Da Messalina a Belen: perché il gossip piace? Filosofia e scienza rispondono

Da Messalina a Belen: perché il gossip piace? Filosofia e scienza rispondono

10 Marzo 2019 0 Di Francesco Rossi

Quante volte ogni giorno, volenti o nolenti che siamo, ci capita di confrontarci con la cronaca rosa? Che si tratti delle chiacchiere di quartiere che si consumano tra le indiscrezioni dei bar e sotto gli ombrelloni in estate o degli scoop inediti sulle vite delle celebrità più amate che si guadagnano gli onori di riviste e programmi tv, il gossip rientra nelle nostre vite e piace. Perché? A tale quesito rispondono la storia, la psicologia e la filosofia.

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“Belen irriconoscibile senza trucco: qui le foto.”

“Hunziker incinta per la quarta volta? Ecco le prove.”

“Beccati insieme Nina Moric e Luigi Favoloso: ritorno di fiamma?”

(PS. Ma chi è Luigi Favoloso?)

“Fabrizio Corona a Riccardo Fogli: «Tua moglie ti ha tradito».”

“Avvistata Monica Bellucci mano nella mano con il nuovo toy boy.”

Chi non si è mai ritrovato al cospetto di un simile titolo? In maniera pressoché quotidiana e più o meno volontaria, i media sottopongono alla nostra attenzione innumerevoli notizie di cronaca rosa. Per restare aggiornati sulla vita “privata” dei vip, infatti, vi sono appositi giornali, programmi tv e (addirittura) app. Tuttavia, il pettegolezzo ci viene somministrato anche in maniera passiva, mediante pubblicità, intersezioni sui social e persino servizi nei telegiornali e, ahinoi, non è più solo Studio Aperto ad annoverare tra i suoi trafiletti i nomi di calciatori e veline.

Per non parlare dei tanto famigerati Uomini e donne, Temptation Island, Isola dei famosi, Grande Fratello e chi più ne ha più ne metta.

Che ci piaccia o no, il gossip piace.

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Belen senza trucco all’Isola dei famosi

La curiosità brulica e pullula nelle menti e tra le strade, così come la chiacchiera vivifica e mette di buon umore, intensifica rapporti altrimenti smorti, aiuta a fare amicizia e, secondo studi di psicologi americani, aumenta persino l’autostima.

Sarà per questo, forse, che le riviste dei vari Alfonso Signorini e i loro corrispondenti televisivi e nel Web continuano ad avere diritto di cittadinanza e a riscuotere successo. Un successo che dura da (almeno) duemila anni.

Ontogenesi del gossip: come il pettegolezzo nasce, cresce e… non muore mai

C’era una volta un accampamento militare romano del I secolo d. C., dove la sera, riuniti attorno al fuoco, i legionari se la ridevano bellamente raccontando storie piccanti sul loro comandante, impegnato più a letto che in battaglia. Nascono così i “versi fescennini” (dalla città etrusca di Fescennium, dove sarebbero nati), una forma di maldicenza poetica antenata della commedia popolare, della satira e, dunque, del più moderno gossip.

«La raccolta dei Carmina Triumphalia, in particolare, era una sorta di mondo capovolto» spiega Paolo Chiesa, docente di Letteratura latina medioevale all’Università di Milano. «Il comandante accettava di essere preso in giro dai suoi uomini, che ne descrivevano i rapporti sessuali con schiavi o sottoposti. Queste chiacchiere, un po’ come oggi, venivano utilizzate soprattutto per distrarre dai veri problemi, dalla politica per esempio».

Anche per questo, fin dalle origini, la donna, nella sua accezione di femme fatale, aveva spesso il ruolo di protagonista del pettegolezzo d’epoca. Basti pensare alla star per eccellenza della cronaca “rosa antico”: Messalina.

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Messalina

Lo sapevano bene Persio e Giovenale, “gossippari” del I secolo d. C. che del gentil sesso fecero ritratti ben poco lusinghieri, tanto da rientrare a pieno titolo nel novero dei misogini più illustri e conclamati della storia.

I vizi, tuttavia, non hanno sesso. Così, le Vite dei Cesari del beneamato Svetonio (70-126 d. C.) più che una cronaca storicamente attendibile sono un catalogo di pettegolezzi e aneddoti. La cattiva fama di Caligola e Nerone, per esempio, si deve in gran parte all’astio dello storico, nostalgico della moralità repubblicana.

