Da Rousseau a Black Mirror: come il progresso distrugge i rapporti umani

Da Rousseau a Black Mirror: come il progresso distrugge i rapporti umani

11 Marzo 2019 0 Di Francesco Rossi

Il progresso, da qualsiasi prospettiva lo si voglia guardare, è, ed è sempre stato, l’elemento che ha fatto da guida a qualsiasi tipo di società. Ogni essere umano è infatti sempre in cerca di migliorie, siano esse scientifiche, tecnologiche o culturali, che permettano di condurre una vita più agiata a livello pratico e più consapevole a livello teorico. Nel corso dei secoli, per dare un’idea generale di progresso scientifico/tecnologico l’umanità è passata dal vivere al buio, all’utilizzo del fuoco, fino ai più moderni sistemi di illuminazione. Dal punto di vista culturale l’essere umano, che nell’antichità era considerato una pedina in mano al volere del fato o degli dei, con l’umanesimo ha scoperto di essere invece il libero artefice del proprio destino. Sotto questo punto di vista il progresso è da considerarsi come un obbiettivo da perseguire con ogni forza affinché l’essere umano e la società in cui egli si trova a vivere siano, un giorno, perfette. Non tutti però la pensano allo stesso modo e nella storia del pensiero c’è stato anche chi, in posizioni opposte al sentire comune, ha criticato il concetto di progresso ritenendolo colpevole di una spersonalizzazione dell’essere umano che lungi dal migliorare le sue condizioni di vita, lo ha in realtà reso più egoista, creando bisogni fittizi e false idee di felicità in contrasto con la vera natura umana.

Il Discorso sulle scienze e le arti, Rousseau critico del progresso

Uno dei più grandi critici del progresso è proprio Jean Jacques Rousseau, filosofo ginevrino che visse nella prima metà del 1700, in piena epoca illuminista. Il Discorso sulle scienze e le arti venne scritto da Rousseau per partecipare ad un concorso indetto dall’Accademia di Digione che tra l’altro lo vide vincitore e segnò l’inizio della sua fama da filosofo. Il concorso era basato sul seguente tema: “Se il rinascimento delle scienze e delle arti abbia contribuito a migliorare i costumi”. La risposta di Rousseau, ovviamente negativa, nasce dalla sua situazione personale. Egli spiega infatti in una lettera scritta ad un suo amico, di condurre un’esistenza priva di soddisfazione ma senza capirne il motivo e poi di essersi accorto che la sua insoddisfazione derivava dal modo in cui funzionava la società. Essa infatti, dice Rousseau, impone agli uomini dei bisogni che non gli sono propri, quindi l’essere umano, e in primis Rousseau stesso, che si impegna per soddisfare questi bisogni non riuscirà mai ad essere soddisfatto pienamente. Questo evento, descritto come un’illuminazione pre – logica, fornisce al filosofo ginevrino lo spunto per comporre il Discorso sulle arti e le scienze nel quale metterà in atto una serrata critica del progresso scientifico e culturale. In aperta opposizione agli illuministi del suo tempo, i quali vedevano nel progresso un motivo di elevazione materiale e spirituale, Rousseau spiega che l’avanzamento delle scienze e della cultura ha comportato uno snaturamento dell’uomo e una sua corruzione morale, essendo egli buono per natura. Se l’essere umano è puro per natura, durante il suo percorso storico si è via via allontanato da questa condizione naturale e in questo senso la storia è vista da Rousseau come un processo di perdita della purezza tipica della natura umana e se i rapporti tra gli uomini sono per natura trasparenti e immediati, più l’uomo si civilizza più questi rapporti si opacizzano. La società ci rende sempre più interconnessi ma distrugge il carattere emotivo dei nostri rapporti e si viene così a creare lo strano paradosso secondo cui l‘uomo selvaggio vive da solo ma è capace di una forte empatia mentre l’uomo civilizzato vive con l’altro pur avendo perso ogni residuo di emotività nei suoi confronti. Per Rousseau resta comunque aperta una possibilità di redenzione, perché se l’essere umano è per natura buono e tutti i mali nascono dalla società, bisognerà riformulare le regole che la governano ed educare in maniera diversa i cittadini, cosa che egli tenterà di fare nelle opere successive.

Black Mirror e gli effetti collaterali del progresso

 

Nonostante le critiche di Rousseau, l’umanità è comunque progredita e non ha mai neanche minimamente pensato di ritornare allo stato di natura. Ma d’altra parte il progresso si comporta come una malattia, più cresce e diventa imponente, più si rendono visibili i suoi effetti sulla società, siano essi positivi o negativi. Anche oggi, come all’epoca di Rousseau, ci sono gli illuministi, ovvero gente che elogia il progresso e i suoi risvolti in termini di utilità per l’essere umano. Ma c’è anche chi, proprio come il filosofo ginevrino, ne critica ogni aspetto e tenta di mettere in luce i suoi effetti collaterali.

 È questo il caso di Black Mirror, una serie TV dove vengono immaginate diverse situazioni del mondo moderno o futuro in cui una nuova invenzione tecnologica o un’idea paradossale ma realistica ha, in qualche modo, destabilizzato la società e i sentimenti umani. La trama dei numerosi episodi, tra loro diversi, è più o meno sempre la stessa. In un futuro non troppo lontano viene lanciata una nuova invenzione che apparentemente sembra rappresentare la soluzione a determinati problemi umani ma successivamente emerge il lato negativo del progresso perché questa invenzione non fa altro che creare infelicità e distruggere i rapporti tra esseri umani. Ne è un fulgido esempio il secondo episodio della quarta stagione, intitolato Arkangel dove l’ossessione di Marie per la protezione di sua figlia Sara, la spinge a farle impiantare un sistema di controllo “Arkangel” che le permette di monitorare la ragazza attraverso un Tablet e addirittura di vedere ciò che lei vede coi suoi occhi. Ad un certo punto, seguendo il consiglio di uno psicologo, Marie decide di spegnere il Tablet e il rapporto madre/figlia sembra ritornare alla sua sincerità originaria. Fino a quando però Marie non prende la decisione, dopo diversi anni, di ricominciare a monitorare sua figlia. Quando Sara se ne accorge, arriva addirittura a colpire sua madre e successivamente scappa di casa, sancendo,in questa maniera, la vittoria del progresso tecnologico sull’essere umano e sull’importanza delle relazioni che egli tesse. Un progresso che, restando sulla linea di pensiero rousseauiana, serve solo ad alimentare l’egoismo del singolo e a nascondere l’importanza dell’altro, distruggendo in questa maniera la naturalezza e la limpida bellezza dei rapporti umani. 

Pier Carlo Giovannini