonica: due facce della stessa foglia

Durante il processo della fotosintesi clorofilliana le piante assorbono la CO2 presente nell’atmosfera per costruire le sostanze necessarie alla loro crescita e al loro sviluppo. Questo processo non solo contribuisce alla depurazione dell’aria, ma è essenziale per la vita sul nostro pianeta. Infatti, il prodotto di scarto principale è l’ossigeno, quel famoso gas che respiriamo ogni giorno. Per ironia della sorte, quando bruciamo una pianta avviene esattamente il processo inverso: l’ossigeno viene consumato mentre l’anidride carbonica finisce direttamente nei nostri polmoni. Questo perché, durante le reazioni di combustione l’ossigeno è il così detto comburente che si lega agli atomi di carbonio presenti nel legno e formando la CO2. Analogamente ciò avviene anche quando bruciamo il metano o qualsiasi altro idrocarburo, con la sola differenza che, in  quest’ultimo caso, non dobbiamo ripulire stufe e camini dalla cenere. Ma allora quale sarà il vantaggio del legno? In poche parole, ci vuole molta più energia per estrarre e trasportare  i combustibili fossili che per abbattere un albero, operazione che risulta anche molto più economica.

La fotosintesi clorofilliana in breve (meteoheroes.com)

Il carbon fossile, un’altra utilità del legno

Cosa accade al legno quando 345 milioni di anni lo trasformano in una sostanza fossile? Esatto, diventa carbone, la principale fonte energetica dell’Inghilterra durante la rivoluzione industriale. E ricordate anche quali furono gli effetti dell’abuso di questa sostanza? Per farvi un’idea pensate all’aria irrespirabile di New Dheli. Questo accade proprio perché, sebbene il carbone sia un’ottimo combustibile, è estremamente inquinante. Va detto inoltre che al danno atmosferico va aggiunto quello ambientale: non si può costruire infatti una miniera di carbone senza liberare la zona da alberi, o addirittura senza  far saltare in aria pezzi di montagne. L’estrazione di questo materiale ha inoltre un costo elevato e non tanto a livello economico, quanto in vite umane. Ma allora perché è così utilizzato ancora oggi? Il motivo sta nella sua versatilità: dal carbone è possibile ottenere altri tipi di combustibile più facilmente trasportabili e con un maggior rendimento. I processi normalmente utilizzati per raffinarlo sono la gassificazione e la liquefazione, il primo era usato in passato (oggi si utilizzano prevalentemente i gas naturali), mentre il secondo vede il carbone convertito in benzina o gasolio. A tutto ciò va aggiunto che questo materiale può anche essere prodotto artificialmente a costi relativamente ridotti.

Miniera di carbone in India (panorama.it)

La proposta delle associazioni ambientaliste potrebbe davvero ridurre le emissioni?

Ma allora perché le associazioni ambientalistiche propongono di bruciare la legna al posto degli idrocarburi? In questo modo ridurremmo il numero degli organismi che producono ossigeno rimuovendo l’anidride carbonica. Non è proprio così. Sebbene ci siano delle zone del mondo come la Siberia e l’Amazzonia in cui le foreste sono a rischio, in Italia la situazione è diametralmente opposta. Si potrebbe dire che il merito è della nostra tipica “assenza di manutenzione” che ha lasciato liberi di crescere i boschi per decenni. Senza una manutenzione delle aree verdi, infatti, la superfice ricoperta dai boschi è aumentata di oltre il 70% dal 1936 al 2015 e non accenna a diminuire. Inoltre, noi italiani consumiamo solo una piccola parte di questa risorsa (tra il 18 e il 37%) che cresce spontaneamente sotto i nostri occhi. Per questi motivi, secondo Legambiente e Kyoto Club, non c’è pericolo che l’Italia possa fare la stessa fine dell’Amazzonia dato che pur abbattendo gli alberi (senza superare la soglia del 60% di quelli che crescono ogni anno) i boschi continuerebbero a crescere. Considerando poi che questa risorsa è molto presente sul territorio nazionale, il risparmio in termini economici, legato alla produzione e al trasporto, è molto vantaggioso.

Ma non c’è solo questa motivazione dietro la proposta delle associazioni. Legna, pellet e cippato hanno un costo medio di 45 euro/megawattora, circa la metà del metano e un terzo del gasolio. Ovviamente le vecchie stufe inquinano da far paura, ma l’innovazione tecnologica ha immesso sul mercato apparecchi capaci di abbattere le emissioni fino all’80%. Per combattere l’inquinamento è dunque essenziale rottamare vecchie stufe, da sostituire con apparecchi a legna e pellet di nuova generazione. Insomma, quella che apparentemente può sembrare una proposta insensata potrebbe davvero aiutarci a tutelare l’aria che respiriamo.

 

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