Se il gossip nell’età antica non è una novità, viste e considerate, per esempio, le svariate indiscrezioni sui più famosi Cesare e Alessandro Magno, vi sorprenderà sapere che anche il morigerato Medioevo si rivela essere una miniera di curiosità.

«Secondo le cronache, in punto di morte papa Giovanni XII rifiutò l’estrema unzione perché pensava di essere posseduto dal demonio. La morte, dovuta a un ictus, si dice lo colse nel 964 proprio mentre si trovava in dolce compagnia di una donna, per di più sposata». A riferirlo è Liutprando da Cremona, storico, vescovo e diplomatico italiano al servizio del Sacro romano impero.

Cantori, menestrelli e giullari divennero gli altoparlanti delle marachelle di cortigiani, trovatori e trobairitz (le poetesse provenzali). Nelle storie di quell’epoca, però, rispetto ad oggi c’era molto più sentimento che descrizione del comportamento. L’esempio per antonomasia? Paolo e Francesca: sicuramente un appetitoso caso di gossip, ma anche una grande ed intensa storia d’amore (Dante approves).

Lo dimostra proprio il sommo poeta che per descrivere la relazione adulterina più celebre della nostra letteratura si serve di perifrasi sublimi che di certo poco hanno a che vedere con quelle utilizzate nei saloni delle sciampiste di periferia per discorrere di Barbara D’Urso&Co.:

«Amor, ch’al cor gentil ratto s’apprende,

prese costui de la bella persona

che mi fu tolta; e ‘l modo ancor m’offende.

Amor, ch’a nullo amato amar perdona,

mi prese del costui piacer sì forte,

che, come vedi, ancor non m’abbandona.

Amor condusse noi ad una morte.

Caina attende chi a vita ci spense».

La psicologia del gossip: il pettegolezzo come croce e delizia

Assodato che la nozione di pettegolezzo è antica tanto quanto l’uomo, tentiamo di inquadrare tale peculiarità della nostra specie dal punto di vista psicologico e spezziamo subito una lancia a favore dei linguacciuti: il gossip può essere visto come una modalità relazionale non necessariamente del tutto negativa.

Secondo questa prospettiva, da un punto di vista sociale il pettegolezzo è molto rischioso, ma da un punto di vista puramente psicologico non è scorretto dire che esso porta con sé anche alcuni vantaggi.

«Il gossip costruisce legami sociali perché le “antipatie condivise” creano e rinforzano i legami stessi. Due persone che non si conoscono tra di loro si sentiranno più vicine se condividono qualcosa da dire su una terza persona.» spiega lo psicologo sociale Laurent Bègue di Psychologies Magazine. «E’ un modo per sperimentare un senso di condivisione e per dare “libero sfogo” ad umorismo e ironia»

Altri aspetti positivi del chiacchiericcio?

  • Definisce le norme dei piccoli gruppi sociali
  • Agisce come un riduttore di tensione
  • Rinforza i legami interpersonali
  • Suscita emozioni

Basti pensare che l’antropologo Robin Dunbar afferma che “Senza pettegolezzo non ci sarebbe società. Il pettegolezzo è ciò che rende possibile la società umana, così come noi la conosciamo”.

Ma occhio alla penna: il gossip può anche essere causa di infelicità.

E’ quanto sostenuto da una ricerca della Washington Univeristy di St. Luis che mette in relazione gli argomenti delle conversazioni con il grado di felicità delle persone. Secondo Simine Vazire, responsabile dello studio, limitare i propri discorsi al gossip e ad argomenti superficiali rende le persone profondamente insoddisfatte, contrariamente a quanto avviene con i temi più impegnati e profondi.

Se è vero che “il riso abbonda sulla bocca degli sciocchi”, allora, un sorriso intelligente e mai effimero si ritrova sul volto di chi è depositario di coscienza critica ed è amante del pensiero sottile e acuto e non della chiacchiera vacua ed estemporanea.

