Crittografo, fotografo, aviatore e ciclista: tutto ciò che Leonardo (non) è stato

Con il 2019 arriva il cinquecentenario dalla morte del genio italiano per eccellenza: Leonardo Da Vinci. Ovviamente immancabili sono le iniziative, molte delle quali già in atto, che cavalcano l’enorme fama del genio fiorentino. E’ proprio quest fama però che ha fatto in modo che la realtà fosse sopraffatta dalla finzione, sfortunatamente infatti l’immagine di Leonardo è avvolta da una coltre di bufale nate dalla fantasia di qualche scrittore o da errate interpretazioni.

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Maestro crittografo

Un po’ tutti abbiamo letto o visto “Il codice Da Vinci”, la cui storia gira, per gran parte, attorno ad un dispositivo cirttografico molto complesso attribuito a Da Vinci: il Cryptex. A Brown non può essere contestato di aver scritto un Romanzo, che è una storia di finzione per definizione, a di aver spacciato per fonti affidabili dei saggi pseudo-storici che non hanno fondamenta.

In effetti il dispositivo in se e tutta la fama da crittografo di Leonardo sono pura menzogna. Da Vinci ha davvero scritto centinaia di pagine di appunti in maniera speculare o ha usato dei semplici cifrari, per esempio invertire alcune lettere o alcune parole, ma nulla di effettivamente complesso. Ora, la domanda che sorge spontanea è: perché un uomo geniale tanto quanto lui avrebbe usato dei codici tanto semplici per nascondere le sue ricerche?

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il “cryptex”

Assomigliano più a giochi di enigmistica che a veri e propri metodi di cifratura, e del resto a Leonardo piaceva inventare rebus e indovinelli. Nel caso della scrittura a specchio per leggerla basta… uno specchio. Ma con un po’ di allenamento non serve nemmeno quello. Gli appunti sarebbero stati protetti da un’occasionale occhiata indiscreta, ma non di più. Per molti esperti l’ipotesi più plausibile è che quella scrittura fosse per lui, per qualche ragione, semplicemente più comoda.

Fotografo, con 300 anni di anticipo

Tra le tante imprese a lui attribuite ce n’è una a cui è veramente difficile credere senza porsi qualche domanda logica. Si sta parlando nientemeno che della fabbricazione della Sindone di Torino per mezzo di un dispositivo fotografico. Le fonti storiche e i dati scientifici ci dicono che la Sindone di Torino, una delle tante false reliquie di quel tipo, è stata realizzata nel XIV secolo.

Cosa c’entra allora Leonardo Da Vinci? Secondo una teoria l’artista fiorentino ne avrebbe realizzata un’altra nel ‘500 per sostituire l’originale rovinato. E per realizzarla, Leonardo avrebbe usato un dispositivo fotografico di sua invenzione. Leonardo disegnò molti schemi di camera oscura e ne descrisse il funzionamento. Indipendentemente da Leonardo, la camera oscura divenne ben nota e utilizzata nel Rinascimento, per esempio per dipingere un soggetto più facilmente. Ma la vera e propria fotografia, in grado di fissare permanentemente l’immagine, arriverà solo nell’800.

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Non solo non c’è nessuna prova che Leonardo abbia costruito una fotocamera per realizzare una gigantografia su lino, ma nulla implica Leonardo (o altri) nella creazione di una nuova Sindone, che comunque il radiocarbonio data nell’intervallo 1260–1390. Leonardo forse era così geniale da aver usato lino più antico della sua epoca per gabbare gli scienziati del XX secolo? La teoria proviene dai libri degli autori complottisti Lynn Picknett e Clive Princee nonostante la pubblicità è stata immediatamente fatta a pezzi e derisa dagli addetti ai lavori. Neanche a dirlo, tra le fonti usate da Dan Brown ci sono anche i libri di Picknett & Prince, che si sono guadagnati un cameo nel film del Codice da Vinci.

Inventore e collaudatore di macchine volanti

Molte delle invenzioni attribuite a Leonardo sono, in realtà, rimaste sulla carta nella sua epoca. Alcune sono state costruite nel XX secolo a scopo dimostrativo e affollano le mostre dedicate al genio. Che qualcuno come Leonardo nel Rinascimento pensasse a macchine volanti e le disegnasse, però, fa viaggiare la fantasia. E infatti esiste una leggenda secondo cui una macchina volante sarebbe stata costruita e collaudata nel 1506 da un assistente di Leonardo, che nell’impresa si ruppe una gamba (o delle costole, a seconda delle versioni). Si tratta del famoso esperimento di Monte Ceceri.

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Nel Codice del volo Leonardo sembra parlare di un esperimento da farsi in quel luogo, e le sue parole oggi sono ricordate su una lapide. Non esiste invece nessuna prova che sia mai stato fatto effettivamente né che c’entrasse un suo aiutante, visto che non se ne parla nei suoi diari. Da dove viene allora la leggenda? Probabilmente da La resurrezione degli dei: il romanzo di Leonardo da Vinci (1901) scritto da Dmitrij Sergeevič MerežkovskijA differenza del Codice da Vinci, il popolarissimo romanzo aveva alle spalle una seria ricerca storica, ma la storia dell’exploitdell’assistente di Leonardo era frutto della fantasia dell’autore.

Ed anche ciclista, per concludere

La bicicletta sembra qualcosa di molto meno ambizioso del volo umano, e forse è questo il motivo per cui senza grandi resistenze possiamo accettare che sia opera dell’ inventiva leonardesca. La bufala comincia nel 1974, quando restaurando il Codice Atlantico viene trovato lo schizzo di una bici. Questa era tanto moderna quanto era rozzo il disegno, ma si invocò il genio futuristico di Leonardo e il fatto che, probabilmente, il disegno era di un assistente, che aveva copiato dal maestro. In seguito, con buona pace dell’orgoglio nazionale, i dubbi vennero a galla.

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Lo stesso foglio era stato esaminato una decina di anni prima, ed erano visibili solo dei cerchi. Assieme all’assenza di qualunque altro schizzo di bici e alle caratteristiche troppo moderne (anche per un Leonardo) è emerso il consenso che si trattasse di una contraffazione. Rimane il mistero su chi l’abbia realizzata e perché.

-Valto

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