La filosofia del gossip: come e perché si ama parlare degli altri e far sparlare di sé

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Barbara D’Urso

Volendo ricercare motivazioni più o meno plausibili per cui il gossip esercita così tanto carisma sull’individuo medio, potremmo arrivare ad un semplice assunto: il pettegolezzo fa ridere, infonde curiosità e rappresenta un’oasi di superficialità nella frenesia quotidiana, un balsamo per i mediocri, un modello idilliaco di esistenza svincolata da ogni preoccupazione per gli stacanovisti, una finzione bella, che piace.

D’altronde «la vanità è alla base di tutto», come scriveva Gustave Flaubert, che creando il personaggio di Madame Bovary ha diagnosticato il fenomeno del bovarismo.

Tuttavia, riconducendoci a Schopenhauer, per spiegare il successo del gossip potremmo parlare anche di un secondo ingrediente oltre alla vanità, la superbia:  “La differenza tra questi ultimi due [vanità e superbia] sta soprattutto nel fatto che la superbia è la convinzione, già esistente, della propria superiorità in un senso o nell’altro; la vanità è, invece, il desiderio di suscitare quella convinzione negli altri, accompagnato, per lo più, dalla segreta speranza di poterla poi fare anche propria. Così, la superbia è una grande stima di se stessi che procede dal proprio interno, ed è quindi diretta, mentre la vanità è un’aspirazione a ottenerla dal di fuori, cioè indirettamente”.

C’è da precisare che talvolta, però, la superbia può celare insicurezza: sarà forse la poca consapevolezza di sé e la scarsa capacità di confidare nelle sole proprie doti artistiche a spronare tali personaggi “famosi” ad alimentare con metodi altri la propria fama?

Infatti, non c’è soltanto un motore più o meno perverso che fomenta l’individuo medio a parlare del vip: la maggior parte delle celebrità ama, quasi per deformazione professionale, far parlare di sé.

Gabriele D’Annunzio docet.

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Gabriele D’Annunzio

Dire qualcosa per farsi notare o farsi notare perché si ha qualcosa da dire?

Essere per come si è, per come si vorrebbe essere o per come ci potrebbero voler vedere?

Mostrarsi o dimostrare?

Essere o apparire?

Questi i dilemmi amletici del nostro tempo.

Che sia perché si è troppo impegnati ad inseguire il sogno di Dorian Gray  o perché ci si distrae nella ricerca matta e disperata di espedienti sui generis per apparire, il panorama del mondo dello spettacolo è sempre più sgombro di stelle e più affollato di meteore, che si spengono e si dissolvono nel caos fosco e brumoso della mediocrità.

Intanto, finché queste stelle cadenti e decadenti avranno l’indegno privilegio di guadagnarsi un posticino nel firmamento della celebrità, potranno essere il diversivo perfetto per quanti hanno la testa tra le nuvole: annoiati e insoddisfatti potranno consolarsi con la deficienza altrui mentre chi è suo malgrado fagocitato dalla frenesia quotidiana potrà illudersi che un’esistenza meravigliosamente superficiale dal motto rievocativo “Sta’ senza pensier” è un’utopia possibile, realizzata nel gossip nel trash.

In direzione ostinata e contraria

Pierangelo Bertoli nella sua “A muso duro” rifletteva:

“Adesso dovrei fare le canzoni

con i dosaggi esatti degli esperti

magari poi vestirmi come un fesso

per fare il deficiente nei concerti.”

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Miley Cyrus

Garantirsi una copertina per un look stravagante o uno scoop inaspettato significa assicurarsi qualche settimana di successo. Ma cosa accade quando quella manciata di giornate tra i riflettori termina? Resta un buio mesto, insignificante, condanna per quanti inneggiano ad una fortuna facile, vuota, fatta di troni di Uomini e Donne, abiti corti e scollati e followers sconosciuti su instagram.

Cantava bene il cantautore di Sassuolo nella sua celeberrima canzone. Egli non aveva paura di affrontare il pubblico né soffriva la fobia di una platea vuota o scontenta e concludeva perciò così il suo testo, prediligendo l’Essere a dispetto dell’apparire nella risoluzione – per lui – definitiva del dubbio amletico che affligge ogni uomo:

“e non so se avrò gli amici a farmi il coro

o se avrò soltanto volti sconosciuti

canterò le mie canzoni a tutti loro

e alla fine della strada

potrò dire che i miei giorni li ho vissuti”.

Mariachiara Longo